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giovedì 31 agosto 2023

Rivista QUADERNI, Anno LXXXIV, Supplemento XXIX, 2023, n. 2, 28° della Rivista Aprile Giugno 2023

 


 

 

SOMMARIO

 “QUADERNI” DEL NASTRO AZZURRO”

Anno LXXXIV, Supplemento XXIX, 2023, n. 2,

28° della Rivista. Aprile – Giugno 2023

www.istitutodelnastroazzurro.org, www.cesvam.org

 

Editoriale del Presidente Carlo Maria Magnan

IL MONDO DA CUI VENIAMO: LA MEMORIA

 

APPROFONDIMENTI

Francesco Maria Atanasio, La presenza italiana in Estremo Oriente XIX e XX secolo: diplomazia

              e forze armate.

Giovanni Riccardo Baldelli, Il Valore Militare e la Divisione “Perugia”…

DIBATTITI

Sergio Pirolozzi,Giulio Douhet, il generale che conquistò il cielo.

Giorgio Madeddu, Quando gli iglesiensi persero la medaglia d’oro al Valore Militare e né ricevettero in cambio,

             quattro d’argento. Il fatto dei Ponti di Santa Caterina del 17 gennaio 1973

ARCHIVIO

Massimiliano Monti, Origine, Sviluppo ed Organizzazione delle SS in Germania.

MUSEI, ARCHIVI E BIBLIOTECHE

Valentina Trogu, L’urbicidio di Civitavecchia, racconto di una storia attualizzabile.

Giorgio Madeddu, Il Cimitero Militare Italiano dell’Asinara. Anno 1916. Necessità di un restauro per una

                               questione di dignità.

 

IL MONDO IN CUI VIVIAMO: LA REALTA’ DI OGGI

 

UNA FINESTRA SUL MONDO

Antonio Trogu, New Start. La Russia ne sospendete l’applicazione

GEOPOLITICA DELLE PROSSIME SFIDE

Massimo Coltrinari, Lo Stato. Analisi parametrale. LO schema analitico degli scenari  Parte II

SCENARI, REGIONI QUADRANTI

Nicolò Paganelli,  Lo Stato. Analisi Parametrale. Il Messico

Posteditoriale

 

Segnalazioni Librarie. …

Autori. Hanno collaborato a questo numero.

Articoli di Prossima Pubblicazione.

 

                                     CESVAM NOTIZIE

I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno LXXXIII, VII, 2022, Luglio 2022, n. 78

I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno LXXXIII, VIII, 2022,  Agosto 2022, n. 79

I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno LXXXIII, IX, 2022, Settembre 2022, n. 80

“Quaderni” on line sono su: www.valoremilitare.blogspot.com

PER FINIRE

Massimo Coltrinari,  Il Valore Militare attraverso le Cartoline Militari ed oltre

 

INFO contatti e richieste a : segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

domenica 20 agosto 2023

Leonardo Avellone La Difesa Aerea in Italia negli anni 80

 


Difesa aerea italiana negli anni ‘80 

Leonardo Avellone*



A questo punto per avere un quadro del sistema Nike Hercules più completo non si può prescindere dall’analizzare la difesa italiana del periodo, e in particolare tutto il sistema integrato della difesa aerea, in modo da comprendere all’interno di quale organizzazione operassero i gruppi di intercettori teleguidati italiani. Durante la guerra fredda l’Arma Azzurra assolse il compito del controllo dello spazio aereo italiano con dei centri di comando sotterranei, alcuni anche a prova di bomba atomica, una articolata rete radar, con gruppi dotati di missili Hawk e Nike Hercules e con gli stormi dotati dell’intercettore per eccellenza F 104. La difesa italiana era inquadrata con una ben definita catena di comando, articolata su vari livelli e inquadrata poi all’interno di tutto il sistema europeo. Lo spazio aereo italiano era protetto quindi da una difesa tradizionale affidata alle forze aeree e da un sistema di intercettazione innovativo di bassa e alta quota che faceva capo a sistemi SAM. 29 Le principali missioni operative interforze ma in particolare dell’Aeronautica militare si potevano sintetizzare in 5 punti: - la difesa della frontiera nord-est che era quella principale - la difesa a sud e delle linee di comunicazione marittime - la difesa in generale dello spazio aereo - la difesa operativa di tutto il territorio e eventuali azioni di sicurezza in generale. La protezione civile allora era considerata una missione possibile ma non era inquadrata tra le priorità. Negli anni successivi tali missioni, insieme alle azioni di pace, avrebbero avuto sempre maggiore importanza, Per contrastare la minaccia di tutte le forze ostili provenienti da est e in particolare la minaccia aerea del patto di Varsavia, fu organizzato un sistema integrato e completo che va illustrato in sintesi nella sue componenti principali. - Sistema di comando e controllo Per valutare quella che è stata la catena di comando dobbiamo partire dagli anni ‘50 in cui si cominciarono insediare i vari comandi NATO. Nel 1951 il comandante supremo delle forze alleate in Europa fece sì che si costituisse e la 56° TAF - Tactical Air Force con sede all’aeroporto di Vicenza e da lì si iniziò a strutturare la catena di comando in ambito italiano. La scelta cadde sulla città veneta perché in quel luogo da decenni erano presenti un aeroporto militare, (sede del 14° stormo) e per la sua posizione molto vicina al confine del nord-est. In quei primi anni la TAF svolse i compiti di controllo dello spazio aereo. Iniziò anche ad avere relazioni con le istituzioni locali, all’interno dell’aeroporto Dal Molin di Vicenza (oggi dismesso) e nacque nel 1956 la 5°ATAF - Allied Tactical Air Force (forza aerea tattica alleata), con a capo un generale di squadra aerea italiano, con il compito dal 1962 della difesa di una vastissima area che comprendeva in pratica tutta l’Italia sino alla parte sud del bacino del Mediterraneo. In caso di guerra il comandante avrebbe gestito tutte la compagine aerea offensiva e difensiva per il controllo del cielo. Durante il periodo di pace avrebbe provveduto alla preparazione di tutti i piani operativi che venivano continuamente aggiornati, attraverso anche le numerose esercitazioni periodiche. La competenza del comando del 5° ATAF venne a sovrapporsi a quello delle tre regioni informazioni volo, cosiddette FIR - Flight Information Region assegnate all’Italia dalle normative internazionali nella versione civile, quindi note a tutta la “gente dell’aria”. La sua estensione era molto vasta in quanto andava dalle Alpi al Canale di Sicilia e dalla linea mediana dall’adriatico a quella fra la Sardegna e isole Baleari, con esclusione naturalmente della Corsica. Il comandante della 5° aveva il controllo operativo di tutto il traffico aereo militare che volava all’interno di questa vaste aree ed era responsabile 30 delle eventuali decisioni tattiche prese dai suoi subordinati. A tale scopo si avvaleva di un centro di controllo mantenuto sempre attivo il cosiddetto AOC - Air Operation Center tramite il quale operava. Nel 1981 l’ AOC venne trasferito all’interno di Monte Moscal di Affi cosiddetto WEST STAR. L’alto ufficiale comandava e gestiva per l’impiego diretto i tre ROC il 1° e il 2° (poi dismesso) e il 3° che in caso di guerra avrebbero coinvolto tutte le forze aeree nazionali. ROC - Regional Operative Command erano i comandi di guerra delle tre regioni aeree in Italia il 1° era a Monte Venda e aveva giurisdizione nel Nord Italia, il 2° era a Monte cavo sopra Rocca di Papa e fu attivo fino al 1976 e aveva giurisdizione nel centro Italia, e infine il 3° a Martina Franca con giurisdizione al Sud Italia. In caso di crisi o conflitto di fatto il personale tutto al comando della 5° ATAF si trasferiva al WEST STAR. La presenza simultanea dei comandanti della componente terrestre e aerea nonché delle rappresentanze delle forze navali della NATO operanti nel Mediterraneo tra le quali la famosa 6° flotta dell’US NAVY, garantiva al meglio lo stretto coordinamento necessario per l’impiego ottimale delle forze contro il comune nemico Un piccolo accenno va fatto alla struttura del Monte Moscal. Il nome in codice WEST STAR significava stella d’occidente ed era il più grande bunker antiatomico in Italia. Il sito era una vera e propria caverna che doveva essere considerata come divisa in quattro blocchi, di cui tre erano le gallerie principali e uno era il locale della centrale elettrica. Era provvisto di sistemi di condizionamento e apparati all’avanguardia per l’epoca. Erano presenti tutte le strutture necessarie alla sopravvivenza del personale interno, ampie scorte di acqua, un reparto di decontaminazione dotato di impianti di ventilazione. La struttura doveva funzionare in tutte le sue parti completamente isolata dall’esterno, ed era dotata di porte antiatomiche che venivano ermeticamente chiuse. Le scorte di ossigeno erano tali che permettevano la sopravvivenza del bunker per almeno sette giorni. Il sito fu progettato tra gli anni ‘58 e ‘59 e la costruzione, iniziata nel ’61, fu ultimata nel 1966 con un costo di realizzazione all’epoca di 8 miliardi di lire. La protezione stimata era da una bomba atomica di potenza di 100 kilotoni ed era assicurata dalla massa coprente rocciosa del Monte, oltre che alle strutture in cemento armato. Il sito era anche è costruito in modo da resistere ad attacchi batteriologici e chimici. Si estendeva per 13.000 m² anche se la parte operativa vera e propria era di 4.000 m² . Era diviso in due piani per un’altezza di 12 m, con due entrate Alfa e Beta e un’uscita di 31 emergenza in località vicina. La base era ovviamente controllata dai Carabinieri che facevano servizio sia all’esterno della struttura che all’interno. Altre strutture simili erano presenti sul territorio nazionale. Vale la pena di ricordare quella di Monte Soratte, vicino Roma, bunker e rifugio atomico utilizzato al tempo per la salvaguardia delle autorità politiche di alto livello. Costruito nel periodo fascista. Usato poi dai tedeschi durante occupazione come posto comando dal generale Kesserling. Iniziato ad essere operativo negli anni ‘60 con il governo Moro. Poteva ospitare poche persone, circa 100 uomini tra politici e tecnici. Le autorità sarebbero state trasferite da ogni parte del paese in rifugio in caso di crisi nucleare. Portate sul posto bendate, per non potere riferire nulla del sito in caso di rientro da cessato allarme. La segretezza dell’esistenza della struttura era essenziale, come quella delle altre simili presenti in Italia all’epoca. Sin dal 1962, con l’installazione dei moderni radar, la difesa dell’intero spazio aereo nazionale fu posta sotto controllo della NATO. Anche in tempo di pace la difesa era posta all’interno del : Integrated Air Defense Nato. In questo modo la sinergia fra le componenti operative dell’Aeronautica e i livelli decisionali dell’alleanza, interconnessi fra loro tramite un’apposita apposita rete di comunicazione e di scambio dati, consentiva tempi minimi di reazione, procedure di intervento sicuro ed efficace, standardizzazione con quelle delle altre nazioni alleate. L’unicità di comando, al fine di garantire la sovranità nazionale sulle eventuali decisioni di ingaggio di un ipotetico velivolo, vide il livello decisionale più alto. La difesa aerea integrata era sotto comando del generale dell’Aeronautica italiana nella persona del comandante della 5° ATAF con sede a Vicenza. In tal modo le forze aeree italiane restavano, come erano sempre state, “nazionali” sia pur permanentemente integrate, in quel complesso sistema politico occidentale di sicurezza collettiva, a salvaguardia della pace e della democrazia. La struttura della difesa era integrata così com’era tratteggiata nei suoi aspetti principali ed era riconosciuta dalla NATO come uno dei cardini fondamentali al contributo e al mantenimento della pace nei lunghi anni della guerra fredda. Ciò soprattutto grazie all’impiego, all’elevata professionalità, al continuo addestramento personale, alla capacità di prendere le giuste decisioni in tempi molto ristretti e in condizioni di stress emotivo. Va ribadito con forza che l’Aeronautica Militare Italiana teneva moltissimo alla sovranità nazionale sulle eventuali decisioni di ingaggio di un ipotetico velivolo ostile, o comunque a mantenere una propria autonomia su quelle che erano le decisioni da prendere in 32 un’eventuale attacco straniero. Le forze aeree italiane restarono sempre forze nazionali pur se integrate con la NATO. - Radar di scoperta “C’era una catena radar che andava da Capo Nord sino alla punta più estrema della Puglia per avere sempre una difesa continua anche di scoperta in tempo di pace. Di tutto questo sistema In Italia si parlava pochissimo perché L’Italia aveva un situazione politica atipica rispetto al blocco occidentale. In particolare la forte presenza di un partito comunista veniva vista come un pericolo reale di fuga di notizie in favore del blocco sovietico e quindi i particolari di tutte le istallazioni militari in patria erano attentamente tenuta riservate o segrete, anche alla popolazione italiana e al sistema politico di allora “ (F) La copertura radar del territorio nazionale degli anni ‘70 era da considerarsi buona per i tempi e soprattutto uniforme su tutto il territorio nazionale. In particolare sino al 1977 l’alto ufficiale per l’impiego diretto delle forze aeree utilizzava i tre ROC 1°, 2° e 3° per tutte le funzioni di difesa aerea, anche poi quando i tre ROC divennero due, con la chiusura del secondo e rimasero solo il primo e il terzo. La sala operativa attiva 24 ore su 24 riceveva via data link una selezione dei dati sintetici del traffico aereo rilevato dai 5 sottosettori di avvistamento affidate ai GRAM (gruppo radar aeronautica militare) di Lame di Concordia chiamato “Pedro”, Poggio Renatico chiamato “Pioppo”, Mortara chiamato “Puma”, Poggio Ballone “Quercia” e Potenza Picena “Bracco” eventualmente integrati da alcune posizioni di radar mobili MRCS 403 gestiti alla 122° squadra della brigata tecnica addestrativa di Borgo Piave. Per le basse quote era disponibile il sistema AWACS - NATO e la standardizzazione delle procedure e l’integrazione con tutti i sistemi di difesa NATO permetteva lo scambio in tempo reale, tramite collegamenti particolari e data link, delle informazioni riguardanti la situazione aerea. Nel 1984 ci fu l’introduzione di una nuova innovazione tecnica. Il radar di ricerca RV 377 dopo vent’anni di servizio era obsoleto e fu sostituito. Un miglioramento notevole per quanto riguarda il sistema radar italiano fu quella che avvenne con il programma con LARGOS 10. Era un prodotto italiano, realizzato dalla Selenia, caratterizzato da un’elevata potenza di trasmissione, da buone capacità ECCM - Electronic Counter Counter Measure ed anti clutter. In quell’anno ci fu una ridefinizione e ridenominazione dei gruppi radar esistenti che cambiarono nome da CRAM a GRAM (gruppi radar aeronautica militare). L’organigramma 33 era il seguente : 11° Gram Poggio Renatico, 12° Mortara, 13° Lame, 14° Potenza Picena, 15° Capo Mele, 17° Monte Scinauz, 21° Poggio Ballone, 22° Licola, 23° Capo Frasca, 31° Jacotenente, 32° Otranto, 33° San Giovanni Teatino, 34° Siracusa, 35° Marsala, 36° Crotone. Alla fine degli anni 80 si ebbe anche la novità del per quanto riguarda la difesa aerea con l’introduzione del sistema AWACS che portò il NADGE (del quale si scriverà dopo) ad essere antiquato. La svolta epocale vedeva il radar non più a terra fisso ma installato in un aereo, per la scoperta e il contrasto delle incursioni a bassa quota. Il programma operativo portò nel successivo periodo a una standardizzazione nell’ambito dell’alleanza con il NATO - Defense Planning Commit, la pianificazione della difesa aerea dell’alleanza, che approvò l’acquisizione di 18 velivoli E3-A, che non sarebbero stati suddivisi tra le 13 nazioni partecipanti ma stanziati in un aeroporto in Germania ovest, a Geilenkirchen. Questi aerei e le informazioni raccolte da questi sistemi durante le operazioni svolte, sarebbero state sempre a disposizione degli stati partecipanti al programma. Il problema era integrare il Nadge con gli Awacs. Così nacque il programma AEGIS - Airbourne Early Warning Ground Enviroment Integration Segment che integrò il Nadge e le informazioni dei 18 aerei Awacs acquistati. In tal modo tutte le informazioni venivano elaborate e integrate in un unico sistema di contrasto radar alle minacce aeree. - Difesa aerea tramite intercettazione con velivoli Per dare un quadro completo dello schieramento della difesa aerea italiana prendiamo a riferimento il 1974. In quell’anno l’Aeronautica Militare si componeva nel seguente modo : organizzazione territoriale con tre comandi di regione aerea : la 1° di Milano, la 2° di Roma e la 3° di Bari e due settori aerei Sicilia a Palermo, e Sardegna a Cagliari. Grandi unità aeree del sistema settentrionale : con la 1° aerobrigata IT con 96 rampe di missili Nike Hercules con sede a Padova, 2° stormo caccia bombardieri su G 91 a Treviso, 3° aerobrigata da caccia e ricognizione su RF 104 G (versione migliorata del F 104) con sede a Villafranca, 51° stormo caccia su F 104 S con sede a Treviso, 6° stormo caccia su F 104 G con sede a Ghedi, 5° stormo caccia su F 104 G con sede a Rimini, 8° stormo cacciabombardieri su G 91 Y con sede a Cervia, 53° stormo caccia su F 104 S a Cameri, 50°stormo caccia bombardieri su F 104 S, versione bombardiere, con sede a Piacenza, e ad Aviano vi era poi il 40° gruppo USA su Phantom. Il sistema centro-meridionale : 46° aerobrigata trasporti a Pisa in parte su Hercules C 130 il resto in passaggio dal vecchio C 119 al nuovo G 222 e il 9° stormo caccia entrambi su F 104 S a Grosseto e a Grazzanise, Altri reparti : elicotteri SAR e trasporti tra Pratica di 34 Mare e Ciampino. Il sistema meridionale/mediterraneo : 32° stormo caccia bombardieri su G 91 Y a Brindisi, 36° stormo caccia bombardieri e intercettori su due versioni di F 104 a Gioia del Colle Oltre, si aggiungono poi gli stormi antisommergibili 41° a Catania e 36° a Grottaglie con gli Atlantic. Il 1974 viene preso come hanno di riferimento proprio perché si andava verso un diminuzione di numero di aerei complessivo. Negli anni si era andati dai 450 velivoli del 1968, scendendo ai 300 / 330 del 1971-73 e hai 279 del 1974. La ristrutturazione della forza armata avvenuta dopo il 1977 portò poi a un’ulteriore diminuzione, allo scioglimento di numerosi comandi e gruppi volo, e alla fine a una inevitabile riduzione di tutto il personale e di tutte le macchine operative. L’Italia comunque aveva una chiara e indiscutibile concezione di tipo difensivistico che vedeva l’arma aerea svolgere normalmente un funzione dissuasiva anche all’interno della dottrina strategica della NATO. “E’ indubbio però che in Italia in quel periodo l’intercettore per antonomasia era l’F104 Starfighter….. C’erano diversi reparti equipaggiati con questo tipo di aereo e c’era sempre una coppia di aeroplani pronti all’intervento su allarme in 5 minuti cosiddetto “Scramble” e un’altra coppia pronta all’intervento in 30 minuti. Tutto questo giorno e notte, 365 giorni l’anno.” (G)


Testo tratto dalla Tesi di Laurea al Master di Politica Militare Comparata Sessione estiva Anno 2022/2023. La Tesi è Disponibile presso la Emeroteca del CESVAM - Roma

giovedì 3 agosto 2023

Master Temi di Tesi. Argomento Generale Le Ferrovie

 Proposte di Titoli per tesi di master :

- le stragi ferroviarie degli anni 70 e 80 : esame delle stragi, sconnessioni con la ituazione politica italiana e europea, mandanti delle stragi, ruolo dei servizi segreti deviati  in tale contesto stragista ;

- il ruolo delle ferrovie dello stato e del genio ferrovieri nella prima guerra mondiale;

- il ruolo delle ferrovie dello stato e del genio ferrovieri nella seconda guerra mondiale ;

- impiego delle ferrovie nel nord America e in Africa ( sud Africa) per scopi militari a fine 800 e nei primi decenni del 900 ;

- la via della seta ( passato presente e futuro) e le ripercussioni che ha avuto la guerra ucraina - russa sul traffico commerciale dalla Cina verso l’Europa occidentale ( cambio degli  itinerari per evitare le aree di crisi) ;

- il ruolo delle ferrovie nella guerra russo - Ucraina;

- il ruolo della compagnia ferroviaria bielorussa nella guerra russo - Ucraina;

i- l ruolo delle ferrovie nella politica dei trasporti DLF elle NATO;


Il temi di tesi, una volta accettati dalla Direzione Scientifica dei Master, avranno anche il contributo ed il sostegno, come Co-Relatore,  del Col Mario Pietrangeli, Associato al CESVAM

lunedì 31 luglio 2023

Antonio Vigliano - Attività di informazione per la sicurezza

 


 

Nel linguaggio degli organismi informativi l’Attività di informazione per la sicurezza è “l’insieme delle attività di ricerca informativa, elaborazione e disseminazione di informazioni svolte al fine di prevenire, rilevare, contenere e contrastare le minacce alla sicurezza nazionale[1]”.

L’intelligence tuttavia, resta lo strumento di cui lo Stato si serve per raccogliere, custodire e diffondere ai soggetti interessati, siano essi pubblici o privati, le informazioni rilevanti per la tutela della sicurezza delle Istituzioni, dei cittadini e delle imprese.

La conoscenza permette di decidere e, nelle migliori delle ipotesi, di anticipare, consentendo di effettuare una corretta e vantaggiosa analisi “costi-benefici”.

Considerando tale teoria versatile, sottraendo i costi totali ai benefici totali, avremo appunto dei benefici netti; avremo l’opportunità di scegliere, tra più cose, la più adatta al nostro scopo. L’intelligence svolge, pertanto, un ruolo fondamentale e imprescindibile per il quale si serve di professionalità provenienti da ambienti diversi, che agiscono secondo peculiari procedure volte a salvaguardare la riservatezza degli operatori e delle loro attività.

In Italia tale compito, con la legge 124/2007, è stato affidato al Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), il cui Direttore Generale è nominato direttamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri, e alle due Agenzie operative che si occupano delle dimensioni interna (AISI) ed esterna (AISE) della sicurezza nazionale. Tali Organismi informativi per la sicurezza sono chiamati a garantire l’indipendenza della Repubblica, la salvaguardia delle istituzioni democratiche, la protezione degli interessi politici, economici, industriali, militari e scientifici e la sicurezza anche cibernetica.

Nell’attuale scenario internazionale ormai globalizzato si assiste ad un aumento esponenziale della quantità di informazioni circolanti. Di particolare rilievo è il contributo apportato alla diffusione delle informazioni dalla nascita di Internet e al suo enorme sviluppo nell’ultimo decennio, che ha portato, per usare una metafora: “il mondo in ogni casa”. Ad esempio, grazie alla rete qualsiasi persona con un minimo di competenze informatiche può accedere, in tempi brevi, ad una notevole quantità di informazioni. Attraverso lo smartphone, utilizzato come principale strumento, da più di cinque miliardi di persone, gli individui riescono a connettersi al mondo virtuale e di conseguenza tra di loro, abbattendo tutti i tipi di barriere fisiche, ottenendo dei fenomeni in grado anche di modificare il modo di relazionarsi tra gli Stati, elaborando nuove caratteristiche della geopolitica.

Un esempio di tali effetti sono le strategie adottate dalla Cina per utilizzare i social media al fine di influenzare l’opinione pubblica americana sostenuta da una ricerca del Recorded Future. Quest’ultima infatti, con la sua esclusiva tecnologia raccoglie e analizza enormi quantità di dati per ottenere informazioni rilevanti, in tempo reale, sulle minacce informatiche.

La capacità di acquisire, ma soprattutto proteggere informazioni strategiche riguardanti settori vitali, rappresenta oggi più che mai uno degli obbiettivi principali di uno Stato.  

Per questa ragione ogni stato si è dotato di particolari organismi atti a tale scopo, i Servizi di informazione e sicurezza, conosciuti anche con il nome di “Servizi Segreti” per via delle informazioni e degli interessi da tutelare, e dei metodi “non convenzionali” atti a raggiungere tale scopo[2]. Tali organismi governativi erano presenti fin dai tempi antichi, nati soprattutto per l’acquisizione di informazioni per scopi bellici (conoscenza del territorio nemico, conoscenza delle popolazioni confinanti, capacità militari del nemico, etc.), si sono evoluti nel tempo[3], fino a divenire i moderni Servizi di informazione e sicurezza che conosciamo oggi.

I Servizi di informazione e sicurezza hanno il compito di salvaguardare la Sicurezza Nazionale[4] attraverso l’attività di informazione per la sicurezza, meglio conosciuta con il termine: “attività di intelligence”. Essa si divide principalmente in: “intelligence strategica”, atta a fornire informazioni utili alle istituzioni per la tutela della sicurezza nazionale, e intelligence operativa, atta a fornire informazioni per la condotta di operazioni degli stessi servizi o di operazioni militari e di polizia.

L’attività di intelligence è solitamente organizzata in diverse fasi[5], caratterizzate da processi ben definiti, le quali formano il ciclo di intelligence.

Dal punto di vista della sua funzione, l’intelligence può essere descritta come processo informativo, definito da un ciclo di azioni, articolato su tre fasi e finalizzato agli obbiettivi generali individuati dalle Autorità di governo:

1)     acquisizione della notizia, attraverso la ricerca, la raccolta e la valutazione dei dati acquisibili da un’ampia gamma di fonti, che vanno dal singolo individuo all’uso di sofisticate apparecchiature elettroniche. In questa fase particolare rilievo assumono le fonti aperte, come i mezzi di comunicazione di massa e la rete;

2)     gestione dell’informazione, in cui attraverso l’analisi trasforma l’elemento informativo grezzo in un articolato contributo conoscitivo; questa fase rappresenta il passaggio distintivo dell’intelligence;

3)     comunicazione all’Autorità di governo sia di semplici informazioni, sia di rapporti, analisi e punti di situazione, utili per le decisioni da assumere o per le attività da intraprendere. L’estensione del concetto di sicurezza nazionale fa sì che vengano oggi inclusi, tra i destinatari dei prodotti di intelligence, anche amministrazioni ed enti pubblici.

In considerazione delle nuove sfide, delle nuove forme della globalizzazione e della società, della sempre maggiore complessità e della rapidità di evoluzione del contesto, interno ed esterno, in cui l’intelligence si muove, si identificano diverse tipologie di raccolta ed elaborazione delle informazioni. Tra queste, in base alla tipologia di fonte informativa, si possono trovare[6]:

  • Osint Open Source intelligence – attività di raccolta delle informazioni mediante l’analisi di fonti aperte;
  • Imint Imagery intelligence – attività di raccolta delle informazioni mediante l’analisi di fotografie aeree o satellitari;
  • Sigint Signal intelligence – attività di raccolta delle informazioni mediante l’intercettazione e analisi di segnali, sia tra persone sia tra macchine;
  • Techint Technical intelligence – riguardante armi ed equipaggiamenti militari;
  • Masint Measurement and Signature intelligence – attività di raccolta delle informazioni non classificabili nelle precedenti categorie;

Essendo la Human intelligence – attività di raccolta delle informazioni mediante contatti interpersonali, va da sé che bisogna considerare inevitabilmente come questi avvengono nell’era della digitalizzazione.

La più antica di tutte è sicuramente la HUMINT (Human Intelligence), ovvero la ricerca informativa da fonti umane[7], di cui sarà approfondita la trattazione nei successivi capitoli, la quale si occupa dell’acquisizione delle informazioni tramite contatti interpersonali con diverse modalità, come ad esempio l’interrogatorio di prigionieri o di rifugiati, la raccolta di informazioni consapevoli o meno tra l’operatore e le fonti, eccetera[8].



[1] Cit. https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/quaderni-di-intelligence/glossario-intelligence.html

[2] Cossiga Francesco, Abecedario, Rubbettino, p. 12

[3] Ibidem.

[4] Condizione in cui ad un paese risultino garantite piene possibilità di sviluppo pacifico attraverso la        salvaguardia dell’intangibilità delle sue componenti costitutive, dei suoi valori e della sua capacità di                perseguire i propri interessi fondamentali a cospetto di fenomeni, condotte ed eventi lesivi o potenzialmente tali.

  Cit. https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/quaderni-di-intelligence/glossario-intelligence.html

5 https://sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/chi-siamo.html 

 

[6] Ibidem

[7]Persona, cosa o sistema tecnologico da cui vengono ottenute/tratte notizie di interesse per la sicurezza nazionale”.

Rif. Il linguaggio degli organismi informativi, PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, p.52

[8] Cosenza Raimondo, Cos’è la HUMINT. Human Intelligence, published by Raimondo Cosenza, p.4

mercoledì 19 luglio 2023

INFOCESVAM MAGGIO GIUGNO 2023

 

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO X, 41/42 N. 3, Maggio – Giugno 2023, 1 luglio 2023

X/3/701 La decodificazione di questi numeri è la seguente: IX anno di edizione, il mese di edizione di INFOCESVAM, 701 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro. Inoltre dal gennaio 2023 ha assunto anche la funzione di aggiornamento delle attività di implementazione dell’Archivio Digitale Albo d’Oro Nazionale Dei Decorati al Valor Militare. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento. Questo numero è principalmente dedicato all’aggiornamento dei progetti in corso e alla situazione dei master.

X/3/702 – Il dott. M.B., Master in Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi “Dalla legge 801/1977 alla legge 124/2007. L’evoluzione dell’Intelligence e dell’Antiterrorismo”.

X/3/703 Progetto 2015/1 Dizionario minimo della Grande Guerra. Il progetto è stato realizzato. È nella fase di divulgazione. Sono disponibili a chi ne fa richiesta 15 serie di 12 Volumi. Le Federazioni possono chiedere l’invio gratuito previo rimborso spese postali

X/3/704 Il dott. R.G., Master in Storia Militare Contemporanea dal 1792 - 1960, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi “Le prime fasi della battaglia di Francia. L’Attacco al forte di Eben Email 10-11 maggio 1940”

X/3/705 Progetto 2016/1. Dizionario mino della Guerra di Liberazione 1943-1945. Il progetto ha realizzato 7 volumi su 8. I volumi editi possono essere richiesti per l’invio gratuito dalle Federazioni, previo rimborso spese postali. Il Volume n. 1 sarà edito in occasione dell’80° anniversario il prossimo settembre

X/3/706– Il dott. DP. A.., Master in Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi “Il Ricorso alle nuove tecnologie e l’uso di Internet nella lotta al Terrorismo”.

X/3/707. Progetto 2017/1 La prigionia e l’Internamento. Pubblicati 4 volumi che sono a disposizione anche singolarmente. Il Vol. IV dedicato alla memoria è nella sua fase di manoscritto 5. Prevista pubblicazione per il mese di luglio 2023.

X/3/708. Progetto 2017/2 “I Soldati Italiani sulla Testa di Ponte di Anzio”. Pubblicato il volume I. Il Volume due è nella fase finale di manoscritto 5. Prevista pubblicazione a luglio 2023 o settembre ottobre 2023.

X/3/709. Con il mese di luglio iniziano le pubblicazioni della Collana I Libri del Nastro Azzurro – Serie Università con la pubblicazione di opere predisposte dai frequentatori di Master. I Volume sarà quello di Monica Apostoli “Il Genio Telegrafisti. Il 3° ed il 7° Reggimento Genio Telegrafisti

X/3/710. Il Dott. Roberto Olevano, già frequentatore di Master, ha predisposto la ricerca su “La prima Ritirata di Russia. 1812. (Titolo provvisorio) con la finalità mdi pubblicare un volume nella serie della Collana I Libri del Nastro Azzurro Serie Università.

 X/3/711 – Il dott. A.S.., Master in Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi “Il Terrorismo. Un fenomeno che non riesce a fermarsi”.

X/3/712 – Marco Montagnani, Presidente della Federazione di Asti, Consigliere Nazionale, ha predisposto come manoscritto 4 la ricerca “L’affondamento del Pirografo requisiti Conte Rosso24 MAGGIO 1941. La pubblicazione del volume è prevista per il prossimo ottobre 2023

X/3/713. Progetto 2017/2 Capire la Grande Guerra. Concluso. Sono stati pubblicati tre volumi (,13, n.14, n.15) La serie di tre volumi è disponibile alle Federazioni che ne fanno richiesta, salvo rimborso spese postali.

X/3/714 – La Dott.ssa G.M., ., Master in “Politica militare comparata dal 1945 ad oggi. Dottrina, Strategia, armamenti”, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi “La Legione romana attraverso “L’arte della Guerra” di N. Macchiavelli”.

X/3/715 – Progetto 2018/1. Le Leggi Raziali ed il Valore Militare. Progetto concluso. Sono stati prodotti tre volumi La serie è disponibile alle Federazioni che ne fanno richiesta, salvo rimborso spese postali

X/3/716 – Progetto 2019/1 “Il Corpo Italiano di Liberazione ed il Valore Militare. La ricerca è conclusa. Il volume è nella fase di predisposizione di Bozza 2. Sarà edito nel mese di luglio 2023. Le Federazioni possono chiederne 5 Copie ciascuna, salvo il rimborso delle spese postali. Sarà data comunicazione tramite la email “ricerca.cesva@istitutonastroazzurro.org

3/717 – Il dott. PP.S., Coeso di Aggiornamento e perfezionamento in  Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi “HUMIT. Tecniche di interrogatorio negli Stati Democratici. Una riflessione etica alla luce del diritto umanitario internazionale”

X/3/718 - Progetto 2019/2 Le Vicende dei Militari Italian in Russia 1941-1953. È stato pubblicato il primo volume dalla serie. Il Volume 2 ed il Volume 3 sono terminati come manoscritto n. 5. Si attende la disponibilità della Tipografia al fine di procedere alla loro stampa e pubblicazione

X/3/719 il Dott L.A., Master in “Politica militare comparata dal 1945 ad oggi. Dottrina, Strategia, armamenti”, la prossima sessione estiva di laurea discuterà la tesi “Il Sistema Nike Hercules in Italia nel periodo della guerra fredda”.

X/3/720 – Progetto 2020/1 “La prigionai Italiana in mano britannica Kenya. Il Volume è nella fase di manoscritto 4.  Si prevede che per settembre p.v. si completa il manoscritto 5 e si avvii la fase di editing

X/3/721 – Progetto 2020/2 Le Riforme Militari tra il 1919 ed il 1919. Sono stati pubblicati Tre volumi che sono disponibili a richiesta, e come prassi, saranno inviati gratuitamente, salvo rimborso delle spese postali. Il Volume dedicato agli ordinamenti dal 1940 al 1946 è approdato alla fase del manoscritto 3

X/3/722 – Progetto 2021/2 Centenario della Traslazione del Milite Ignoto. Il progetto è concluso. Sono disponibili la medaglia coniata nell’occasione che si può richiedere a segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

X/3/723 – Progetto 2022/1 Implementazione Archivio Digitale. Vds Annesso a questo bollettino

X/3/724 – È in corso la definizione delle proposte per i titoli dei progetti 2024 al fine di aderire alla prevedibile richiesta del Ministero della Difesa – Gabinetto del Ministro.

X/3/725 – Prossimo INFOCESVAM sarà pubblicato il 1 settembre 2023. I precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM.

domenica 9 luglio 2023

Risorgimento Italiano


 Un rinnovato approccio sullo studio dei fatti risorgimentali Italiani e le interpretazioni che si possono avere al di la della interpretazione unitaria del secolo scorso possono aiutare a comprendere molti problemi dell'Italia di oggi, primo fra tutti il problema del meridionale, quello della formazione della classe politica e quello dell'azione dell'Antistato, oltre a quello della immigrazione

venerdì 30 giugno 2023

L'Italia e la Preparazione delle Forze Armate












Rispetto al passato lo studio della preparazione delle Forze ARmate Italiane sembra essere più incisiva ed aderente alla realtà
 Info: MIlitary Balance 2021. 

 

sabato 10 giugno 2023

Confine Militare dell'Italia. Aspetto orografico




Il Confine militare dell'Italia sopratutto quello orientale deve essere attentamente tenuto presente per comprendere le eventuali azioni politico-sociali collegate con gli Stati dell Europa Centrale, che hanno una visione dell'Europa molto particolare, se non al limite della discgregazione

 

mercoledì 31 maggio 2023

Rivista LIMES


 Uno studio sul Peso specifico dell'Italia  nel contesto europeo ed internazionale che va aggiornato all'indomani dell'arrivo al potere della Destra parlamentare

mercoledì 10 maggio 2023

L'Italia in ambito internazionale

 


Sergio  Benedetto  Sabetta

 

               Già in un editoriale a titolo “L’Italia di Draghi ed il contesto internazionale”, pubblicato nei Quaderni del Nastro Azzurro n.4/2021, si parlava delle problematiche dell’Italia, delle sue fragilità, in una crisi pandemica tanto socio-economica che geo-strategica e dell’avvento di Mario Draghi quale garante superpartes sia nell’ambito interno che esterna, tanto internazionale che nell’U.E.

               Nel conflitto che emergeva a livello internazionale, l’Italia si trovava, come del resto l’Europa, sbilanciata verso la costruenda “via della seta” e la dipendenza dalle fonti energetiche russe, nonché cerealicole ucraine.

               La sua posizione quale ponte al centro del Mediterraneo la espone alle pressioni migratorie strumentalizzate sia dai vari fronti politico strategici che economici e criminali, a cui si aggiunge la possibilità di utilizzare il territorio italiano come stanza di compensazione nelle ondate migratorie e base di lancio per la sponda Sud-Est del Mediterraneo.

               Le sue fratture storiche interne e l’individualismo per gruppi che la caratterizza, la rendono idonea alle manovre esterne essendo venuta meno l’occasione di un adeguato rinnovamento istituzionale e culturale negli anni ’90 del Novecento, a seguito della crisi di tangentopoli, preferendo aderire ad una visione edulcorata dell’Europa di Maastricht, propria del massimalismo europeista, e senza volere accorgersi dei nuovi conflitti che si aprivano sia a livello globale che tra gli stessi alleati del fronte occidentale. (L. Incisa di Camerana, La vittoria dell’Italia nella terza guerra mondiale, Laterza 1996).

               Uno strano ripetersi, secondo modalità diverse, delle problematiche apertesi negli anni successivi alla Grande Guerra nella ricerca  di una nuova leadership, una visione universalistica e pacifista che ha impedito il formarsi di una chiara visione geo-strategica ed economica, lasciandoci alla mercé di influssi e pressioni estere, come chiaramente evidenziato nel post-pandemia.

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               Nell’attuale crisi geo-strategica, Draghi non risultava più sufficiente per imporre una presenza dell’Italia in ambito internazionale, essendo il suo mandato specificamente economico e dovendo superare il tradizionale pacifismo della Nazione, nonché il timore di rappresaglie russe.

               Anche la mancanza di solidi apparati statali che fungessero da filtro tra i litigiosi schieramenti politici nazionali hanno pesato, nel rischio di trasformare il territorio nazionale in una nuova arena dei potentati esteri in lotta tra loro.

               Il tramonto della Pax Americana e le problematiche, anche finanziarie, create nello scontro in atto si possono vedere sia nei fallimenti delle banche americane che negli scontri per le vie di Parigi, con il rischio di destabilizzare i già precari equilibri dell’UE, ma anche nel progressivo disarticolarsi del Medio Oriente.

               Ad una perdita di centralità del Mediterraneo, con lo spostamento della linea di conflitto ad Est, si affianca l’insufficienza dei nostri mezzi militari dopo anni di una politica di equilibrio tra tutti i potentati, in una ristrettezza economica nelle possibilità finanziarie, dove a fronte dell’ingente somma da investire nel riarmo  della Germania, l’Italia non riesce a mettere sul piatto somme considerevoli.

               Anche nell’ipotesi coordinamento a gruppi, la debolezza istituzionale dell’Italia unita alla sua mancanza culturale unitaria in termini di obiettivi, mezzi e interessi, ossia strategica la pone in posizione di svantaggio.

               D’altronde le politiche economiche pro-cicliche previste dal Trattato sul Fiscal Compact del marzo 2012 e adottato dall’Italia con Legge Costituzionale n. 1/2012 prevedono politiche di austerità, momentaneamente sospese nel 2020 per la crisi epidemica, ma già contestata a partire dal 2021 (Regolamento UE 2021/241).

               (AA.VV., La fine della pace, Limes, 3/2022).

               La politicizzazione dell’apparato pubblico effettuata a partire con le riforme della fine del ‘900 a seguito delle crisi degli anni Novanta, ha comportato una mancanza di costanza e unitarietà nell’agire del pubblico, tutto teso a evitare di assumere responsabilità e al contempo di soddisfare le attese immediate dei politici, ossia fino alla prossima elezione.

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               Con la fine della guerra fredda si è avuta un’ulteriore disgregazione dell’identità unitaria con tentativi di recuperi identitari verso aspetti preunitari, ai quali si sono sovrapposti partiti personali o digitali, in cui riunire gli interessi personali o di gruppo nella ricerca di nuove identità futuribili, ricerca di incerte collocazioni geopolitiche, in quella che Caracciolo definisce “terra incognita” (L. Caracciolo, Terra incognita. Le radici geopolitiche della crisi italiana, Laterza 2001).

               Si finisce per delegare agli altri, nonostante l’apparenza di un nostro decisionismo, sia la nostra collocazione che le nostre funzioni, alcuni successi imprenditoriali non possono supplire al vuoto ideale e politico che si è creato, tutto teso al personalismo identitario, dove veniamo continuamente scossi dalle ricorrenti crisi che la globalizzazione comporta, fino a cadere nel vecchio motto cinquecentesco: “Francia o Spagna basta che se magna”.

               La fine della guerra fredda nella globalizzazione del neoliberismo o neoistituzionalismo parve riportare al centro del dibattito i principi dell’idealismo kantiano, quale “fine della storia”, in contrapposizione al realismo internazionalistico di Tucidide, Machiavelli ed Hobbes.

               Nessuno Stato agisce da solo ma cerca di ottenere una supremazia attraverso alleanze, sia per espandersi che per assicurarsi una propria stabilità interna, questo sia in termini militari che economici, tuttavia vi è una differenza fra la politica estera e interna, mentre la prima può agire ad impulsi, con periodi di stasi, nella seconda vi deve essere una continuità d’azione.

               Michael Brecher definisce lo stato di crisi sotto tre condizioni:

a)      Minaccia ai valori fondamentali della Comunità,

b)      Alta probabilità di trovarsi coinvolti in ostilità;

c)      Tempo limitato per reagire alla minaccia.

Si deve tuttavia aggiungere la narrazione che colui che osserva si fa dei fatti, come se fosse oggettiva, senza valutare la possibile soggettività della loro interpretazione. ( L. Bonanate, Prima lezione di relazioni internazionali, Laterza 2010).

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