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venerdì 29 settembre 2023

Una figura controversa nella Storia d'Italia

 

Il generale Luigi Capello nella Grande Guerra

 


Il presente lavoro intende fornire un apporto alla rilettura della Grande Guerra.

Quando ci si addentra nell’analisi di questo periodo, affrancarsi dalla tradizione (tendente, nel tempo, a cristallizzare il fenomeno bellico in immagini non sempre rispondenti alla realtà esperita) risulta complesso: è necessario recuperare la massima aderenza ai documenti senza per questo dimenticare la loro contestualizzazione storica al fine di poter giungere ad una riflessione lineare e mai ‘di parte’ (che spesso costituisce un substrato inconsapevole). Negli aspetti più stantii della tradizione non è difficile scorgere un retaggio della politica fascista, in cerca di miti da sostituire alla storia sui quali fondare il proprio procedere. Il Ventennio si rese così responsabile di un ‘furto della memoria’ attraverso l’appropriazione strumentale del valore di figure e di motti fortemente evocativi che, da questa distorsione, risultarono indelebilmente alterati nella loro essenza.

La figura del generale Capello percorse l’iter opposto: fu proprio il suo presunto (quanto improbabile) coinvolgimento nell'attentato a Mussolini a condannarla all’oblio più tenace nonostante la portata del suo contributo alla vittoria italiana. Il profilo del liberatore della Santa Gorizia e del vincitore della Bainsizza venne deliberatamente oscurato, nel timore che le sue scelte democratiche stimolassero in molti un pensiero critico disfunzionale agli obiettivi politici prefissati.

Il valore di Capello non poté così tranquillamente confluire nell’epopea  della Grande Guerra anche perché fu eletto, insieme ad altre figure eccellenti, a capro espiatorio della grave sconfitta che funestò l’Italia nell’ottobre del 1917. La prospettiva storica ha permesso di vedere la chiara matrice politica del lavoro della Commissione d’Inchiesta, nominata a ridosso dei fatti e, soprattutto, a guerra non ancora conclusa: la persona del Generale venne pesantemente attaccata, anche a causa delle testimonianze (non sempre attendibili sul piano concreto) di Sottoposti che mal sopportavano la sua insofferenza nei riguardi di chi non si dimostrava solerte nel compimento del dovere. Poco importa che in seguito le responsabilità attribuitegli dalla Commissione subissero un ridimensionamento più vicino al vero: tale riconoscimento tardivo venne vincolato ad un’adesione al regime che egli, nonostante le condizioni nient’affatto rosee in cui si trovava, rifiutò con fierezza.

Luigi Capello rappresenta il prototipo della figura scomoda e, si aggiunga, ancor più invisa perché non così facilmente attaccabile sul piano professionale. La sua abilità nel trovare soluzioni innovative unita a rara capacità di convincimento del suo interlocutore lo rese incompatibile con chi continuava a misurare la guerra con gli stessi criteri della vita di guarnigione. Anche il suo status (non apparteneva alla nobiltà di spada e il suo temperamento ‘esagerato’ ne costituiva la dimostrazione più lampante), in chiaro contrasto con la posizione di responsabilità raggiunta, influì nella percezione che di lui ebbe il mondo militare del tempo, decisamente conservatore.

È fondamentale ricordare, come molti documenti citati nel lavoro attestano, che le innovazioni di metodo e di gestione degli uomini da lui portate avanti strenuamente nonostante le resistenze incontrate vennero poi applicate con successo dopo la sua uscita di scena determinata dallo scacco subito dalla II Armata nella XII Battaglia dell’Isonzo.

La sconfitta di Caporetto rappresenta un fenomeno corale, causato da una pluralità di fattori fra i quali non fu estraneo il palesarsi di un pensiero obsolescente, lo stesso pensiero farraginoso avversato, non senza conseguenze (positive sul piano bellico e negative su quello personale), dal generale Capello. Risulta fuorviante convogliare le cause complesse della sconfitta in capo a pochi colpevoli che altro non rappresentano se non la punta dell’iceberg di un sistema i cui principi sottesi risultano disfunzionali rispetto alle istanze del tempo.  Le dinamiche che si sprigionarono durante l’intero conflitto, prima e dopo l’ottobre del 17, trovarono comunque il Generale costantemente dalla parte sbagliata.

Non è questa un’apologia di un uomo bensì la ricostruzione della sua figura storica e del contesto in cui si trovò a vivere e ad operare, dove la complessità dei fatti e la loro essenza scaturiscono dalle intersezioni delle diverse prospettive dei numerosi protagonisti.

La verità strenuamente perseguita da Luigi Capello esce da questa ricostruzione nel suo alternarsi di luci e ombre, verità che si esalta nella distinzione fra lezioni apprese e lezioni ancora da apprendere.

MLSQ

mercoledì 20 settembre 2023

L'U.E. - nella trasiziione globale

 

L’ U.E. nella transizione globale

Sergio  Benedetto  Sabetta

 

               Nel pensiero unico dell’economia di mercato affermatosi con il crollo della Cortina di ferro, in cui non vi è la necessità di accordi, secondo l’insegnamento di Keynes, per evitare i “fallimenti” di mercato già verificatosi varie volte nella storia, il libero mercato diventa uno “stato di natura” di cui la governance democratica è una semplice sovrastruttura politica.

               Viene meno la necessità di trattati sistemici tra sfere di influenza, essendo i meccanismi dell’economia di mercato sufficienti a tenere insieme le singole nazioni, anzi a spingerle progressivamente verso modelli di governance democratici nella prospettiva di una ineluttabile prosperità comune.

               Una visione talmente radicata che nemmeno la grave crisi del 2008, richiamando la crisi del 1929 foriera degli sconvolgimenti degli anni trenta del ‘900, ha scalfito nonostante il suo allargarsi nel decennio successivo con gli attacchi speculativi e l’Italia nel 2011, fino a Portogallo e Irlanda (PIGS).

               La risposta dell’U. E. è la “politica dell’austerità” ispirata dalla Troika, intesa a stabilizzare l’Euro senza dovere coinvolgere di Stati dai conti pubblici privi di disavanzo, si evita così di condividere il debito, solo l’intervento massiccio della BCE di Draghi stabilizza il sistema Euro che altrimenti rischierebbe di essere travolto.

               L’interpretazione della crisi finanziaria come mero rischio redistributivo persiste per un decennio, fino alle crisi della pandemia e della guerra in Ucraina, quando viene varato per gli anni 2021-2027 il PNRR nel quale vie è una visione unitaria dell’economia europea  e del suo rilancio attraverso una condivisione unitaria del debito.

               A livello globale si assiste ad un cambiamento del modello concorrenziale dell’ultimo trentennio, con un rimpatrio in Occidente dei processi di produzione riguardanti le attività strategiche, quali i sistemi di difesa e sicurezza, mentre la Cina, visto il blocco sulla “via della seta”, cerca di sviluppare nuovi mercati in Asia e Africa.

               Se gli USA, possedendo un sicuro approvvigionamento a bassi costi di materie prime ed energia, puntano alle produzioni innovative e a costi contenuti, l’Europa viene a trovarsi priva di una visione geo-strategica da affiancarsi necessariamente a quella geo-economica, non avendo una sufficienza né energetica né sulle materie prime.

               L’attentato del 2001 alle Torri Gemelle equivale alle crisi del 2020 e 2022 che modificano  i paradigmi strategici ed economici in Europa,  già modificati implicitamente dall’allargamento ad Est tra il 2004 e il 2007 di cui premessa ne è stato il Trattato di Nizza anch’esso del 2001, ne è dimostrazione il “Trimarium” e la crescente importanza di Varsavia per gli USA nello scacchiere europeo (AA.VV., La Polonia Imperiale, Limes, 2/2023).

               Nel constatare che il libero mercato non assicura di per sé la democrazia viene meno l’illusione illuministica della pace universale, fondata sul calcolo razionale delle pure convenienze economiche, riemerge pertanto il “sovranismo razionalistico” quale interesse del particolare contrapposto all’universale.

               La crisi di questo triennio, 2020-2021, e la volontà in Europa di rilanciare l’economia sulla riconversione delle attività in green, viene a scontrarsi su problematiche che rischiano di trasformare la Next Generation EU in un catalogo di buone intenzioni.

               Si deve considerare che la Cina è passata da una riserva e capacità di produzione di “terre rare” dal 70% al 90% delle quote di mercato, es. i pannelli solari e le batterie elettriche, inoltre alla fine del 2021 ha provveduto alla statalizzazione di tutto il settore con la creazione del colosso “China Rare Earth Group” (Il Sole 24 Ore Plus 24 del 13/8/22 e il Corriere della Sera del 30/6/22: “ La Cina è la signora dei pannelli solari: all’Italia serve una filiera”).

               Attualmente la Cina ha il 67% di produzione di germanio e il 61% di silicio metallico, nonché il 79% del mercato dei pannelli solari, anche attraverso accordi economici e strategici con numerosi paesi forniti di disponibilità delle risorse minerarie e dei suoi bassi costi di produzione pianificati.

               Si passa, quindi, da una dipendenza del gas russo ad una dipendenza tecnologica dal colosso cinese, nella mancanza di una visione unitaria tra geo-economia e geo-strategia, dove nello sviluppare una economia sostenibile non si considerano i 17 minerali strategici necessari, né, è stato da più parti giustamente osservato, l’abbattimento dell’inquinamento non può concentrarsi solo in Europa, per il suo peso totale di circa il 9% in ambito mondiale, né troppo velocemente per non finire in una dipendenza strategica.

               Vi è inoltre una mancanza di chiarezza, cercando di sostituire il recupero della crescente energia elettrica necessaria con il ricorso al nucleare, o il voler applicare lo stesso modello in contesti diversi, basti pensare alle recenti problematiche edilizie sia in termini di costi che di qualità dei materiali (La droga Superbonus. Un’ overdose di edilizia da cui bisogna uscire, in La Repubblica 27/2/23), né si è fatta chiarezza, nel rapporto inquinante tra auto, navi e trasporto aereo, forse per salvare importanti settori economici.

               Le crisi degli ultimi tre anni hanno inoltre evidenziato l’abuso del debito pubblico e privato, circostanza che indebolisce ulteriormente il modello economico attuale.

               Il venir meno del sistema di Bretton Woods nel 1971 ha aperto le porte all’inventiva finanziaria ed alla conseguente speculazione, deresponsabilizzando gli Stati sulla propria moneta e sulla sua suo stabilità, venendo meno il rapporto tra economia e finanza, fino a raggiungere un ammontare ad oggi di 300 mila miliardi di dollari, pari al 360% del PIL mondiale.

               Questo ha favorito la “trappola della liquidità”, disincentivando gli investimenti a lungo termine e i conseguenti rischi, necessari negli investimenti sui cambiamenti attuali, ma anche ponendo una debolezza verso i Super Stati con surplus economico (Il fallimento del sistema finanziario mondiale, in La Guerra Grande, Limes, 7/2022).

 

domenica 10 settembre 2023

Leonardo Avellone La Difesa Aerea in Italia

 Nascita e sviluppo del sistema Nike 

di Leonardo Avellone*

Negli Stati Uniti sì incomincio a discutere della necessità di realizzare proiettili che, sfruttando la possibilità offerte dai radar, fossero in grado di essere guidati direttamente contro un aereo e non solo di esplodere nelle sue vicinanze. In questo modo, sparando a colpo 5 sicuro, si sarebbe massimizzato il loro effetto distruttivo senza dover aumentare a dismisura il loro numero. I primi approcci della nuova filosofia evidenziarono la necessità che i futuri proiettili fossero perlomeno dotati di un’auto propulsione a razzo che incrementasse notevolmente la gittata per colpire lontano sfruttando al meglio la portata del radar. Tutto ciò però si scontrava con le piccole dimensioni di un proiettile di artiglieria e, allo scopo di stimolare una soluzione a questi problemi, nel febbraio del 1944 il servizio aereo degli Stati Uniti e l’US Army incaricarono il settore dell’esercito competente in materia di studiare un nuovo sistema di munizionamento antiaereo. Ci voleva qualcosa di grande e innovativo e il 17 agosto del 1944 il tenente Jacob W. Schaefer, in risposta alla richiesta di febbraio, presentò un memorandum nel quale delineava i concetti ispiratori per una nuova classe di armi antiaeree. Egli proponeva lo sviluppo di un proiettile di grandi dimensioni, spinto da un razzo o in alternativa da un motore del tipo montato sulle V1 tedesche, che avrebbe seguito una traiettoria secondo gli ordini di guida calcolati da un computer e trasmessi da un radar. Il proiettile razzo sarebbe stato guidato non direttamente contro l’aereo ma, qui sta la grande novità, verso un punto futuro di scoppio continuativamente calcolato da un computer che teneva conto dei parametri di volo e delle manovre evasive adottate dal bersaglio. Schaefer non era certo né uno sprovveduto né un visionario. Nella vita civile, prima di essere richiamato nell’esercito a causa della guerra, era un tecnico di una compagnia già famosa nel campo delle comunicazioni e della elettronica la Bell Telephone Laboratories. L’US Army pertanto il 31 gennaio del 1945 incaricò proprio la Bell di presentare uno studio di fattibilità iniziale di un sistema antiaereo capace di distruggere velivoli che volassero alla velocità del suono a 18.000 m di quota e alla distanza di 45 km. L’incarico fu accettato e, il seguente 8 Febbraio e il successivo 15 luglio, la Bell presentò un rapporto tecnico di fattibilità (l’AAGM report) basato su alcuni principi che avrebbero delineato il futuro del sistema missilistico. Essi prevedevano in dettaglio : Un ordigno supersonico a due stadi a lancio verticale, composto da un razzo d’accelerazione a combustibile solido e da un missile spinto da un motore a propellente liquido (linea guida iniziale), il primo stadio al termine della spinta si sarebbe sganciato ricadendo a terra. Comandi di controllo remoti, trasmessi tramite segnali radio per la guida del missile verso il punto futuro di scoppio e della sua detonazione. Un computer a terra, che avrebbe elaborato i segnali provenienti dal radar per l’inseguimento sia del bersaglio che del missile in volo. 6 Nacque così il progetto NIKE dal nome beneaugurante della mitologica “Dea greca della vittoria”. La Bell Telephone incaricò la sua subordinata Western Electric di sviluppare l’architettura elettronica nei campi radio, radar, comunicazioni, matematica, calcolatori e servosistemi. Alla Douglas Aircraft Company fu affidato lo sviluppo del missile e del relativo lanciatore e le due compagnie, insieme a un pool di 40 ditte minori e a organici tecnici dell’US Army, nonché la California Institute of Technology, iniziarono subito la fase di ricerca e lo sviluppo del nuovo sistema d’arma. La fine della guerra caratterizzata dalla smobilitazione e dal monopolio nucleare degli Stati Uniti rallento i finanziamenti del progetto, fino a quando si materializzarono le nuove minacce portate dal vento della guerra fredda. Nel ’47 infatti fece l’apparizione il bombardiere sovietico Tupolev 4 la cui ombra oscurò subito i cieli delle città americane. Un aereo in pratica gemello del Boeing B 29 della seconda guerra mondiale che poteva colpire il territorio e le città USA. Nel ‘49 lo stesso tipo di aeroplano sganciò la prima bomba atomica sovietica, infrangendo quello che era il monopolio nucleare statunitense. Anche la guerra di Corea iniziata nel 1950 fu un momento importante in quanto vide il nascere di un nuovo attore bellico nella scena mondiale . La Repubblica Popolare Cinese. “ Il 1 ottobre 1949 Mao annuncia la nascita della Repubblica popolare cinese. Pochi mesi dopo vola in Russia per siglare un accordo di alleanza con l’Unione Sovietica. Questo genera nel resto del mondo e in Occidente in particolare tutta una serie di preoccupazioni. Da quel momento non sarà più possibile attaccare l'Unione Sovietica da occidente e da sud perché la Cina farà da cuscinetto protettivo o baluardo in Asia. Si capì allora cosa significava l’attacco della Corea del Nord verso il sud con l’appoggio della Cina. Fu la conferma ennesima e definitiva della politica espansionistica di tutto il blocco comunista verso la conquista del mondo.” (A). Questo dimostrò l’impellente necessità di disporre di moderni ed efficaci sistemi antiaerei. A fronte di queste nuove minacce l’US Army, nello stesso anno, aumentò i finanziamenti per lo sviluppo del progetto Nike. Fu così che il 27 novembre 1951 il Nike entrò nella storia missilistica per essere stato il primo sistema ad ingaggiare un aereo in volo nel lancio round 69. Un “AJAX”, come verrà chiamato il missile teleguidato, dotato di una testata di prova esplose a 17 metri da un 7 bombardiere B 17 radio guidato. Successivamente il 10 Aprile 1952 mediante l’esplosione di un Ajax con testata da guerra operativa si ebbe il primo abbattimento effettivo. Si raggiunse quindi l’obiettivo di dotare di un sistema missilistico, che assicurasse la difesa aerea, una delle prime città e zone industriali americani quando con la batteria Nike operativa Ford Medley nel Maryland si difese l’area che comprendeva la città di Washington e Baltimora. Era forte però la consapevolezza che i sovietici stavano rapidamente progredendo nello sviluppo dell’aviazione d’attacco, acquisendo una sempre maggiore capacità di inviare consistente flotte di bombardieri in grado di trasportare e sganciare ordigni nucleari nel suolo statunitense. Nel ‘54 entrarono poi in linea nuovi aeroplani come il Tupolev 16 e il Tupolev 95 capace di trasportare ordigni nucleari a oltre 15.000 km di distanza. L’Ajax in poco tempo si rivelò superato, perché la sua portata massima di circa 40 km era ritenuta limitata e l’intercettazione sarebbe avvenuta una distanza troppo ravvicinata alle città americane. Così già nel 1952 fu dato l’incarico alla Bell di studiare la fattibilità di poter installare a bordo dell’Ajax una carica nucleare e di aumentare la ridotta gittata del missile. Il nuovo progetto che intendeva aggiungere la possibilità di impiegare due missili contemporaneamente della stessa batteria (capacità poi non raggiunta) con lo sviluppo di nuovi calcolatori, antenne e radar e di poter avere maggiore gittata (obiettivo invece conseguito). Il nuovo progetto fu denominato inizialmente Nike B e poi Nike HERCULES. Durante i primi lanci sperimentali avvenuti nell’inizio del 1955, il nuovo sistema fornì dimostrazione straordinarie arrivando ad abbattere missili tattici, bersagli teleguidati e anche un missile gemello, tanto che la prima unità Nike Hercules divenne operativa già il 13 Marzo del 1958 per la difesa di Chicago. Ancora più impressionante fu il test che vide un missile Nike Hercules intercettare un altro Hercules con ingaggio a 48 km dal punto di lancio a 30.500 m e con velocità d’impatto di mach 7. L’Hercules era altamente manovriero per l’epoca, era capace di raggiungere i 33.000 m di quota e i 128 km di distanza e fino agli anni la metà degli anni ‘60 solo negli Stati Uniti, dall’Alaska alle Hawaii, furono operative circa 250 basi missilistiche. 8 I requisiti del sistema Nike Hercules erano anche stabiliti per operare in condizioni ambientali difficili. Si poteva e doveva essere in grado di funzionare mantenendo la piena operatività 24 ore al giorno, 7 giorni su 7 , con umidità atmosferica del 100% , venti di oltre 60 km/h e temperature che andavano dal - 20 ai + 50 gradi. Il nuovo sistema missilistico era quindi stato progettato per essere un’arma formidabile, aveva prestazioni per l’epoca eccezionali soprattutto in termini di gittata e di quota, tanto che i bombardieri pilotati strategici, anche se supersonici, vennero messi in dubbio come arma offensiva e dopo l’avvento di questo sistema non avrebbero più avuto la stessa importanza di prima. Il sistema in quel periodo rispondeva a pieno alle esigenze di difesa aerea statunitense e sarebbe diventato operativo in molti paesi del mondo. - Caratteristiche missile e sistema d’arma 9 Scheda tecnica MIM-14 Nike Hercules Peso totale 4.785 chilogrammi lunghezza totale 11,89 m velocità massima 3,5 match accelerazione massima di manovra 10 g distanza massima di ingaggio oltre 120 km quota massima di ingaggio 100.000 piedi ( 33.000 m) testata guerra a frammentazione 501 kg motore di accelerazione booster - peso 2.404 kg lunghezza 4, 27 m propellente solido tempo di combustione 3,4 secondi spinta 78.743 chilogrammi corpo del missile - peso 2.381 chilogrammi lunghezza 8,23 m propellente solido tempo di combustione 29 sec. spinta 6.123 chilogrammi Il missile si componeva di quattro parti principali sviluppate per tutta la sua lunghezza. La sezione anteriore caratterizzata da una prua appuntita, una unità di guida, e delle pinne stabilizzatrici (con tubi di Pitot) che fungevano da antenne trasmissione e ricezione. La sezione successiva era il corpo con le testate esplosive. La terza sezione era la parte posteriore del missile composta dal motore principale, una sezione di apparecchiature e attuatori e quelle che poi erano le alette o i timoni direzionali. La quarta e ultima sezione era il gruppo booster con delle alette stabilizzatrici nella parte finale. 10 Il missile per la sua struttura molto caratteristica era aguzzo e possente allo stesso tempo, con un’insieme di caratteristiche che lo rendevano unico tra suoi numerosi concorrenti dell’epoca. Era bi/stadio. Nella parte inferiore aveva ben quattro motori a razzo con propellenti solidi riuniti in un complesso chiamato M 42, studiato per ridurre la lunghezza del missile a valori accettabili. Realizzato con i motori di accelerazioni booster M5 E1 era dotato anche di quattro ali cruciformi per la stabilizzazione. Questo complesso pesava da solo 2.345 chilogrammi e dava quasi 80.000 kg di spinta per 3,4 secondi e una volta finita la spinta veniva sganciato per non appesantire inutilmente il corpo missile vero e proprio. La parte superiore, il missile principale, era di diametro minore. Era dotato di una struttura a pallottola allungata con quattro alette anteriori fisse, quattro grandi ali triangolari posteriori per la stabilità del volo, ma anche con alettoni per il controllo della direzione e quota sistemati nella parte finale di questo stadio. Pesava 2.500 kg e non solo era il doppio del predecessore Ajax, ma anche molto di più di quello che era il peso del suo concorrente sovietico e questo illustra il perché l’Hercules avesse prestazioni tanto elevate. Questo stadio aveva inoltre un motore a razzo a combustibile solido con un Sustainer ThioKol M 30 da 500 chilogrammi di spinta, sufficienti per un rapporto potenza di 2 a 1 e una velocità che arrivava oltre i 3 Mach. Questo motore funzionava per 29 secondi dopodiché il missile continuava a volare per inerzia. Dal momento che la velocità era di circa 1 km al secondo, gran parte del volo oltre 110 km veniva percorsa senza alcun sistema di propulsione attivo. La testata era di due tipi : una convenzionale T 45 con un peso di circa 500 chilogrammi, costituita in corpo unico con una carica esplosiva di circa 270 kg di esplosivo che scagliava tutti intorno circa 20.000 frammenti in acciaio da 140 grani. L’esplosione provocava una sfera letale di circa a 70 / 80 m di diametro, con una zona morta posteriore a forma di cono stretto. Per capire la potenza di una esplosione come quella programmata basta ricordare che un proiettile di 140 grani equivale a quello sparato da una singola cartuccia di un fucile in 7,62 Nato. Questo concetto di abbattimento fu considerato ai tempi innovativo (pur riprendendo vecchie idee degli scienziati tedeschi della II-WW) perché, oltre ad essere efficace sull’intercettazione di un singolo target, permetteva di colpire molti aeroplani in volo contemporaneamente nella stessa zona di intrusione. C’era poi la possibilità di utilizzare una testata nucleare W 31 con potenza variabile di 2, 20 o 40 Kilotoni. Quindi erano 3 versioni, con potenze diverse, dello stesso tipo di ordigno. Si trattava di un’arma a fissione, potenziata con idrogeno pesante in una cavità centrale del 11 nucleo di plutonio, che ne aumentava il rendimento dal 20 al 40% e rendeva l’arma meno suscettibile ad esplosioni premature in caso di irraggiamento da radiazioni nucleari di vicine altre esplosioni. In tutti i casi la spoletta veniva attivata sempre da comando radio. Il perché della possibilità di impiegare una carica nucleare in un sistema missilistico studiato prevalentemente per la difesa da attacchi aerei è presto detto, ed è pienamente in linea con le strategie del periodo. Si voleva avere la massima certezza di distruggere con un solo colpo il maggior numero possibile di bombardieri nemici. Nello stesso tempo sarebbe stata garantita la disintegrazione in area delle bombe nucleari che essi avessero avuto a bordo. In più, oltre a questo che erano lo scopo tattico, molto importante era anche il cosiddetto scopo strategico, cioè il contribuire alla deterrenza nucleare che era la base dell’equilibrio della pace mondiale. Anche per questo il Nike Hercules sopravvisse a lungo e ben al di là della sua obsolescenza tecnica. La testata rientrava nelle cariche nucleari basate sul principio della fissione potenziata della fusione e questo tipo di principio fisico ha il vantaggio di un’elevata sicurezza dell’arma, in quanto, visti gli accorgimenti costruttivi che separano fisicamente gli isotopi dell’idrogeno dal materiale fissile, è impossibile che avvenga un innesco non voluto della reazione nucleare. In pratica tutti gli ordigni schierati in Italia predisposti già per il lancio erano con una sicura naturalmente inserita che li rendeva inerti. A disposizione dell’ aeronautica dell’epoca, questi sistemi nucleari erano definiti “speciali“. Il termine speciale in Aeronautica Militare indicava sostanzialmente l’armamento nucleare e derivava da quello Nato di Special Weapons. Veniva usato perché meno allarmante per la popolazione. Si riteneva inoltre più idoneo al mantenere il delicatissimo argomento entro una cornice di riservatezza tipica del periodo, sia per le caratteristiche del sistema politico del tempo e sia per la percezione che si aveva allora, ma anche oggi, del nucleare in Italia per scopi militari. Il radar che è un acronimo di Radio Detecting and Ranging (rilevamento radio e misurazione di distanze), messo a punto poco prima e durante la seconda guerra mondiale, sfrutta il principio della riflessione di onde elettromagnetiche chiamate più diffusamente onde radio. Questo come principio generale, ma nel caso specifico del sistema missilistico Nike Hercules bisogna illustrare tutte le varie componenti radar del sistema e che sono parte essenziale per il corretto funzionamento dello stesso. 12 Innanzi tutto dobbiamo parlare del radar principale il LOPAR - Low Power Acquisition Radar (radar di acquisizione a bassa potenza). Le funzioni del radar primario Lopar, che è chiamato anche ACQ, erano quelle di ricerca e scoperta dei bersagli in volo entro la sua portata. Esso è composto da un’antenna direzionale che, continuamente rotante sul proprio asse di 360 ° in azimuth, irradiava a forma di lobo lo spazio RF di impulsi generati da un magnetron. Il riflesso RF del Target, che poi veniva elaborato in valore della distanza e quello dell’azimut era ricavato mediante un dispositivo collegato alla rotazione dell’antenna e tarato sul nord geografico. L’energia riflessa RF era inoltre convertita in segnali video che consentivano la visualizzazione dell’eco dei bersagli in alcuni tubi a raggi catodici. Il Lopar aveva una portata di oltre 200 km. Fase importante fu quando, tra il 1964 e il 1985, l’apparato fu completato con un’antenna ulteriore, presente e all’interno del sistema che era il cosiddetto IFF - Identification Friend or Foe (identificazione amico e nemico). L’IFF è un particolare apparato ricetrasmettitore per l’identificazione elettronica della traccia degli aerei, dotato di un coder/decoder e di una propria antenna in genere sincronizzata in rotazione con il radar di ricerca. Quando era richiesta l’identificazione, il sistema trasmetteva verso il velivolo un pacchetto con un codificato di impulsi radar. L’aereo, che era dotato dell’ apposito transponder, riconosceva il pacchetto di interrogazione e inviava una risposta codificata di ritorno che permetteva di considerare sicuramente amica una traccia. Quando invece vi era un caso di mancata o risposta errata l’ IFF considerava e associava un segnale al velivolo come probabilmente nemico. L’apparato fu poi completato da un ulteriore sistema detto SIF- Selective Identification Feature che, per ulteriore sicurezza, elaborava i segnali su tre modi di operazioni, mediante vari codici a due cifre che dovevano essere cambiati ogni trenta minuti, secondo tabelle “classificate” uniche per tutta la Nato. Il sistema IFF/SIF che fu installato nel 1964 nel Nike italiano era il Mark X, ma successivamente fu modificato negli anni ‘80 perché molto sensibile ai fattori atmosferici. Furono inoltre fatte migliorie e modifiche all’antenna in uso. Poi c’era il radar di inseguimento bersaglio TTR – Target Tracking Radar che aveva lo scopo di inviare continuamente al computer i dati di posizione del target designato dal LOPAR e quindi calcolava attentamente l’elevazione, l’azimut e la distanza in linea d’aria. L’antenna ruotava automaticamente sul proprio asse direzionale si posizionava sui valori di ricevuti. Era di tipo parabolico ed emanava un fascio molto stretto, in modo da poter calcolare con 13 attenzione i dati riguardanti il target che veniva inquadrato. La distanza massima di operatività era 180 km. Una volta agganciato, il bersaglio veniva inseguito dal TTR fino al termine dell’ingaggio o alla sua distruzione. Allo stesso tempo i valori rilevati della sua posizione (elevazione, azimut, distanza) venivano continuamente inviati al computer per il calcolo del punto futuro di intercetto, cosiddetto PIP. Radar di rilevamento della distanza TRR -Target Ranging Radar Il TRR aveva lo scopo di trasmettere al computer i dati della distanza integrandoli con quelli del TTR. Per assolvere a questa funzione era dotato di due differenti sistemi trasmittenti, selezionabili manualmente, chiamati canali A e B ed a essi erano associati altrettanti ricevitori. Nelle fasi dell’ingaggio normalmente il TRR inseguiva lo stesso target agganciato dal TTR operando indifferentemente con uno dei due canali, mentre l’altro era per posizionato su carico fittizio. Quando il target emetteva disturbi elettronici entravano in funzione alternativamente tutti e due i canali (con selezione manuale automatica) spostandosi di volta in volta su una diversa frequenza, in modo che l’inseguimento del target poteva continuare anche se il TTR non fosse stato più in grado di farlo a causa dei disturbi elettronici. Nella parte strutturale era identico a quella del TTR. Altro apparato era il radar di inseguimento del missile MTR - Missile Tracking Radar che aveva lo scopo di mettere in comunicazione missile e computer tra loro . Il computer inviava al missile i comandi guida verso il punto di intercettazione e l’ordine di scoppio, viceversa il missile rispondeva trasmettendo i suoi dati sulla posizione e la velocità lungo tutta la sua traiettoria. Il MTR agganciava elettronicamente il missile quando si trovava in una posizione verticale sul lanciatore e continuava a inseguirlo in modo automatico durante tutta la fase del volo. Il radar trasmetteva un segnale RF verso il ricevitore del missile che a sua volta tramite un suo trasmettitore rispondeva con un proprio segnale. Il computer valutava i dati di posizione del missile ed elaborava i nuovi ordini di guida rimandandoli la MTR perché li trasmettesse al missile sotto forma di segnali codificati. Il codice variava per ogni batteria Nike in modo tale che il missile non poteva venire scambiato con quello inseguito da un differente MTR magari di una base vicina. Il continuo scambio di segnali codificati permetteva, con estrema precisione, il controllo della guida e al momento opportuno l’invio dell’ordine di scoppio della testata. Il MTR terminava così la sua funzione e tre secondi dopo era già pronto per riposizionarsi su un nuovo missile designato nel frattempo, e pronto per un successivo lancio. 14 Cosa comune a le antenne TTR, TRR ed MTR che esse erano montate su pianali muniti di quattro ruote gemellari che le rendevano agevolmente trasportabili su strada. In posizione operativa tre supporti estensibili e livellati assicuravano la stabilità. Alcuni circuiti elettronici erano protetti da un radome, in resistente telo sagomato di materiale sintetico, sostenuto da una serie di aste flessibili in vetroresina. I radome erano mantenuti costantemente rigonfi da un sistema di ventilazione che dava ai radar il classico aspetto a palla, come infatti veniva anche scherzosamente chiamato.



Tratto dalla tesi discussa nella sessione estiva Anno Accademico 2022/2023 del Master in Politca MIlitare Comparata

giovedì 31 agosto 2023

Rivista QUADERNI, Anno LXXXIV, Supplemento XXIX, 2023, n. 2, 28° della Rivista Aprile Giugno 2023

 


 

 

SOMMARIO

 “QUADERNI” DEL NASTRO AZZURRO”

Anno LXXXIV, Supplemento XXIX, 2023, n. 2,

28° della Rivista. Aprile – Giugno 2023

www.istitutodelnastroazzurro.org, www.cesvam.org

 

Editoriale del Presidente Carlo Maria Magnan

IL MONDO DA CUI VENIAMO: LA MEMORIA

 

APPROFONDIMENTI

Francesco Maria Atanasio, La presenza italiana in Estremo Oriente XIX e XX secolo: diplomazia

              e forze armate.

Giovanni Riccardo Baldelli, Il Valore Militare e la Divisione “Perugia”…

DIBATTITI

Sergio Pirolozzi,Giulio Douhet, il generale che conquistò il cielo.

Giorgio Madeddu, Quando gli iglesiensi persero la medaglia d’oro al Valore Militare e né ricevettero in cambio,

             quattro d’argento. Il fatto dei Ponti di Santa Caterina del 17 gennaio 1973

ARCHIVIO

Massimiliano Monti, Origine, Sviluppo ed Organizzazione delle SS in Germania.

MUSEI, ARCHIVI E BIBLIOTECHE

Valentina Trogu, L’urbicidio di Civitavecchia, racconto di una storia attualizzabile.

Giorgio Madeddu, Il Cimitero Militare Italiano dell’Asinara. Anno 1916. Necessità di un restauro per una

                               questione di dignità.

 

IL MONDO IN CUI VIVIAMO: LA REALTA’ DI OGGI

 

UNA FINESTRA SUL MONDO

Antonio Trogu, New Start. La Russia ne sospendete l’applicazione

GEOPOLITICA DELLE PROSSIME SFIDE

Massimo Coltrinari, Lo Stato. Analisi parametrale. LO schema analitico degli scenari  Parte II

SCENARI, REGIONI QUADRANTI

Nicolò Paganelli,  Lo Stato. Analisi Parametrale. Il Messico

Posteditoriale

 

Segnalazioni Librarie. …

Autori. Hanno collaborato a questo numero.

Articoli di Prossima Pubblicazione.

 

                                     CESVAM NOTIZIE

I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno LXXXIII, VII, 2022, Luglio 2022, n. 78

I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno LXXXIII, VIII, 2022,  Agosto 2022, n. 79

I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno LXXXIII, IX, 2022, Settembre 2022, n. 80

“Quaderni” on line sono su: www.valoremilitare.blogspot.com

PER FINIRE

Massimo Coltrinari,  Il Valore Militare attraverso le Cartoline Militari ed oltre

 

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domenica 20 agosto 2023

Leonardo Avellone La Difesa Aerea in Italia negli anni 80

 


Difesa aerea italiana negli anni ‘80 

Leonardo Avellone*



A questo punto per avere un quadro del sistema Nike Hercules più completo non si può prescindere dall’analizzare la difesa italiana del periodo, e in particolare tutto il sistema integrato della difesa aerea, in modo da comprendere all’interno di quale organizzazione operassero i gruppi di intercettori teleguidati italiani. Durante la guerra fredda l’Arma Azzurra assolse il compito del controllo dello spazio aereo italiano con dei centri di comando sotterranei, alcuni anche a prova di bomba atomica, una articolata rete radar, con gruppi dotati di missili Hawk e Nike Hercules e con gli stormi dotati dell’intercettore per eccellenza F 104. La difesa italiana era inquadrata con una ben definita catena di comando, articolata su vari livelli e inquadrata poi all’interno di tutto il sistema europeo. Lo spazio aereo italiano era protetto quindi da una difesa tradizionale affidata alle forze aeree e da un sistema di intercettazione innovativo di bassa e alta quota che faceva capo a sistemi SAM. 29 Le principali missioni operative interforze ma in particolare dell’Aeronautica militare si potevano sintetizzare in 5 punti: - la difesa della frontiera nord-est che era quella principale - la difesa a sud e delle linee di comunicazione marittime - la difesa in generale dello spazio aereo - la difesa operativa di tutto il territorio e eventuali azioni di sicurezza in generale. La protezione civile allora era considerata una missione possibile ma non era inquadrata tra le priorità. Negli anni successivi tali missioni, insieme alle azioni di pace, avrebbero avuto sempre maggiore importanza, Per contrastare la minaccia di tutte le forze ostili provenienti da est e in particolare la minaccia aerea del patto di Varsavia, fu organizzato un sistema integrato e completo che va illustrato in sintesi nella sue componenti principali. - Sistema di comando e controllo Per valutare quella che è stata la catena di comando dobbiamo partire dagli anni ‘50 in cui si cominciarono insediare i vari comandi NATO. Nel 1951 il comandante supremo delle forze alleate in Europa fece sì che si costituisse e la 56° TAF - Tactical Air Force con sede all’aeroporto di Vicenza e da lì si iniziò a strutturare la catena di comando in ambito italiano. La scelta cadde sulla città veneta perché in quel luogo da decenni erano presenti un aeroporto militare, (sede del 14° stormo) e per la sua posizione molto vicina al confine del nord-est. In quei primi anni la TAF svolse i compiti di controllo dello spazio aereo. Iniziò anche ad avere relazioni con le istituzioni locali, all’interno dell’aeroporto Dal Molin di Vicenza (oggi dismesso) e nacque nel 1956 la 5°ATAF - Allied Tactical Air Force (forza aerea tattica alleata), con a capo un generale di squadra aerea italiano, con il compito dal 1962 della difesa di una vastissima area che comprendeva in pratica tutta l’Italia sino alla parte sud del bacino del Mediterraneo. In caso di guerra il comandante avrebbe gestito tutte la compagine aerea offensiva e difensiva per il controllo del cielo. Durante il periodo di pace avrebbe provveduto alla preparazione di tutti i piani operativi che venivano continuamente aggiornati, attraverso anche le numerose esercitazioni periodiche. La competenza del comando del 5° ATAF venne a sovrapporsi a quello delle tre regioni informazioni volo, cosiddette FIR - Flight Information Region assegnate all’Italia dalle normative internazionali nella versione civile, quindi note a tutta la “gente dell’aria”. La sua estensione era molto vasta in quanto andava dalle Alpi al Canale di Sicilia e dalla linea mediana dall’adriatico a quella fra la Sardegna e isole Baleari, con esclusione naturalmente della Corsica. Il comandante della 5° aveva il controllo operativo di tutto il traffico aereo militare che volava all’interno di questa vaste aree ed era responsabile 30 delle eventuali decisioni tattiche prese dai suoi subordinati. A tale scopo si avvaleva di un centro di controllo mantenuto sempre attivo il cosiddetto AOC - Air Operation Center tramite il quale operava. Nel 1981 l’ AOC venne trasferito all’interno di Monte Moscal di Affi cosiddetto WEST STAR. L’alto ufficiale comandava e gestiva per l’impiego diretto i tre ROC il 1° e il 2° (poi dismesso) e il 3° che in caso di guerra avrebbero coinvolto tutte le forze aeree nazionali. ROC - Regional Operative Command erano i comandi di guerra delle tre regioni aeree in Italia il 1° era a Monte Venda e aveva giurisdizione nel Nord Italia, il 2° era a Monte cavo sopra Rocca di Papa e fu attivo fino al 1976 e aveva giurisdizione nel centro Italia, e infine il 3° a Martina Franca con giurisdizione al Sud Italia. In caso di crisi o conflitto di fatto il personale tutto al comando della 5° ATAF si trasferiva al WEST STAR. La presenza simultanea dei comandanti della componente terrestre e aerea nonché delle rappresentanze delle forze navali della NATO operanti nel Mediterraneo tra le quali la famosa 6° flotta dell’US NAVY, garantiva al meglio lo stretto coordinamento necessario per l’impiego ottimale delle forze contro il comune nemico Un piccolo accenno va fatto alla struttura del Monte Moscal. Il nome in codice WEST STAR significava stella d’occidente ed era il più grande bunker antiatomico in Italia. Il sito era una vera e propria caverna che doveva essere considerata come divisa in quattro blocchi, di cui tre erano le gallerie principali e uno era il locale della centrale elettrica. Era provvisto di sistemi di condizionamento e apparati all’avanguardia per l’epoca. Erano presenti tutte le strutture necessarie alla sopravvivenza del personale interno, ampie scorte di acqua, un reparto di decontaminazione dotato di impianti di ventilazione. La struttura doveva funzionare in tutte le sue parti completamente isolata dall’esterno, ed era dotata di porte antiatomiche che venivano ermeticamente chiuse. Le scorte di ossigeno erano tali che permettevano la sopravvivenza del bunker per almeno sette giorni. Il sito fu progettato tra gli anni ‘58 e ‘59 e la costruzione, iniziata nel ’61, fu ultimata nel 1966 con un costo di realizzazione all’epoca di 8 miliardi di lire. La protezione stimata era da una bomba atomica di potenza di 100 kilotoni ed era assicurata dalla massa coprente rocciosa del Monte, oltre che alle strutture in cemento armato. Il sito era anche è costruito in modo da resistere ad attacchi batteriologici e chimici. Si estendeva per 13.000 m² anche se la parte operativa vera e propria era di 4.000 m² . Era diviso in due piani per un’altezza di 12 m, con due entrate Alfa e Beta e un’uscita di 31 emergenza in località vicina. La base era ovviamente controllata dai Carabinieri che facevano servizio sia all’esterno della struttura che all’interno. Altre strutture simili erano presenti sul territorio nazionale. Vale la pena di ricordare quella di Monte Soratte, vicino Roma, bunker e rifugio atomico utilizzato al tempo per la salvaguardia delle autorità politiche di alto livello. Costruito nel periodo fascista. Usato poi dai tedeschi durante occupazione come posto comando dal generale Kesserling. Iniziato ad essere operativo negli anni ‘60 con il governo Moro. Poteva ospitare poche persone, circa 100 uomini tra politici e tecnici. Le autorità sarebbero state trasferite da ogni parte del paese in rifugio in caso di crisi nucleare. Portate sul posto bendate, per non potere riferire nulla del sito in caso di rientro da cessato allarme. La segretezza dell’esistenza della struttura era essenziale, come quella delle altre simili presenti in Italia all’epoca. Sin dal 1962, con l’installazione dei moderni radar, la difesa dell’intero spazio aereo nazionale fu posta sotto controllo della NATO. Anche in tempo di pace la difesa era posta all’interno del : Integrated Air Defense Nato. In questo modo la sinergia fra le componenti operative dell’Aeronautica e i livelli decisionali dell’alleanza, interconnessi fra loro tramite un’apposita apposita rete di comunicazione e di scambio dati, consentiva tempi minimi di reazione, procedure di intervento sicuro ed efficace, standardizzazione con quelle delle altre nazioni alleate. L’unicità di comando, al fine di garantire la sovranità nazionale sulle eventuali decisioni di ingaggio di un ipotetico velivolo, vide il livello decisionale più alto. La difesa aerea integrata era sotto comando del generale dell’Aeronautica italiana nella persona del comandante della 5° ATAF con sede a Vicenza. In tal modo le forze aeree italiane restavano, come erano sempre state, “nazionali” sia pur permanentemente integrate, in quel complesso sistema politico occidentale di sicurezza collettiva, a salvaguardia della pace e della democrazia. La struttura della difesa era integrata così com’era tratteggiata nei suoi aspetti principali ed era riconosciuta dalla NATO come uno dei cardini fondamentali al contributo e al mantenimento della pace nei lunghi anni della guerra fredda. Ciò soprattutto grazie all’impiego, all’elevata professionalità, al continuo addestramento personale, alla capacità di prendere le giuste decisioni in tempi molto ristretti e in condizioni di stress emotivo. Va ribadito con forza che l’Aeronautica Militare Italiana teneva moltissimo alla sovranità nazionale sulle eventuali decisioni di ingaggio di un ipotetico velivolo ostile, o comunque a mantenere una propria autonomia su quelle che erano le decisioni da prendere in 32 un’eventuale attacco straniero. Le forze aeree italiane restarono sempre forze nazionali pur se integrate con la NATO. - Radar di scoperta “C’era una catena radar che andava da Capo Nord sino alla punta più estrema della Puglia per avere sempre una difesa continua anche di scoperta in tempo di pace. Di tutto questo sistema In Italia si parlava pochissimo perché L’Italia aveva un situazione politica atipica rispetto al blocco occidentale. In particolare la forte presenza di un partito comunista veniva vista come un pericolo reale di fuga di notizie in favore del blocco sovietico e quindi i particolari di tutte le istallazioni militari in patria erano attentamente tenuta riservate o segrete, anche alla popolazione italiana e al sistema politico di allora “ (F) La copertura radar del territorio nazionale degli anni ‘70 era da considerarsi buona per i tempi e soprattutto uniforme su tutto il territorio nazionale. In particolare sino al 1977 l’alto ufficiale per l’impiego diretto delle forze aeree utilizzava i tre ROC 1°, 2° e 3° per tutte le funzioni di difesa aerea, anche poi quando i tre ROC divennero due, con la chiusura del secondo e rimasero solo il primo e il terzo. La sala operativa attiva 24 ore su 24 riceveva via data link una selezione dei dati sintetici del traffico aereo rilevato dai 5 sottosettori di avvistamento affidate ai GRAM (gruppo radar aeronautica militare) di Lame di Concordia chiamato “Pedro”, Poggio Renatico chiamato “Pioppo”, Mortara chiamato “Puma”, Poggio Ballone “Quercia” e Potenza Picena “Bracco” eventualmente integrati da alcune posizioni di radar mobili MRCS 403 gestiti alla 122° squadra della brigata tecnica addestrativa di Borgo Piave. Per le basse quote era disponibile il sistema AWACS - NATO e la standardizzazione delle procedure e l’integrazione con tutti i sistemi di difesa NATO permetteva lo scambio in tempo reale, tramite collegamenti particolari e data link, delle informazioni riguardanti la situazione aerea. Nel 1984 ci fu l’introduzione di una nuova innovazione tecnica. Il radar di ricerca RV 377 dopo vent’anni di servizio era obsoleto e fu sostituito. Un miglioramento notevole per quanto riguarda il sistema radar italiano fu quella che avvenne con il programma con LARGOS 10. Era un prodotto italiano, realizzato dalla Selenia, caratterizzato da un’elevata potenza di trasmissione, da buone capacità ECCM - Electronic Counter Counter Measure ed anti clutter. In quell’anno ci fu una ridefinizione e ridenominazione dei gruppi radar esistenti che cambiarono nome da CRAM a GRAM (gruppi radar aeronautica militare). L’organigramma 33 era il seguente : 11° Gram Poggio Renatico, 12° Mortara, 13° Lame, 14° Potenza Picena, 15° Capo Mele, 17° Monte Scinauz, 21° Poggio Ballone, 22° Licola, 23° Capo Frasca, 31° Jacotenente, 32° Otranto, 33° San Giovanni Teatino, 34° Siracusa, 35° Marsala, 36° Crotone. Alla fine degli anni 80 si ebbe anche la novità del per quanto riguarda la difesa aerea con l’introduzione del sistema AWACS che portò il NADGE (del quale si scriverà dopo) ad essere antiquato. La svolta epocale vedeva il radar non più a terra fisso ma installato in un aereo, per la scoperta e il contrasto delle incursioni a bassa quota. Il programma operativo portò nel successivo periodo a una standardizzazione nell’ambito dell’alleanza con il NATO - Defense Planning Commit, la pianificazione della difesa aerea dell’alleanza, che approvò l’acquisizione di 18 velivoli E3-A, che non sarebbero stati suddivisi tra le 13 nazioni partecipanti ma stanziati in un aeroporto in Germania ovest, a Geilenkirchen. Questi aerei e le informazioni raccolte da questi sistemi durante le operazioni svolte, sarebbero state sempre a disposizione degli stati partecipanti al programma. Il problema era integrare il Nadge con gli Awacs. Così nacque il programma AEGIS - Airbourne Early Warning Ground Enviroment Integration Segment che integrò il Nadge e le informazioni dei 18 aerei Awacs acquistati. In tal modo tutte le informazioni venivano elaborate e integrate in un unico sistema di contrasto radar alle minacce aeree. - Difesa aerea tramite intercettazione con velivoli Per dare un quadro completo dello schieramento della difesa aerea italiana prendiamo a riferimento il 1974. In quell’anno l’Aeronautica Militare si componeva nel seguente modo : organizzazione territoriale con tre comandi di regione aerea : la 1° di Milano, la 2° di Roma e la 3° di Bari e due settori aerei Sicilia a Palermo, e Sardegna a Cagliari. Grandi unità aeree del sistema settentrionale : con la 1° aerobrigata IT con 96 rampe di missili Nike Hercules con sede a Padova, 2° stormo caccia bombardieri su G 91 a Treviso, 3° aerobrigata da caccia e ricognizione su RF 104 G (versione migliorata del F 104) con sede a Villafranca, 51° stormo caccia su F 104 S con sede a Treviso, 6° stormo caccia su F 104 G con sede a Ghedi, 5° stormo caccia su F 104 G con sede a Rimini, 8° stormo cacciabombardieri su G 91 Y con sede a Cervia, 53° stormo caccia su F 104 S a Cameri, 50°stormo caccia bombardieri su F 104 S, versione bombardiere, con sede a Piacenza, e ad Aviano vi era poi il 40° gruppo USA su Phantom. Il sistema centro-meridionale : 46° aerobrigata trasporti a Pisa in parte su Hercules C 130 il resto in passaggio dal vecchio C 119 al nuovo G 222 e il 9° stormo caccia entrambi su F 104 S a Grosseto e a Grazzanise, Altri reparti : elicotteri SAR e trasporti tra Pratica di 34 Mare e Ciampino. Il sistema meridionale/mediterraneo : 32° stormo caccia bombardieri su G 91 Y a Brindisi, 36° stormo caccia bombardieri e intercettori su due versioni di F 104 a Gioia del Colle Oltre, si aggiungono poi gli stormi antisommergibili 41° a Catania e 36° a Grottaglie con gli Atlantic. Il 1974 viene preso come hanno di riferimento proprio perché si andava verso un diminuzione di numero di aerei complessivo. Negli anni si era andati dai 450 velivoli del 1968, scendendo ai 300 / 330 del 1971-73 e hai 279 del 1974. La ristrutturazione della forza armata avvenuta dopo il 1977 portò poi a un’ulteriore diminuzione, allo scioglimento di numerosi comandi e gruppi volo, e alla fine a una inevitabile riduzione di tutto il personale e di tutte le macchine operative. L’Italia comunque aveva una chiara e indiscutibile concezione di tipo difensivistico che vedeva l’arma aerea svolgere normalmente un funzione dissuasiva anche all’interno della dottrina strategica della NATO. “E’ indubbio però che in Italia in quel periodo l’intercettore per antonomasia era l’F104 Starfighter….. C’erano diversi reparti equipaggiati con questo tipo di aereo e c’era sempre una coppia di aeroplani pronti all’intervento su allarme in 5 minuti cosiddetto “Scramble” e un’altra coppia pronta all’intervento in 30 minuti. Tutto questo giorno e notte, 365 giorni l’anno.” (G)


Testo tratto dalla Tesi di Laurea al Master di Politica Militare Comparata Sessione estiva Anno 2022/2023. La Tesi è Disponibile presso la Emeroteca del CESVAM - Roma

giovedì 3 agosto 2023

Master Temi di Tesi. Argomento Generale Le Ferrovie

 Proposte di Titoli per tesi di master :

- le stragi ferroviarie degli anni 70 e 80 : esame delle stragi, sconnessioni con la ituazione politica italiana e europea, mandanti delle stragi, ruolo dei servizi segreti deviati  in tale contesto stragista ;

- il ruolo delle ferrovie dello stato e del genio ferrovieri nella prima guerra mondiale;

- il ruolo delle ferrovie dello stato e del genio ferrovieri nella seconda guerra mondiale ;

- impiego delle ferrovie nel nord America e in Africa ( sud Africa) per scopi militari a fine 800 e nei primi decenni del 900 ;

- la via della seta ( passato presente e futuro) e le ripercussioni che ha avuto la guerra ucraina - russa sul traffico commerciale dalla Cina verso l’Europa occidentale ( cambio degli  itinerari per evitare le aree di crisi) ;

- il ruolo delle ferrovie nella guerra russo - Ucraina;

- il ruolo della compagnia ferroviaria bielorussa nella guerra russo - Ucraina;

i- l ruolo delle ferrovie nella politica dei trasporti DLF elle NATO;


Il temi di tesi, una volta accettati dalla Direzione Scientifica dei Master, avranno anche il contributo ed il sostegno, come Co-Relatore,  del Col Mario Pietrangeli, Associato al CESVAM

lunedì 31 luglio 2023

Antonio Vigliano - Attività di informazione per la sicurezza

 


 

Nel linguaggio degli organismi informativi l’Attività di informazione per la sicurezza è “l’insieme delle attività di ricerca informativa, elaborazione e disseminazione di informazioni svolte al fine di prevenire, rilevare, contenere e contrastare le minacce alla sicurezza nazionale[1]”.

L’intelligence tuttavia, resta lo strumento di cui lo Stato si serve per raccogliere, custodire e diffondere ai soggetti interessati, siano essi pubblici o privati, le informazioni rilevanti per la tutela della sicurezza delle Istituzioni, dei cittadini e delle imprese.

La conoscenza permette di decidere e, nelle migliori delle ipotesi, di anticipare, consentendo di effettuare una corretta e vantaggiosa analisi “costi-benefici”.

Considerando tale teoria versatile, sottraendo i costi totali ai benefici totali, avremo appunto dei benefici netti; avremo l’opportunità di scegliere, tra più cose, la più adatta al nostro scopo. L’intelligence svolge, pertanto, un ruolo fondamentale e imprescindibile per il quale si serve di professionalità provenienti da ambienti diversi, che agiscono secondo peculiari procedure volte a salvaguardare la riservatezza degli operatori e delle loro attività.

In Italia tale compito, con la legge 124/2007, è stato affidato al Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), il cui Direttore Generale è nominato direttamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri, e alle due Agenzie operative che si occupano delle dimensioni interna (AISI) ed esterna (AISE) della sicurezza nazionale. Tali Organismi informativi per la sicurezza sono chiamati a garantire l’indipendenza della Repubblica, la salvaguardia delle istituzioni democratiche, la protezione degli interessi politici, economici, industriali, militari e scientifici e la sicurezza anche cibernetica.

Nell’attuale scenario internazionale ormai globalizzato si assiste ad un aumento esponenziale della quantità di informazioni circolanti. Di particolare rilievo è il contributo apportato alla diffusione delle informazioni dalla nascita di Internet e al suo enorme sviluppo nell’ultimo decennio, che ha portato, per usare una metafora: “il mondo in ogni casa”. Ad esempio, grazie alla rete qualsiasi persona con un minimo di competenze informatiche può accedere, in tempi brevi, ad una notevole quantità di informazioni. Attraverso lo smartphone, utilizzato come principale strumento, da più di cinque miliardi di persone, gli individui riescono a connettersi al mondo virtuale e di conseguenza tra di loro, abbattendo tutti i tipi di barriere fisiche, ottenendo dei fenomeni in grado anche di modificare il modo di relazionarsi tra gli Stati, elaborando nuove caratteristiche della geopolitica.

Un esempio di tali effetti sono le strategie adottate dalla Cina per utilizzare i social media al fine di influenzare l’opinione pubblica americana sostenuta da una ricerca del Recorded Future. Quest’ultima infatti, con la sua esclusiva tecnologia raccoglie e analizza enormi quantità di dati per ottenere informazioni rilevanti, in tempo reale, sulle minacce informatiche.

La capacità di acquisire, ma soprattutto proteggere informazioni strategiche riguardanti settori vitali, rappresenta oggi più che mai uno degli obbiettivi principali di uno Stato.  

Per questa ragione ogni stato si è dotato di particolari organismi atti a tale scopo, i Servizi di informazione e sicurezza, conosciuti anche con il nome di “Servizi Segreti” per via delle informazioni e degli interessi da tutelare, e dei metodi “non convenzionali” atti a raggiungere tale scopo[2]. Tali organismi governativi erano presenti fin dai tempi antichi, nati soprattutto per l’acquisizione di informazioni per scopi bellici (conoscenza del territorio nemico, conoscenza delle popolazioni confinanti, capacità militari del nemico, etc.), si sono evoluti nel tempo[3], fino a divenire i moderni Servizi di informazione e sicurezza che conosciamo oggi.

I Servizi di informazione e sicurezza hanno il compito di salvaguardare la Sicurezza Nazionale[4] attraverso l’attività di informazione per la sicurezza, meglio conosciuta con il termine: “attività di intelligence”. Essa si divide principalmente in: “intelligence strategica”, atta a fornire informazioni utili alle istituzioni per la tutela della sicurezza nazionale, e intelligence operativa, atta a fornire informazioni per la condotta di operazioni degli stessi servizi o di operazioni militari e di polizia.

L’attività di intelligence è solitamente organizzata in diverse fasi[5], caratterizzate da processi ben definiti, le quali formano il ciclo di intelligence.

Dal punto di vista della sua funzione, l’intelligence può essere descritta come processo informativo, definito da un ciclo di azioni, articolato su tre fasi e finalizzato agli obbiettivi generali individuati dalle Autorità di governo:

1)     acquisizione della notizia, attraverso la ricerca, la raccolta e la valutazione dei dati acquisibili da un’ampia gamma di fonti, che vanno dal singolo individuo all’uso di sofisticate apparecchiature elettroniche. In questa fase particolare rilievo assumono le fonti aperte, come i mezzi di comunicazione di massa e la rete;

2)     gestione dell’informazione, in cui attraverso l’analisi trasforma l’elemento informativo grezzo in un articolato contributo conoscitivo; questa fase rappresenta il passaggio distintivo dell’intelligence;

3)     comunicazione all’Autorità di governo sia di semplici informazioni, sia di rapporti, analisi e punti di situazione, utili per le decisioni da assumere o per le attività da intraprendere. L’estensione del concetto di sicurezza nazionale fa sì che vengano oggi inclusi, tra i destinatari dei prodotti di intelligence, anche amministrazioni ed enti pubblici.

In considerazione delle nuove sfide, delle nuove forme della globalizzazione e della società, della sempre maggiore complessità e della rapidità di evoluzione del contesto, interno ed esterno, in cui l’intelligence si muove, si identificano diverse tipologie di raccolta ed elaborazione delle informazioni. Tra queste, in base alla tipologia di fonte informativa, si possono trovare[6]:

  • Osint Open Source intelligence – attività di raccolta delle informazioni mediante l’analisi di fonti aperte;
  • Imint Imagery intelligence – attività di raccolta delle informazioni mediante l’analisi di fotografie aeree o satellitari;
  • Sigint Signal intelligence – attività di raccolta delle informazioni mediante l’intercettazione e analisi di segnali, sia tra persone sia tra macchine;
  • Techint Technical intelligence – riguardante armi ed equipaggiamenti militari;
  • Masint Measurement and Signature intelligence – attività di raccolta delle informazioni non classificabili nelle precedenti categorie;

Essendo la Human intelligence – attività di raccolta delle informazioni mediante contatti interpersonali, va da sé che bisogna considerare inevitabilmente come questi avvengono nell’era della digitalizzazione.

La più antica di tutte è sicuramente la HUMINT (Human Intelligence), ovvero la ricerca informativa da fonti umane[7], di cui sarà approfondita la trattazione nei successivi capitoli, la quale si occupa dell’acquisizione delle informazioni tramite contatti interpersonali con diverse modalità, come ad esempio l’interrogatorio di prigionieri o di rifugiati, la raccolta di informazioni consapevoli o meno tra l’operatore e le fonti, eccetera[8].



[1] Cit. https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/quaderni-di-intelligence/glossario-intelligence.html

[2] Cossiga Francesco, Abecedario, Rubbettino, p. 12

[3] Ibidem.

[4] Condizione in cui ad un paese risultino garantite piene possibilità di sviluppo pacifico attraverso la        salvaguardia dell’intangibilità delle sue componenti costitutive, dei suoi valori e della sua capacità di                perseguire i propri interessi fondamentali a cospetto di fenomeni, condotte ed eventi lesivi o potenzialmente tali.

  Cit. https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/quaderni-di-intelligence/glossario-intelligence.html

5 https://sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/chi-siamo.html 

 

[6] Ibidem

[7]Persona, cosa o sistema tecnologico da cui vengono ottenute/tratte notizie di interesse per la sicurezza nazionale”.

Rif. Il linguaggio degli organismi informativi, PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, p.52

[8] Cosenza Raimondo, Cos’è la HUMINT. Human Intelligence, published by Raimondo Cosenza, p.4