Blog di sviluppo per l'approfondimento della Geografia Politica ed Economica attraverso immagini, cartine, grafici e note.Atlante Geografico Statistico Capacità dello Stato.Parametrazione a 100 riferito all'Italia. Spazio esterno del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro. (info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
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lunedì 19 giugno 2023
sabato 10 giugno 2023
Confine Militare dell'Italia. Aspetto orografico
mercoledì 31 maggio 2023
Rivista LIMES
Uno studio sul Peso specifico dell'Italia nel contesto europeo ed internazionale che va aggiornato all'indomani dell'arrivo al potere della Destra parlamentare
sabato 20 maggio 2023
mercoledì 10 maggio 2023
L'Italia in ambito internazionale
Sergio Benedetto
Sabetta
Già in un
editoriale a titolo “L’Italia di Draghi
ed il contesto internazionale”, pubblicato nei Quaderni del Nastro Azzurro n.4/2021, si parlava delle
problematiche dell’Italia, delle sue fragilità, in una crisi pandemica tanto
socio-economica che geo-strategica e dell’avvento di Mario Draghi quale garante superpartes sia nell’ambito interno che
esterna, tanto internazionale che nell’U.E.
Nel
conflitto che emergeva a livello internazionale, l’Italia si trovava, come del
resto l’Europa, sbilanciata verso la costruenda “via della seta” e la dipendenza dalle fonti energetiche russe,
nonché cerealicole ucraine.
La sua
posizione quale ponte al centro del Mediterraneo la espone alle pressioni
migratorie strumentalizzate sia dai vari fronti politico strategici che
economici e criminali, a cui si aggiunge la possibilità di utilizzare il
territorio italiano come stanza di compensazione nelle ondate migratorie e base
di lancio per la sponda Sud-Est del Mediterraneo.
Le sue
fratture storiche interne e l’individualismo per gruppi che la caratterizza, la
rendono idonea alle manovre esterne essendo venuta meno l’occasione di un
adeguato rinnovamento istituzionale e culturale negli anni ’90 del Novecento, a
seguito della crisi di tangentopoli, preferendo aderire ad una visione
edulcorata dell’Europa di Maastricht, propria del massimalismo europeista, e
senza volere accorgersi dei nuovi conflitti che si aprivano sia a livello
globale che tra gli stessi alleati del fronte occidentale. (L. Incisa di Camerana, La vittoria
dell’Italia nella terza guerra mondiale, Laterza 1996).
Uno
strano ripetersi, secondo modalità diverse, delle problematiche apertesi negli
anni successivi alla Grande Guerra nella ricerca di una nuova leadership, una visione
universalistica e pacifista che ha impedito il formarsi di una chiara visione
geo-strategica ed economica, lasciandoci alla mercé di influssi e pressioni
estere, come chiaramente evidenziato nel post-pandemia.
1
Nell’attuale
crisi geo-strategica, Draghi non
risultava più sufficiente per imporre una presenza dell’Italia in ambito
internazionale, essendo il suo mandato specificamente economico e dovendo
superare il tradizionale pacifismo della Nazione, nonché il timore di rappresaglie
russe.
Anche la
mancanza di solidi apparati statali che fungessero da filtro tra i litigiosi
schieramenti politici nazionali hanno pesato, nel rischio di trasformare il
territorio nazionale in una nuova arena dei potentati esteri in lotta tra loro.
Il
tramonto della Pax Americana e le problematiche, anche finanziarie, create
nello scontro in atto si possono vedere sia nei fallimenti delle banche
americane che negli scontri per le vie di Parigi, con il rischio di
destabilizzare i già precari equilibri dell’UE, ma anche nel progressivo
disarticolarsi del Medio Oriente.
Ad una
perdita di centralità del Mediterraneo, con lo spostamento della linea di
conflitto ad Est, si affianca l’insufficienza dei nostri mezzi militari dopo
anni di una politica di equilibrio tra tutti i potentati, in una ristrettezza
economica nelle possibilità finanziarie, dove a fronte dell’ingente somma da
investire nel riarmo della Germania,
l’Italia non riesce a mettere sul piatto somme considerevoli.
Anche
nell’ipotesi coordinamento a gruppi, la debolezza istituzionale dell’Italia
unita alla sua mancanza culturale unitaria in termini di obiettivi, mezzi e
interessi, ossia strategica la pone in posizione di svantaggio.
D’altronde
le politiche economiche pro-cicliche previste dal Trattato sul Fiscal Compact
del marzo 2012 e adottato dall’Italia con Legge Costituzionale n. 1/2012
prevedono politiche di austerità, momentaneamente sospese nel 2020 per la crisi
epidemica, ma già contestata a partire dal 2021 (Regolamento UE 2021/241).
(AA.VV.,
La fine della pace, Limes, 3/2022).
La
politicizzazione dell’apparato pubblico effettuata a partire con le riforme
della fine del ‘900 a seguito delle crisi degli anni Novanta, ha comportato una
mancanza di costanza e unitarietà nell’agire del pubblico, tutto teso a evitare
di assumere responsabilità e al contempo di soddisfare le attese immediate dei
politici, ossia fino alla prossima elezione.
2
Con la
fine della guerra fredda si è avuta un’ulteriore disgregazione dell’identità
unitaria con tentativi di recuperi identitari verso aspetti preunitari, ai
quali si sono sovrapposti partiti personali o digitali, in cui riunire gli interessi
personali o di gruppo nella ricerca di nuove identità futuribili, ricerca di
incerte collocazioni geopolitiche, in quella che Caracciolo definisce “terra
incognita” (L. Caracciolo, Terra incognita. Le radici geopolitiche della crisi
italiana, Laterza 2001).
Si
finisce per delegare agli altri, nonostante l’apparenza di un nostro
decisionismo, sia la nostra collocazione che le nostre funzioni, alcuni
successi imprenditoriali non possono supplire al vuoto ideale e politico che si
è creato, tutto teso al personalismo identitario, dove veniamo continuamente
scossi dalle ricorrenti crisi che la globalizzazione comporta, fino a cadere
nel vecchio motto cinquecentesco: “Francia
o Spagna basta che se magna”.
La fine
della guerra fredda nella globalizzazione del neoliberismo o
neoistituzionalismo parve riportare al centro del dibattito i principi
dell’idealismo kantiano, quale “fine della storia”, in contrapposizione al
realismo internazionalistico di Tucidide,
Machiavelli ed Hobbes.
Nessuno
Stato agisce da solo ma cerca di ottenere una supremazia attraverso alleanze,
sia per espandersi che per assicurarsi una propria stabilità interna, questo
sia in termini militari che economici, tuttavia vi è una differenza fra la
politica estera e interna, mentre la prima può agire ad impulsi, con periodi di
stasi, nella seconda vi deve essere una continuità d’azione.
Michael Brecher definisce lo stato di
crisi sotto tre condizioni:
a)
Minaccia
ai valori fondamentali della Comunità,
b)
Alta
probabilità di trovarsi coinvolti in ostilità;
c)
Tempo
limitato per reagire alla minaccia.
Si deve tuttavia aggiungere la
narrazione che colui che osserva si fa dei fatti, come se fosse oggettiva,
senza valutare la possibile soggettività della loro interpretazione. ( L. Bonanate, Prima lezione di relazioni
internazionali, Laterza 2010).
3
domenica 30 aprile 2023
L'Italia in ambito internazionale
Sergio Benedetto Sabetta
Già in un
editoriale a titolo “L’Italia di Draghi
ed il contesto internazionale”, pubblicato nei Quaderni del Nastro Azzurro n.4/2021, si parlava delle
problematiche dell’Italia, delle sue fragilità, in una crisi pandemica tanto
socio-economica che geo-strategica e dell’avvento di Mario Draghi quale garante superpartes sia nell’ambito interno che
esterna, tanto internazionale che nell’U.E.
Nel
conflitto che emergeva a livello internazionale, l’Italia si trovava, come del
resto l’Europa, sbilanciata verso la costruenda “via della seta” e la dipendenza dalle fonti energetiche russe,
nonché cerealicole ucraine.
La sua
posizione quale ponte al centro del Mediterraneo la espone alle pressioni
migratorie strumentalizzate sia dai vari fronti politico strategici che
economici e criminali, a cui si aggiunge la possibilità di utilizzare il
territorio italiano come stanza di compensazione nelle ondate migratorie e base
di lancio per la sponda Sud-Est del Mediterraneo.
Le sue
fratture storiche interne e l’individualismo per gruppi che la caratterizza, la
rendono idonea alle manovre esterne essendo venuta meno l’occasione di un
adeguato rinnovamento istituzionale e culturale negli anni ’90 del Novecento, a
seguito della crisi di tangentopoli, preferendo aderire ad una visione
edulcorata dell’Europa di Maastricht, propria del massimalismo europeista, e
senza volere accorgersi dei nuovi conflitti che si aprivano sia a livello
globale che tra gli stessi alleati del fronte occidentale. (L. Incisa di Camerana, La vittoria
dell’Italia nella terza guerra mondiale, Laterza 1996).
Uno
strano ripetersi, secondo modalità diverse, delle problematiche apertesi negli
anni successivi alla Grande Guerra nella ricerca di una nuova leadership, una visione
universalistica e pacifista che ha impedito il formarsi di una chiara visione
geo-strategica ed economica, lasciandoci alla mercé di influssi e pressioni
estere, come chiaramente evidenziato nel post-pandemia.
1
Nell’attuale
crisi geo-strategica, Draghi non
risultava più sufficiente per imporre una presenza dell’Italia in ambito
internazionale, essendo il suo mandato specificamente economico e dovendo
superare il tradizionale pacifismo della Nazione, nonché il timore di rappresaglie
russe.
Anche la
mancanza di solidi apparati statali che fungessero da filtro tra i litigiosi
schieramenti politici nazionali hanno pesato, nel rischio di trasformare il
territorio nazionale in una nuova arena dei potentati esteri in lotta tra loro.
Il
tramonto della Pax Americana e le problematiche, anche finanziarie, create
nello scontro in atto si possono vedere sia nei fallimenti delle banche
americane che negli scontri per le vie di Parigi, con il rischio di
destabilizzare i già precari equilibri dell’UE, ma anche nel progressivo
disarticolarsi del Medio Oriente.
Ad una
perdita di centralità del Mediterraneo, con lo spostamento della linea di
conflitto ad Est, si affianca l’insufficienza dei nostri mezzi militari dopo
anni di una politica di equilibrio tra tutti i potentati, in una ristrettezza
economica nelle possibilità finanziarie, dove a fronte dell’ingente somma da
investire nel riarmo della Germania,
l’Italia non riesce a mettere sul piatto somme considerevoli.
Anche
nell’ipotesi coordinamento a gruppi, la debolezza istituzionale dell’Italia
unita alla sua mancanza culturale unitaria in termini di obiettivi, mezzi e
interessi, ossia strategica la pone in posizione di svantaggio.
D’altronde
le politiche economiche pro-cicliche previste dal Trattato sul Fiscal Compact
del marzo 2012 e adottato dall’Italia con Legge Costituzionale n. 1/2012
prevedono politiche di austerità, momentaneamente sospese nel 2020 per la crisi
epidemica, ma già contestata a partire dal 2021 (Regolamento UE 2021/241).
(AA.VV.,
La fine della pace, Limes, 3/2022).
La
politicizzazione dell’apparato pubblico effettuata a partire con le riforme
della fine del ‘900 a seguito delle crisi degli anni Novanta, ha comportato una
mancanza di costanza e unitarietà nell’agire del pubblico, tutto teso a evitare
di assumere responsabilità e al contempo di soddisfare le attese immediate dei
politici, ossia fino alla prossima elezione.
2
Con la
fine della guerra fredda si è avuta un’ulteriore disgregazione dell’identità
unitaria con tentativi di recuperi identitari verso aspetti preunitari, ai
quali si sono sovrapposti partiti personali o digitali, in cui riunire gli interessi
personali o di gruppo nella ricerca di nuove identità futuribili, ricerca di
incerte collocazioni geopolitiche, in quella che Caracciolo definisce “terra
incognita” (L. Caracciolo, Terra incognita. Le radici geopolitiche della crisi
italiana, Laterza 2001).
Si
finisce per delegare agli altri, nonostante l’apparenza di un nostro
decisionismo, sia la nostra collocazione che le nostre funzioni, alcuni
successi imprenditoriali non possono supplire al vuoto ideale e politico che si
è creato, tutto teso al personalismo identitario, dove veniamo continuamente
scossi dalle ricorrenti crisi che la globalizzazione comporta, fino a cadere
nel vecchio motto cinquecentesco: “Francia
o Spagna basta che se magna”.
La fine
della guerra fredda nella globalizzazione del neoliberismo o
neoistituzionalismo parve riportare al centro del dibattito i principi
dell’idealismo kantiano, quale “fine della storia”, in contrapposizione al
realismo internazionalistico di Tucidide,
Machiavelli ed Hobbes.
Nessuno
Stato agisce da solo ma cerca di ottenere una supremazia attraverso alleanze,
sia per espandersi che per assicurarsi una propria stabilità interna, questo
sia in termini militari che economici, tuttavia vi è una differenza fra la
politica estera e interna, mentre la prima può agire ad impulsi, con periodi di
stasi, nella seconda vi deve essere una continuità d’azione.
Michael Brecher definisce lo stato di
crisi sotto tre condizioni:
a)
Minaccia
ai valori fondamentali della Comunità,
b)
Alta
probabilità di trovarsi coinvolti in ostilità;
c)
Tempo
limitato per reagire alla minaccia.
Si deve tuttavia aggiungere la
narrazione che colui che osserva si fa dei fatti, come se fosse oggettiva,
senza valutare la possibile soggettività della loro interpretazione. ( L. Bonanate, Prima lezione di relazioni
internazionali, Laterza 2010).
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venerdì 21 aprile 2023
lunedì 10 aprile 2023
Tecnologia della Difesa. UNMANNED AERIAL VEHICLES: CHE COSA SONO, TECNOLOGIE E AMBITI DI UTILIZZO III Parte
2.2.1 AMBITO DI UTILIZZO MILITARE E
SICUREZZA
In
ambito militare e sicurezza, gli UAV sono stati applicati per diverse punti.
Riportiamo di seguito i campi di applicazione più noti:
-
Dangerous
rules: per sorvegliare aree fortemente protette, la perdita
di un UAV è minore rispetto alla perdita di un velivolo con persone a bordo. In
queste missioni si utilizzano UAV Stealth, difficilmente rilevabili dai radar e
diventano difficili bersagli per i missili e fuoco antiaereo;
-
Dirty
rules: sono applicazioni sia di natura militare che di
natura civile, come il monitoraggio dell’ambiente a seguito di contaminazione
nucleare o chimiche, evitando di mettere a rischio vite umane. Gli UAV possono
anche innaffiare in maniera circolare con sostanze chimiche, normalmente
tossiche e letali per l’uomo;
-
Dull
rules: l’osservazione e la sorveglianza per lunghe ore da
parte di soggetti addestrati può portare stanchezza e perdita di
concentrazione, con conseguenze serie sul risultato della missione. Un UAV
dotato di video HD a colori, trasmissione dati, termocamere e scansioni radar
svolgono efficacemente tali lavori, ad un costo minore e senza i suddetti
limiti umani;
-
Forze dell’ordine: molti dipartimenti di
polizia utilizzano droni per garantire l’ordine pubblico e la sorveglianza di
tutte la superficie, come ad esempio accade in India; negli Stati Uniti e la
polizia usa i proni per la sicurezza. Vari UAV sono stati utilizzati da US Customs and Border Protection dal
2005 con l’intenzione di usare droni armati. L’FBI nell’anno 2013, ha
dichiarato di possedere e utilizzare gli UAV per fini di sorveglianza, mentre
nell’anno 2014 cinque di polizia inglesi riferiscono di aver ottenuto e o
gestito UAV per l’osservazione. In Italia, nell’anno 2013, la società di difesa
italiana Selex ES ha fornito un drone di sorveglianza non armata per essere
distribuito nella Repubblica Democratica del Congo, per monitorare i movimenti
dei gruppi armati nella regione e per proteggere la popolazione civile in modo
più efficace;
-
Lotta al terrorismo: da quando gli Stati
Uniti sono entrati in guerra per la lotta al terrorismo, si resero conto della
difficoltà contro una guerra irregolare e asimmetrica. Furono considerati il
modo più efficace di combattere minacce asimmetriche in guerra irregolare è
quello di condurre operazioni rapide e distruttive al fine di paralizzare il
nemico;
-
Obiettivi per l’addestramento militare:
dal 1997, l’esercito americano ha utilizzato più di 80 F-4 Phantom convertiti
in aerei robotici da utilizzare come obiettivi aerei;
-
Protezione contro altri UAV: gli Stati
Uniti hanno sviluppato sistemi di difesa contro attacchi drone di basso
livello. Alcune aziende tedesche stanno sviluppando laser da 40 kW contro UAV,
mentre alcune aziende britanniche hanno sviluppato congiuntamente un sistema
per monitorare e interrompere il meccanismo di controllo per i piccoli UAVs;
-
Protezione di convogli;
-
Ruoli di copertura;
-
Ruoli di ricerca: alcuni UAV vengono
utilizzati nella ricerca e nello sviluppo dell’ambito aeronautico, a scopo di
test. In questi casi, vengono progettati UAV in scala, sia in ambito militare
che civile, per effettuare delle prove realistiche, economiche e meno
pericolose; l’esito dei test saranno effettuare modifiche sui modelli reali;
-
Sicurezza territoriale, frontiere e lotta
ai narcotrafficanti: nel 2011 gli Stati Uniti hanno iniziato una collaborazione
con il Messico per arginare il fenomeno dell’immigrazione clandestina e del
traffico di sostanze stupefacenti attraverso il confine. L’esercito
statunitense ha iniziato a impiegare i propri UAV a seguito dell’uccisione
dell’agente dell’immigrazione Jaime Zapada, freddato da alcuni uomini armati nel
Nord del Messico il 15 febbraio 2011. Gli APR/UAV vengono impiegati per
segnalare i movimenti e la forza numeri dei narcotrafficanti, informazioni
subuto comunicate agli agenti sul territorio. Volano circa 18.000 metri di
altezza, praticamente invisibili da terra, e in un solo giorno possono
controllare minuziosamente un’area di circa 100.000 km2.
Gli UAV miliari sono tecnologie di punta che vengono
utilizzati per compiti come ricerca aerea, l’intelligence elettronica, le
ispezioni del territorio e gli attacchi missililistici. Questi possono essere
equipaggiati con antenne ad alta sensibilità in grado di rilevare eventuali
segnali relativi a minacce, inoltre possono trasmettere immagini in tempo reale
sugli obiettivi che vengono individuati, fornendo un feedback immediato alle
unità operative sul terreno. Oggi le più recenti versioni di droni militari vengono
utilizzati dalle forze militari in tutto il mondo e sono
impiegati in una varietà di missioni e compiti. Consentono agli eserciti più
piccoli di effettuare operazioni su larga scala a costi inferiori e con meno
rischi. Dai voli di ricognizione a lungo raggio utilizzati per mappare il
terreno su cui si svolgerà un attacco, agli attacchi di precisione che possono
essere eseguiti senza mettere a rischio le vite umane. Utilizzati già in altre
guerre per diversi scopi, dalle attività di intelligence, come la sorveglianza
o lo spionaggio, per la trasmissione dei dati da luoghi remoti, o per le
attività di distruzione, i droni militari vengono
comandati da remoto da personale specializzato e scelto
con alte skills tecniche, in grado di guidare le
nuove macchine della morte.
venerdì 31 marzo 2023
Tecnologia della Difesa. UNMANNED AERIAL VEHICLES: CHE COSA SONO, TECNOLOGIE E AMBITI DI UTILIZZO
UAV: AMBITI DI UTILIZZO
La
tecnologia degli UAV da quando si è sviluppata, è stata usata per fini
militari, a partire dai modelli di dimensioni molto grandi fino ad arrivare ai
modelli dell’ultima generazione[1].
Gli
ambiti di utilizzo degli UAV sono da un lato quello militare e della sicurezza
e dall’altro quello civile e scientifico.
Oggigiorno,
gli UAV sono utilizzati dalla imprese, dalle agenzie governative e dalle forze
dell’ordine. Ad esempio, se consideriamo gli Stati Uniti, possiamo dire che gli
UAVs sono utilizzati per pattugliare i confini della nazione, con l’obiettivo di
individuare i fuggitivi.
Negli Stati Uniti, i principali produttori di UAV sono:
- Aero
Vironment;
- Aurora
Flight Sciences;
- General
Atomics;
- Lockheed
Martin;
- Northrop
Grumman.
Invece
i principali produttori non statunitensi di UAV sono:
- Elbit;
-
European
Aeronautic Defense and Space Company;
- Dassault
Aviation;
- Israel
Aerospace Industries Ltd;
- Safran
Electronics & Defence.
Il Dipartimento della Difesa (DoD),
ha sviluppato UAV senza pilota e i vantaggi del suo utilizzo sono molteplici,
cioè risparmi in termini economici, sicurezza nelle missioni, incolumità per i
piloti e militari, alta tecnologia e precisione negli attacchi.
Il loro sviluppo, dunque ha lo scopo
di:
- Dare
rilievo alle missioni ISR (intelligence, sorveglianza e ricognizione), di
antiterrorismo e contro armi di distruzione di massa;
- Disporre
di una forza decisiva nelle operazioni congiunte e nella coalizioni
internazionali;
- Prendere
decisioni autonome e importanti in ogni situazione;
- Proteggere
la Patria;
Non
pochi però sono i problemi rilevati dagli appositi UAV armati nelle missioni di
guerra: etici, per le uccisioni di civili sui territori bombardati; giuridici e
legali, in rapporto al diritto internazionale e legati alla trasparenza e
all’informazione per il controllo che ha la CIA negli Stati Uniti in alcune
missioni[2].
lunedì 20 marzo 2023
Tecnologia della Difesa. UNMANNED AERIAL VEHICLES: CHE COSA SONO, TECNOLOGIE E AMBITI DI UTILIZZO
Di Guseppe Cozzi
NASCITA, EVOLUZIONE E PROLIFERAZIONE DEGLI
UAVs
Lo scopo
di questo paragrafo non è quello di fare una lunga digressione sulla storia
degli UAVs, bensì di analizzare quali siano state le motivazioni che hanno
portato ad una rapida evoluzione e articolata proliferazione dei droni, soprattutto
in ambito militare. La sigla UAV (Unmanned Aerial Vehicle) in italiano anche
detti APR (Aeromobile a Pilotaggio Remoto) racchiude tutti quei velivoli senza
pilota. Nati prettamente in ambito militare, il loro uso, con il passare degli
anni, si è esteso anche all’ambito civile (per esempio monitoraggio ambientale
o supporto alle operazioni di pubblica sicurezza). Gli UAVs, o droni, vengono
pilotati grazie ad alcune stazioni di controllo a terra (o anche imbarcate), le
cosiddette Ground Control Station (GCS), sia nelle fasi di decollo/atterraggio
sia nella fase di condotta della missione di volo. La propulsione,
generalmente, è affidata a dei turboreattori che garantiscono velocità
subsoniche dell’ordine di Mach 0,9. Per quanto attiene alla superficie alare,
più è grande più viene assicurata una rilevante autonomia ad alta quota. Per
quanto afferisce ai sistemi di cui gli UAVs sono dotati, ogni esemplare è
costituito dall’equipaggiamento che più si attaglia alla missione assegnata.
La
storia dei velivoli a controllo affonda le sue origini fin dai primi studi e
ricerche sul volo: infatti, da quando furono realizzati i primi oggetti volanti
più pesanti dell’aria, quasi contemporaneamente si è iniziato a pensare a come
controllarli a distanza. Il primo impiego conosciuto è da attribuire all’utilizzo
di mezzi aerei controllati da parte dell’esercito Austro-Ungarico, che impiegò
alcuni palloni aerostatici per colpire Venezia durante l’assedio del 1849,
senza esporsi al fuoco dei cannoni della difesa.
I primi
esempi seri di studio di veicoli volanti teleguidati nacquero però durante la
Prima Guerra Mondiale, con l’impiego diretto dei primi aerei e della radio,
invenzioni di recentissima realizzazione. Il professor Archibald Low, ingegnere
arruolato come capitano nei Royal Flying Corps, con una squadra di 30 tecnici
mise a punto il progetto “Aerial Target” (AT): il primo velivolo a motore con
testata bellica e sistema di pilotaggio attuato via impulsi radio[1].
Durante la Seconda Guerra Mondiale poi, i tedeschi svilupparono la Ruhrstal
1400X, conosciuta come Fritz X: si trattava di una bomba perforante con
superfici telecomandate via impulsi radio a onde ultracorte costruita attorno
ad una bomba convenzionale SC250, con capacità accresciuta a 1.400 chili.
La sua vittima più celebre fu la corazzata Roma della Regia Marina italiana,
affondata tra il golfo dell’Asinara e le bocche di Bonifacio il 9 settembre
1943, in cui persero la vita 1352 marinai.
Con lo
scoppio della Guerra Fredda, il bisogno di avere una sorveglianza sempre più
efficiente nonché la necessità di effettuare missioni furtive, spinse la United State Air Force ad apportare
cambiamenti agli aerei da combattimento, rendendoli più simili ai droni e
quindi idonei ai loro scopi. La CIA assegnò alla Loockheed Corporation, una
delle più importanti industrie aerospaziali statunitensi e mondiali dell’epoca,
un contratto per la progettazione e realizzazione di un aereo ad alta velocità
e ultra stealth. L’aereo in questione venne chiamato Lockheed U-2, ma purtroppo
non ebbe un grande successo, infatti fu abbattuto in guerra e il pilota venne
sequestrato. Alla luce di questo episodio, la necessità di creare velivoli
senza pilota a bordo divenne sempre più incombente. L’industria statunitense Teledyne Ryan,
specializzata nella produzione di drone da ricerca o bersagli volanti, sviluppò
dall’AQM 34 Firebee, velivoli lanciabili da terra o sganciabili dalle ali di un
aereo madre (di solito un aereo da trasporto Lockheed DC 130 Hercules) con
compiti di ricognizione strategica o di guerra elettronica: questi velivoli
difatti erano riempiti di apparecchiature per analizzare e disturbare le
emissioni radio e radar del nemico, oppure per effettuare ricognizioni
fotografiche. Il primo ciclo di queste missioni delicate fu svolto sulla Cina
nel 1964, con ottimi risultati, ma anche con la perdita per abbattimento o
avaria di numerosi esemplari. Così vennero sviluppate versioni via via più
performanti. L’impegno americano nel conflitto del Vietnam vide un esteso uso
degli UAV sul territorio Nordvietnamita e sul quello contiguo cinese.
Le
pesantissime perdite subite dalle forze aeree statunitensi, in termini di aerei
abbattuti e di uomini uccisi o catturati, in quasi dieci anni di combattimenti,
raffrontati con le prestazioni sempre più spinte dei droni e i dati di perdite
in continua diminuzione fecero sorgere spontanea a Washington la considerazione
di affidare ai velivoli senza pilota anche una parte delle missioni di
combattimento, dotandoli di armamenti e sistemi di puntamento adatti.
Negli
anni successivi le caratteristiche dei droni iniziarono a cambiare per
adattarsi a più moderne esigenze. Il focus passò dalla velocità alla
manovrabilità e al peso, droni sempre più simili a quelli attuali vennero
prodotti anche con materiali più leggeri e innovativi, come la fibra di
carbonio e fibra di vetro. Negli anni ‘70 fu prodotto il Lockheed MQM-105
Aquila, il primo drone dalle dimensioni ridotte capace di volare con il pilota
automatico. Il suo punto di forza risiedeva in innovativi sensori capaci di scovare
obiettivi nemici sia di giorno che di notte. In quegli stessi anni, l’Israel
Aircraft Industries11 (IAI) sviluppò lo Scout, un drone economico e semplice da
produrre, ma allo stesso tempo molto resistente e difficile da distruggere.
Grazie ad una telecamera montata nella torretta, questo drone ‘low-cost’
riusciva a fornire ai suoi utilizzatori immagini a 360 gradi. Negli anni ‘80
vennero progettati i Canadair serie CL-89 e Cl-289, utilizzati fino ai primi
anni 2000. Con un’autonomia di circa 140 Km e una capacità di registrazione di
10 minuti, il CL-89 aveva il compito di sorvegliare e raccogliere informazioni
sulle postazioni nemiche. Nel 1984, la IAI e la Tadiran costituirono la Mazlat
Ltd, e da lì a poco svilupparono il famoso Pioneer. Questo drone, seppur non in
grado di trasportare grossi carichi, poteva volare in autonomia su un percorso
prestabilito ed essere controllato da una stazione a terra in grado di
conoscere la sua posizione in tempo reale. Il suo punto di forza era quello di
riuscire a trasmettere, attraverso un sistema di telecomunicazione line of
sight (LOS)12, informazioni visive in diretta e, in caso di problemi,
assicurare comunque l’integrità delle informazioni, grazie ad una modalità di
backup. Nel decennio 1990-2000 sempre più nazioni hanno cominciato ad
interessarsi agli APR, segnando così un periodo di grande sviluppo nella
produzione di droni. L’introduzione del sistema di telecomunicazione GPS ha
permesso agli APR di essere gestiti su un più ampio raggio d’azione, e i vecchi
radiocomandi e giroscopi sono stati sostituiti dalle apparecchiature di
controllo digitali (DFC) In quegli anni sono nati anche i primi droni solari,
droni dotati sia di motori elettrici alimentati da pannelli solari, i quali
alimentavano i motori e tutte le attrezzature di bordo.
I droni
solari non sono stati l’unica novità del decennio precedente gli anni 2000,
infatti, anche un’altra classe di droni, basata sulla ricognizione e
sull’azione a lungo raggio, ha preso vita in quello stesso periodo, dando così il
via ad una nuova generazione di APR dotata di sistemi ad infrarossi e
attrezzature intelligenti. Questi strumenti venivano utilizzati per lo
spionaggio di segnali elettromagnetici, attività meglio conosciuta con il nome
di SIGINT (SIGnals INTelligence). Si tratta della raccolta di informazioni
mediante l'intercettazione e analisi di segnali, sia emessi tra persone
(communications intelligence - COMINT), sia tra macchine (electronic
intelligence - ELINT), oppure una combinazione delle due. Tra i più conosciuti
ricordiamo l’RQ-1 PREDATOR (Figura 1.11), un monoplano ad ala bassa della
categoria MALE (medium altitudine, long endurance - media quota, lunga
autonomia) costruito nella metà degli anni 90 dalla General Atomics. Dal valore
complessivo di circa 40 milioni di dollari, l’RQ-1 (R-ricognizione, Q-senza
pilota) è stato progettato per svolgere missioni di ricognizione, è entrato in
volo per la prima volta nel 1995 ed è stato utilizzato da diversi Paesi ma
principalmente dalla United States Air Force. Questo APR era dotato di diversi
sensori e una fotocamera frontale che forniva immagini a colori ad alta
definizione, inoltre permette di essere guidato in maniera remota da una
stazione composta da 50/55 persone, attraverso un joystick e un collegamento
satellitare o radio. Aveva un grande raggio d’azione (730 km circa) e
un’autonomia che si aggirava intorno alle 17 ore. Successivamente fu dotato
anche di missili, cambiando il suo nome in MQ-1 e denominato Killer Drone /
Hunter, perché non solo era capace di svolgere missioni di ricognizione, ma
anche di identificare un obiettivo nemico e combattere.
I drone
odierni, con tutta la loro dotazione di apparati elettronici, la loro
flessibilità di uso e la loro economicità di gestione, costituiscono sistemi
d’arma competitivi contro le attività di guerriglia, come sperimentato in Iraq
e Afghanistan. Per la prima volta, un pilota, seduto in una stanza a migliaia
di chilometri dal velivolo che sta pilotando, con a sua disposizione le stesse
avanzate strumentazioni di controllo (anche satellitare) che potrebbe avere su
un jet da guerra e le armi di precisione più letali degli arsenali moderni, può
colpire praticamente chiunque e dovunque sul globo terrestre. Un drone come il Global Hawk può volare ininterrottamente
per più di 30 ore, il che addirittura permette di avvicendare nella missione
più piloti che potranno godere così di turni di riposo. L’immensa capacità
bellica, con un minimo carico, raggiunta da questi aerei però pone anche
questioni di tipo morale e relative anche alle leggi di guerra internazionali.
giovedì 9 marzo 2023
Italia: un paese border line dall'incerto futuro
L'Italia ospita basi statunitensi. (Vds carta del 28 febbraio 2022) La logica conseguenza della Campagna d'Italia vinta dagli Stati Uniti con gli altri Alleanti in Italia nel 1945. In Sicilia e nel resto della penisola vi sono Cimiteri di guerra statunitensi, a ricordare a tutti che l'Italia è stata conquistata, nella versione più generale, liberata dagli USA. Pertanto gli Stati Uniti avranno sempre la tendenza ad avere l'Italia sotto la proprio sfera di influenza. Durante la guerra Fredda l'Italia è stato una fedele alleato degli Usa, e una militanza nella NATO di tutto rispetto, nonostante ospitasse uno dei più forti partiti comunisti dell'occidente. Con la fine della guerra fredda al partito Comunista che minacciava la fedeltà agli Stati Uniti si è sostituita la destra veterosocialista sovranista, nazionalista antiatlantica, ed antieuropeista della Destra ( Forza Italia, Lega e simili) che continuarono e rinverdirono i rapporti che il Partito Comunista aveva con Mosca. Dinamiche similari, che fanno dell'Italia un paese sempre inaffidabile, border line, sempre sul baratro di una catastrofe nazionale. Con il 24 febbraio 2022 è iniziato l'appello di chi sta con chi. Non è possibile avere metà classe dirigente che sta da una parte e l'altra metà che sta con l'altra. Per dirigenti di una nazione teocratica, come la Russia o addirittura la Cina, una volta usati questi leader come teste di turco e conquistato il potere, non vi è più appello o considerazione. Non saranno come gli Stati Uniti che permetteranno una vita democratica, libera, e nel rispetto dei Diritti Umani L'Italia diventerà una delle tante Bielorussia, governata da un satrapo o da un boiardo di stato, senza alcun peso nella stanza del potere, in cui vegetare sarà una delle condizioni più auspicabili.


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