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lunedì 20 febbraio 2023

ROma vista da Mosca. Ad un anno di distanza dall'invasione

 Ad un anno dall'inizio delle operazioni in Ucraina, Mosca vede Roma sempre con grandi riserve. Nel corso degli anni ha investito molto , iniziando dalla amicizia personale tra Putin e Berlusconi il cui apice è stato raggiunto a Pratica di mare, al vertice NATO. Russia. Una bella iniziativa che ha dato copiosi frutti, compresi i segreti Nato trovati dagli Statunitensi negli Uffici del Servizio Segreto Iracheno nel 2003 giunti da Roma via Mosca. UN'amicia di Berlusconi per Putin è inossidabile, tanto che ancora in questi giorni dichiarazioni dell'Uomo di Arcore sono orienti a giudizio negativi sulla leaderschip ucraina, alla opposizione all'invio di aiuti  ed armi. Tutto a favore di Mosca. I l parti dei Cinque Stelle con l'allora ministro degli esteri Di Maio aveva favorirto la più grande azione di spionaggio in Italia da parte russa dal termine della guerra fretta con la scusa degli aiuti COVID. In più azioni palesi di spionaggio sono emerse anche nell'ambito dello Stato Maggiore Difesa, con un ufficiale superiore arrestato dal nostro controspionaggio in flagranza di reato e la conseguente espulsione di 25 "diplomatici" russi accreditati in Italia Accanto a questo occorre mettere che la Lega con Salvini e tutto pro Mosca, e questo è dal 2014 una costante. Mosca deduce quindi che l'Italia sia un ottimo veicolo per una disgregazione della Nato, obiettivo primario della Russia intenta a diventare Super potenza e riconquistare le posizioni perdute nel 1989. 

La risposta dell'Italia è stata la politica di Draghi, che ha sganciato, con sacrifici, la dipendenza energetica dell'Italia dalla Russia, ha aderito compatta all'azione di aiuto all'Ucraina, ed è divenuta uno dei pilastri Nastro nel fronte sud, fronteggiando con perizia la flotta russa in Adriatico e nel Mediterraneo centrale. Il nuovo governo addirittura ha visto il Presidente del Consiglio andare a Kiev e ribadire totalmente la linea Draghi. La Russia ha reagito con parole insultati verso la leaderswchip italian con le parole del Vice presidente Merdved, che onestamente appare un fedele esecutore di ordini, uno yesman di prima grandezza nell'orbita putiniana.

Italia sempre più europea e atlantica; questo se vuole sopravvivere. Ma si deve anche capire che gli alleati nostrani di Putin sono da emarginare e combattere, se si vuole rimanere indipendenti e non arrivare ad essere come i bielorussi, autentiche vittime che nessuno ricorda di una volontà di dominio totale della teocrazia moscovita.

giovedì 9 febbraio 2023

Pensiero unico nel pluralismo di una Europa unificata

 


Sergio Benedetto Sabetta

 

 

            Vi è attualmente una notevole difficoltà nel pensare il concetto di Europa nei termini socio-politici di U.E., che cosa è l’Europa? Cosa dovrebbe essere? Vi sono una pluralità di visioni, ognuna frutto di interessi, storie e culture differenti ma strettamente intrecciate tra loro, in cui secondo il punto di vista si possono sottolineare le differenze o le similitudini, una parentela tendenzialmente litigiosa ma obbligata a convivere per storia e ristrettezza dei luoghi, avvolta in un continuo scambio culturale.

            La centralità della Germania sia in termini geo-strategici che economici, il suo peso nei confronti dei vicini ma anche la sua storia recente del Novecento, crea aspettative, inquietudini e dubbi, da una parte si vorrebbe che prendesse delle posizioni più decise, chiare e mettesse la sua forza economica a disposizione dell’Unione, dall’altra vi è un timore che debordi schiacciando gli alleati, creando malessere, nella difficoltà di riportare la sua concezione austera e comunitaria dell’economia con quella mediterranea del disavanzo collettivo a beneficio dell’individualismo familiare.

            Gli Stati Uniti a loro volta, da protettori di una U.E. utile agli scambi economici e quale bastione contro il blocco orientale guidato dall’U.R.S.S., hanno acquisito una certa indifferenza strategica mista a diffidenza per il forte surplus commerciale della Germania.

Anche il rapporto con la Russia e la Cina da parte dell’U.E. sono oggetto di attenzione e incomprensione, alcuni problemi finanziari e di destabilizzazione dell’area del Mediterraneo, con i loro strascichi immigratori, non appaiono essere estranei quali risultati di manovre oltreoceano, l’Italia come pedina nei rapporti tra l’area germanica e gli U.S.A.

            La Banca centrale europea (BCE), quale clone della Bundesbank, ne ha ereditato la cultura della stabilità fondata sulla bassa inflazione e la stabilità del cambio, elementi inseriti in statuto, l’austerità contabile che ne è conseguita alla crisi del 2008 tende a scaricare sugli Stati Uniti l’onere della ripresa, con profonde problematiche per le aree periferiche, le cui difficoltà aumentano il potere del centro moderando ulteriormente l’inflazione e la diffidenza sia degli U.S.A. che di altre aree dell’U. E.

Solo la Francia forte del suo peso strategico resiste ad una accentuata austerità, ondeggiando nel suo rapporto con Berlino per la quale l’asse Parigi - Berlino è fondamentale per la stabilizzazione dell’U.E.

            La Francia da parte sua ha teso a compensare il dinamismo economico tedesco con la potenza militare e l’attività diplomatica, ma le crisi che si sono succedute dai primi anni Duemila con il rigetto da parte francese nel 2005 della costituzione europea, l’eccesso di tecnocrazia imposto all’U.E. con il Trattato di Lisbona del 2006, la crisi finanziaria del 2008, la non brillante gestione della primavera araba nel 2011, con la successiva collegata crisi migratoria, e le recenti crisi della pandemia e della guerra in Ucraina hanno reso evidenti oltre ai limiti francesi anche quelli dell’Unione, obbligando Berlino e Parigi a riconsiderare i loro rapporti, ancor più nel momento in cui la crisi europea si era già manifestata con la Brexit della Gran Bretagna.

            L’uscita dell’Inghilterra dall’U.E. e le difficoltà francesi nel gestire militarmente e diplomaticamente le crisi e i conflitti alla periferia dell’Unione, per non parlare della guerra all’Est, hanno dato nuova valenza al progetto “Ankerarmee” elaborato a Berlino e proposto alla conferenza della Sicurezza di Monaco del 31/1/2014.

Vi è la necessità ed opportunità di un maggiore impegno nella difesa comune, considerato il peso economico e geopolitico, ma vi è anche il rischio di creare tensioni vista la memoria storica, nasce pertanto la necessità di appoggiarsi sulla Francia per stemperare i timori ed evitare futuri conflitti, ma anche di mantenere una fedeltà alla Nato e cercare di continuare a coinvolgere la Gran Bretagna.

            L’impegno militare non può che accrescersi gradualmente evitando pericolosi eccessi, che destabilizzano tanto gli equilibri con gli altri partner dell’Unione che all’interno della stessa Repubblica Federale, dove è cresciuta una cultura che delega la difesa all’esterno con i relativi costi, concentrandosi solo sugli aspetti economici della produzione ed export.

Una cultura che con il tempo da punitiva e contenitiva si è rivelata conveniente alla nuova economia globale, eliminando parte delle spese militari improduttive e concentrando ricerca e sviluppo sull’export, fino ad esplodere con la fine della Guerra fredda.

            Nonostante la diffidenza l’offerta di Berlino di diventare “Ankerarmee” (esercito àncora), in modo da ottenere delle forze armate continentali specializzate per settori e con un potenziale industriale - militare autonomo, è stato già accolto da alcuni Stati dell’area germanica quali i Paesi Bassi e la Repubblica Ceca.

Ancora più interessante è l’istituzione dall’aprile del 2017 del Kommando Cyber und Informationsraum (Comando cibernetico e dello spazio informativo), con  base a Bonn, con il compito di ciberdifesa ed in futuro di sviluppare una potenzialità offensiva quale alternativa al potenziale nucleare.

            In questi scenari il “gruppo di Visagrad”, nel raccogliere quattro paesi dell’ex patto di Varsavia, si pone quale gruppo di pressione all’interno dell’Unione tra l’area occidentale e quella russa, depositari di una propria storia drammatica del Novecento e di una cultura condivisa sui valori e sui diritti forgiata dai drammi del secolo di ferro, d’altronde l’U.E. ha due linee di frattura: una ad Oriente con il mondo Russo e l’altra a Sud nel Mediterraneo, linee che si saldano nel Medio Oriente, di cui il mondo balcanico nella sua frammentazione ne è una rappresentazione.

            Il Mediterraneo considerato da sempre elemento di instabilità per il confluire e il raffrontarsi di culture diverse, interessi confliggenti e incrociarsi di vie di comunicazione, è per l’Europa una soglia estremamente delicata, i cui paesi europei che su di esso si affacciano possiedono una fragilità strutturale ed una cultura alternativa a quella del Nord.

La Spagna è stata vista dalla Germania, per un certo lasso di tempo, quale possibile alternativa all’Italia nel bacino del Mediterraneo, al fine di una eventuale stabilizzazione e integrazione dell’area, ma la speranza è andata a spegnersi a causa delle tensioni interne e delle crisi economiche, mentre la Grecia è finita commissariata.

Resta l’Italia con la sua storia particolare quale unico paese immerso nel Mediterraneo, vi è tuttavia una fragilità strutturale dello stesso dato dalle divisioni interne dovute anche dalle sue differenze storico – culturali, ulteriormente accentuatesi in questo momento di crisi.

            Già Luttwak prevedeva negli anni Novanta del secolo scorso il sovrapporsi del conflitto geo-economico al classico conflitto militare, un conflitto che si apriva anche tra gli ex alleati del fronte occidentale così da superare “la visione serafica dell’Europa di Maastricht propagandata dal massimalismo europeista”(87, L. Incisa di Camerana, La vittoria dell’Italia nella terza guerra mondiale , Laterza, 1996).

 L’Italia in questi nuovi scenari assumeva una visione universalistica tra una agenzia dell’ONU e la C.R.I. (1), senza una politica estera ben definita, seguendo la politica già perseguita durante la guerra fredda di un basso profilo militare, adeguandosi al clima politico e sociale esistente prevalentemente pacifista e ripiegato sulle dinamiche interne, tale da trasformare l’Italia in un possibile campo di battaglia socio-economico per Stati e potentati esteri, come nel XVI secolo in cui ad una ricchezza culturale ed economica corrispondeva una debolezza politico-amministrativa (2).

            L’Italia risulta quindi essere stretta tra  Germania e Stati Uniti, sottoposta a facili pressioni internazionali sia dirette che indirette, basti pensare alle ripetute crisi finanziarie del debito pubblico, alle pressioni migratorie e alle infiltrazioni cinese e russe, con una politica estera indecisa, in affanno nella difesa del proprio capitale industriale, percorsa da fremiti pacifisti, terzomondisti e idealisti nel pubblico ma fortemente individualista nel privato, sostanzialmente delocalizzata nel proprio intimo e quindi nell’impossibilità di inserirsi, se non occasionalmente, sia nel triangolo Parigi-Londra-Berlino che nel duopolio Parigi-Berlino, non in grado di assumere una politica europea coerente ed erede di una cultura in cui la “commendatio” è parte del proprio essere.

            Le tensioni e i conflitti finora descritti, sia interni tra visioni politiche differenti, che esterne, secondo un arco di crisi che va dal Baltico al Mediterraneo per estendersi all’Atlantico, hanno fatto sì che in mancanza di una forte legittimazione politica derivante dal voto delle popolazioni europee, prevalessero le tecnostrutture di Bruxelles e della BCE, espressione delle maggiori forze nazionali europee, creando dei poli naturali obbligati , ma mettendo a rischio nel tempo la tenuta della stessa U.E., non resta che rifarsi alla storia dell’Europa.

            Togliendo la struttura variabile propria della costruzione politica dell’Impero romano, già il cristianesimo ha originariamente manifestato una marcata autonomia culturale tra le diverse comunità, una fluidità istituzionale con centri direttivi paritari, dove esistevano “le Chiese” e non “la Chiesa”, solo lentamente si formò una struttura istituzionale più accentrata, ma comunque mai come quella che emerse dal Concilio tridentino nel XVI secolo.

Ne sono testimoni i vari concili ecumenici che si susseguirono nel IV e V secolo, tutti orientati per il prevalere politico della parte orientale dell’Impero, a cui si affiancarono i concili locali provinciali, ma anche alla dissoluzione dell’Impero d’Occidente una costellazione di regni romano-barbarici diedero origine ad una variabile notevole nei rapporti interni tra popolazione ed esterni con l’autorità formale dell’Impero, per non scordare dell’articolazione del Sacro Romano Impero e delle trasformazioni subite nella sua millenaria storia fino allo scioglimento napoleonico, come anche della pluralità dell’Impero asburgico.

            Vi è in altre parole nella genetica dell’Europa una varietà di forme e culture che ne determinarono una apparente fragilità ma che costituiscono quell’intreccio che ne rende resistente la matrice alle perdite e alle aggressioni, impedendo la nascita di un pensiero unico ma l’esistenza di una serie di pensieri complementari in osmosi fra essi.

Occorre pertanto evitare che il prevalere di una tecnostruttura autoreferente, non legittimata dalle popolazioni, conduca al dissolvimento dell’Unione per un autoritarismo implicito che tenda ad appiattire le comunità su un’unica visione prevalente, l’amalgama ci sarà ma avverrà spontaneamente e nei modi differenti da luogo a luogo, né devono trarre in inganno i facili entusiasmi dei momenti di crescita in quanto è nelle crisi che si vede la bontà di una costruzione.

 

lunedì 30 gennaio 2023

Massimo Iacopi Custodia gennaio 2023

 RIVISTA MILITARE MARITTIMA, n. 12, del mese di dicembre 2022

- “PROBLEMATICHE dei SEMICONDUTTORI”. Questo saggio, segue temporalmente quello sul 5 G, già pubblicato sul numero di dicembre 2021 della stessa Rivista Militare Marittima. L'obiettivo precipuo di questa complessa ricerca (oltre tre mesi) era quello di concorrere ad una migliore comprensione e di completare il quadro che accompagna l'introduzione del 5G, attraverso l'esame delle problematiche connesse direttamente ed indirettamente ai semiconduttori. Questi ultimi rappresentano la spina dorsale della nuova tecnologia e costituiscono, oggi, l'oggetto di una guerra aperta e sotterranea, non dichiarata, fra USA e Cina per il dominio della progettazione e produzione nello strategico settore. Di fatto, i semiconduttori risultano ormai onnipresenti intorno a noi; essi equipaggiano i prodotti informatici, ma anche le automobili e gli oggetti connessi. Gli USA hanno riarticolato le catene di approvvigionamento dei componenti elettronici e stanno rivedendo le loro catene di produzione. I Cinesi sono stati costretti ad organizzarsi per evitare una penuria di microprocessori (chips, pulci). La progettazione di questi preziosi componenti costituisce ancora la forza di qualche impresa occidentale, mentre si acuisce il confronto ed una lotta feroce per il dominio tecnologico del settore. Nello specifico, il saggio dopo una breve premessa tecnica e l'esame della situazione attuale riferita agli USA, prende in considerazione le interrelazioni fra criptomonete e semiconduttori, un fenomeno che ha determinato la penuria dei chips e di schede video sul mercato ed un vistoso incremento del loro valore. Successivamente, esamina la situazione della Cina nello specifico settore e la sua espressa volontà di rivestire un ruolo primario nell'approvvigionamento di metalli rari e nella progettazione e fabbricazioni di semiconduttori. Nella parte finale del lavoro viene, infine, fornito qualche deludente elemento, relativo alla situazione complessiva dell'Europa di fronte al fenomeno. Da ultimo, un ricco apparato di note e bibliografico fornisce utili elementi per una migliore comprensione e per possibili approfondimenti sullo specifico argomento.

giovedì 19 gennaio 2023

Gli Ordinamenti Militari Italiani dal 1919 al 1939

Il presente volume nel quadro del tema generale “Le riforme militari tra il 1919 ed il 1939.” tratta  e  descrive la evoluzione degli ordinamenti militari italiani tra le due guerre mondiali, via via che si sono succeduti in un ventenni  di accelerate e susseguenti riforme dello strumento militare italiano.

Ci si inserisce neil dibattito che va avanti dagli anni del secondo dopoguerra in merito all’adozione della divisone binaria, per la fanteria, e delle divisioni “celeri”. Un dibattito veramente interessante che il presente volume ed il prossimo sicuramente ravviveranno. E quindi entrambi i volumi rappresentano una fonte di titoli per le tesi del Master in Storia Militare Contemporanea, di cui i volumi sono integrati nell’offerta didattica. E questo è valido non solo per la seconda guerra mondiale, ma anche per le guerre precedenti il 1940, compresa quella in Etiopia e l’intervento a sostegno a Franco, in Spagna.

Il volume tratta anche aspetti particolari con l’ordinamento delle Truppe Coloniali e della Guardia alla Frontiera. Per le prime vi era il retaggio dell’Italia umbertina, mentre per la seconda un Corpo di recentissima formazione che doveva difendere le frontiere, soprattutto quelle settentrionali, sulle

Giovanni Riccardo Baldelli, Socio della Federazione di Ancona dell’Istituto del Nastro Azzurro. E’ docente al Master di 1° Liv. in Storia Militare Contemporanea dal 1796 al 1960 attivato presso la Università degli Studi N. Cusano Telematica Roma.

In Copertina: Cartolina postale militare dedicata all’Armata del Po. (Collezione dell’Autore)


 IL volume può essere chiesto a: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

giovedì 5 gennaio 2023

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

 

INFOCESVAM

BOLLETINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO IX, 35/36, N. 6, Novembre – Dicembre 2022, 1 gennaio 2023

IX/6/626 La decodificazione di questi numeri è la seguente: IX anno di edizione, il mese di edizione di INFOCESVAM, 626 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento. Questo numero è principalmente  dedicato alla indicazione dei blog attivati come complemento della piattaforma www.cesvam.org

IX/6/627 – Il volume “Il Quadro di Battaglia del Regio Esercito Italiano – 10 giugno 1940 a cura di Massimo Coltrinari e Luigi Marsibilio è stato pubblicato. Progetto “Ordinamenti”. Il volume è disponibile presso la segreteria dell’Istituto.                                                                                                                                      

IX/6/628 Il Volume dedicato alla storia delle compagnie telegrafiste nella Prima Guerra Mondiale di Monica Apostoli è giunto alla fase del manoscritto 4. Avuto il visto del Collegio dei redattori è stato proposto alla Presidenza della Associazione Nazionale Trasmettitori per una pubblicazione congiunta. A metà gennaio 2023 riunione per le decisioni operative.

IX/6/629 Il blog www.atlantestrategico.blogspot.com riporta il quadro di insieme dei maggiori fatti geopolitici del momento attraverso carte esplicative. Utile per l’aggiornamento dei dati di situazione riguardante i maggiori problemi. Attivi i limk di riferimento per l’approfondimento dei temi proposti.

IX/6/630. Dal 15 gennaio 2023 l’Università “N Cusano” riprende appieno in presenza le sue attività sospese per via della esigenza sanitaria. Il ricevimento studenti sarà quindi anche in presenza per coloro che gravitano su Roma, fermo restanti le modalità seguite fino ad ora. Info  www.unicusano.it/master

IX/6/631 Albo d’Oro Nazionale dei Decorati al Valor Militare. Il Dott. Roberto Orioli ha predisposto il programma base per la alimetazione con l’iscrizione dei decorati; attivato il collegamento con l’Archivio Digitale in essere.

IX/6/632 Il blog www.guerradiliberazionelastoria.blogspot.com riporta dati ed indicazioni riguardante elementi di aggiornamento del Dizionario minimo della Guerra di Liberazione 1943-1945. Indicazioni in merito sono riportati in merito al Volume dedicato agli Indici ed ai Percorsi di Ricerca

IX/6/633 Il volume dedicato alla Prigionia in Africa Orientale nel secondo conflitto mondiale  a raggiunto la realizzazione del manoscritto n. 2 Una sessione di ricerca è stata svolta il 13 e il 14 dicembre sia presso l’Archivio di Stato di Roma sia presso l’Ufficio Storico dell’Esercito a Via Lepanto dal Direttore, e dal  Dott. Giovanni Riccardo Baldelli.

IX/6/634. Albo d’Oro Nazionale dei Decorati al Valor Militare. Indetta una riunione il 10 gennaio 2023 per l’attivazione delle modalità di alimetazione. Saranno Presenti il Direttore del CESVAM, il Dott. Orioli e la dott. Chiara Mastrantonio per la prima azione di tutoraggio.

IX/6/635 E’ uscito il n. 4 del 2022 Anno LXXXIII, Supplemento XXVII, Ottobre – Dicembre 2022, 27° della Rivista, di “QUADERNI” . Eventuali copie possono essere richieste alla segreteria (segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)

IX/6/636 Il blog www.prigioniadiguerra.blogspot.com riporta gli aggiornamenti del Dizionario minimo della Grande Guerra. Inoltre indicazioni sui volumi dedicati alle “Riflessioni sulla Grande Guerra” N. 13, n.14, n.15 della Collana I Libri del Nastro Azzurro

IX/6/637 Il blog www.uniformologia.blogspot.com riporta indicazioni sul costume  militare recente; in particolare riporta le uniformi della ex URSS  e dei Paesi del Patti di Varsavia. Inoltre tavole sinottiche dei gradi e distintivi e decorazioni degli eserciti dei paesi citati. Base per eventuali tesi di laurea riguardanti la Unione Sovietica e  il suo potere militare.

IX/6/638 Glossario 1945 per il Dizionario minimo della Guerra di Liberazione 1943 -1945. Alla data del 31 ha raggiunto e oltrepassato i 1000 previsti. Attualmente è alla revisione degli Autori. Contattata la Casa Editrice per la edizione a Stampa prevista per la metà del mese di Gennaio 2023.

IX/6/639 Il blog www.internamentoereticolati.blogspot.com riporta gli aggiornamenti sulla ricerca dedicata l’Internamento in Germania dal 1943 al 1945. Documenti per sostenere la tesi del III Fronte della Guerra di Liberazione. Sono state lette indicazioni che gli internati in Germania non fecero parte della Guerra di Liberazione. La prima domanda da porre a questa tesi è: alloca chi sono?.

IX/6/640 Target di Piattaforma Cesvam per Gennaio 2023. Aggiornamento Comparto “QUADERNI2 con l’inserimento di tutte le copertine della Rivista uscite fino al dicembre 2022

IX/6/641 La Rivista “QUADERNI ON LINE” ha avuto nel 2022 26036 lettori/accessi con una media di circa  2200 lettori/accessi con punto di oltre 3000 nei mesi più attivi.

IX/6/642  Il blog www.storiamilitare.blogspot.com riporta le tracce di tesi per il Master in Storia Militare Contemporanea  per la IV Edizione, Anno Accademico 2021

IX/6/643– Compendio 1945 del Dizionario minimo della Guerra di Liberazione è arrivato al manoscritto n. 5 E’ predisposta la stampa presso la Casa editrice per la fine del gennaio 2023

IX/6/644. Nel n. 6 del 2022 del Periodo dell’Istituto nella IV di Copertina sono state pubblicate le Copertine dei Volumi 13, 14,15 su “Riflessioni sulla Grande Guerra” che completano il Dizionario Minimo della Grande Guerra

IX/6/645 -  Ricerca materiali ed iconografia del Nastro Azzurro. Approntato un piano di ricerca delle Medaglie e delle Produzioni dell’Istituto al fine di acquisire documentazione per i Libri del Centenario in fase di approntamento.

IX/6/646  Il blog www.studentiecultori.blogspot.com riporta indicazioni sulle modalità didattiche della frequenta dei master. In particolare indicazioni  sullo stato di apprendimento dei testi preposti tramite test facoltativi.

IX/6/647. Il blog “Atlanteitalia.blogspot.com raccoglie le note sulla situazione italiana attraverso le carte. Attualmente dei blog geografici è il meno frequentato, forse per via del mancato aggancio ai motori di ricerca.

IX/6/648 Target di Piattaforma Cesvam per Gennaio 2023. Aggiornamento Comparto “QUADERNI ON LINE con l’inserimento di tutti Indici fino al Dicembre 2022. Attualmente sono riportati gli indici fino al n. 55 riferito al Luglio 2020.

IX/6/649.  Il blog www.atlanteuropa.blogspot.com raccoglie le note di aggiornamento delle sinossi del Master di Politica Militare Comparata in relazione agli eventi sul confine orientale europeo e le sue conseguenze, soprattutto sul piano energetico e sull’equilibrio delle forze

IX/6/650 Prossimo INFOCESVAM sarà pubblicato il 1 marzo 2023. I precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM.

giovedì 8 dicembre 2022

UN Italia dalle prospettive non rosee. L'arma dei MIgranti


 L?azione di Mosca per creare disunione nella UE  sembra avere un arma in più potenziata con l'arrivo al Goiverno delle forze sempre all'opposizione in Italia guidate dalla Signora Meloni. La maggor parte degli emigranti arrivano dalla Cirenaica, terrotiroi controllato da Mosca  Oltre 50.000 emigranti sono previsti che arrivino in Italia da quelle coste. Già la frattura con la Francia ha portato un buon successo a Mosca. L'intesa con Parigi di Roma per la firma del trattato del Qurinale sembra in calo. L'Italia in Europa è sempre più isolata e sembra divenire la ruota di scontra dell'altro grande alleato di Mosca, l'Ungheria. Un arma questa dei migranti che sembra sia impiegata con successo, data anche l'incapacità di ogni governo che si sussegue in Italia di controllare le organizzazioni criminali che stanno dietro queste rotte navali. UN buon miscuglio di opportunità per il Cremlino che sfrutta solamente le debolezze dei responsabili di Roma


Data ormai la evidente debolezza di Mosca, che non è in gradi di svolgere una politica di ampio respiro per la sua manifesta crisi militare e quindi anche economica non si comprende quale politica estera segua la Signora Meloni e a quali alleati vada a chiedere sostegno. Rifiutata ideologicamente l'Europa in  quanto tale, con la Russia in queste condizioni, con la Cina lontana, l'unico alleato sembra l'Ungheria. Veramente molto deludente, anche nel fresco ricordo di Draghi, padrone assoluto di tutte le situazioni in cui chi veramente conta lo accettavano come consigliere ascoltato e di riguardo. Un Italia ormai avviata a fare la fine della Gran Bretagna che dopo dieci anni di governi di destra ed antieuropeisti ed europei, si trova letteralmente sul lastrico, non bastando più nemmeno la Monarchia con i suoi riti a tenere in rotta una nave piena di debiti, errori, e incapacità di trovare soluzioni efficaci.

L'unica speranza per gli italiani è che le parole della Signora Meloni si avverino, ma dopo le recenti esperienze qualche riserva rimane.


martedì 29 novembre 2022

Massimo Iacopi MORIRE per l’UKRAINA ?

 



 

Pubblicato nel mese di maggio 2022 sulla Rivista Informatica Graffiti on line (www.graffiti-on-line.com) con il titolo:”CHI E’ DISPOSTO A MORIRE PER L’UKRAINA” 

https://www.graffiti-on-line.com/home/opera.asp?srvCodiceOpera=2026

 

Il titolo, volutamente provocatorio, vuole intercettare le indecisioni, le preoccupazioni, i timori, le divisioni, gli egoismi degli Occidentali e degli Europei, di fronte al problema dell’Ukraina. Anche gli USA sembrano incerti, ma forse con la loro reticente azione, essi stanno assestando un colpo mortale all’Europa, che non riesce a vedere oltre e condannata ad una deplorevole condizione di impotenza: nemica della Russia e vassalla dello zio Sam.

 

Sovrasta su tutta l’Europa un’aria da guerra fredda, sembrerebbe con la stessa ripartizione dei ruoli come al tempo della grande rivalità Est Ovest: di fronte alla Russia, potenza aggressiva, gli USA, difensori della libertà. Ma a guardarci meglio e da più vicino, la realtà geopolitica odierna appare alquanto diversa. Dall’ottobre 2021, l’Ukraina aveva denunciato una inquietante mobilitazione dell’esercito russo sulle sue frontiere: circa 100 mila soldati, centinaia di carri armati ed aerei. Kiev, l’America e l’Europa parlavano di una guerra “forza d’invasione” pronta ad aiutare i separatisti pro-russi dell’est dell’Ukraina (Donbass).

Gli Americani, fornitori quasi esclusivi delle informazioni sulla incontestabile agitazione militare russa, ha avuto non poche difficoltà a convincere i loro alleati con questo scenario di guerra, anche se queste informazioni allarmiste sono state ritrasmesse per diversi mesi, senza verifiche, nelle capitali europee e dalla maggior parte dei media occidentali. A riguardo, sono subito apparse analisi discordanti. In Germania, la coalizione SPD-Verdi si è immediatamente divisa sull’argomento. La Francia è rimasta prudente. Nonostante il suo aperto sostegno all’Ukraina ed alla NATO, ha tenuto a condurre autonomamente le sue missioni di intelligence. L’analisi della situazione da parte dei militari francesi non ha condiviso l’allarme USA sulla minaccia di una invasione russa. In Italia, sbollito un iniziale romantico ed istintivo entusiasmo pro Ukraina e pressati da una situazione di rifornimento energetico (gas e petrolio) fortemente sbilanciata con il gigante russo, ognuno, a livello politico, ha ripreso i suoi giochetti di quartiere con i soliti distinguo e bizantinismi annessi.

Ma, in effetti, c’è ancora qualcuno disposto a morire veramente per l’Ukraina ? Non certo gli Europei, troppo divisi fra di loro anche per oggettive differenze di situazione. Forse neanche gli Americani, indubbiamente ancora sotto l’effetto della loro fallimentare partenza dall’Afghanistan. Nel gennaio 2022, anche gli USA hanno iniziato ad operare qualche distinguo nelle loro analisi operative. Joe Biden, molto marziale nelle sue dichiarazioni pubbliche antirusse, spingeva anche i suoi diplomatici a riprendere i contatti con i Russi, per evitare qualsiasi conflitto, particolarmente angosciato dalla prospettiva delle prossime elezione di metà mandato (novembre). Questi “segnali” avevano consentito di rilanciare il negoziato con Mosca, nonostante l’annuncio di nuove sanzioni e di un aiuto economico e militare a Kiev.

Putin aveva smentito qualsiasi progetto di invasione, pur lasciando aleggiare il dubbio sulle sue vere intenzioni. Uomo pragmatico e realista, egli conosce la fragilità di Biden e la pusillanimità dei dirigenti europei e giocando sui rapporti di forza del momento egli ha adattato la sua linea di azione alla situazione. Uomo paziente, egli ha mosso e muove le sue pedine al meglio degli interessi della Russia e non certo in linea con quelli della morale universale. Quale era il suo vero obbiettivo ? In primo luogo, dissuadere Kiev dal lanciarsi alla riconquista dei territori perduti nel 2014. In seguito, e soprattutto, bloccare qualsiasi integrazione dell’Ukraina con la NATO, una prospettiva temuta ed annunciata sin dal 2008. I Russi si sono opposti a questo processo di allargamento, messo in opera sin dalla fine dell’URSS. Essi ricordano, a tale riguardo, l’impegno assunto dal Cancelliere tedesco Kohl e dal Segretario di Stato USA, Baker, nel marzo 1991, di fronte a Mikhail Gorbacev, di non allargare la NATO. Sfortunatamente per loro, si è trattata solamente di una promessa orale, mai rispettata … . In 30 anni, le frontiere della NATO sono avanzate di mille chilometri verso la Russia. E con il prossimo passo ipotizzato sarebbero potuti arrivati a soli 600 Km. da Mosca.

Visto da Mosca, questo allargamento viene percepito come un disegno di accerchiamento strategico del loro paese. Per la Russia, si tratta di un incubo geopolitico, di un casus belli. Nell’agosto 2008, Putin era riuscito a bloccare questo processo di allargamento alla Georgia. Oggi ed i fatti lo dimostrano, si può ampiamente constatare che il presidente russo non è assolutamente disposto ad accettare qualcosa di simile in Ukraina, poiché questo immenso territorio (Ukraina: frontiera; marca di frontiera) offre ai Russi uno spazio ed una profondità di protezione e sicurezza di 600 mila Km2. D’altronde, Mosca, già da tempo, aveva chiaramente avvertito: “Noi non permetteremo mai che nostri territori storici … vengano utilizzati contro la Russia”.

In Ukraina, Putin si era già impadronito della parte di territorio che il suo paese desiderava ardentemente: la Crimea, con Sebastopoli, il suo porto strategico sul Mar Nero. Fra i suoi obiettivi c’è indubbiamente l’annessione delle autoproclamate repubbliche del Donbass, ma, i fatti lo dimostrano, nei suoi piani iniziali era prevista anche la completa, ma fallita, acquisizione, di tutta l’Ukraina.

Per la Russia e per Putin non c’è in gioco la sola Ukraina, ma molto di più in prospettiva. Con questa mossa, Putin viene a stabilire una sua nuova posizione strategica nelle relazioni con l’Occidente: egli vuole cambiare i rapporti e gli equilibri di sicurezza che dominano in Europa sin dal 1991. Per questo, egli chiede il ritorno della NATO alle sue frontiere del 1997 e “garanzie giuridiche”. Se Putin si è azzardato a fare questo passo, vuol dire che gran parte delle sue valutazioni strategiche erano reali e che, in ogni caso, la situazione strategica complessiva si è comunque modificata. Con lui, la Russia ha ritrovato (apparentemente in modo parziale) i mezzi della sua volontà di potenza politica. La Russia parla ora ad alta voce e con più forza nei confronti dell’America e Biden questo l’ha perfettamente capito. Si tratta, però, di vedere quanto questo agitarsi e mostrare i muscoli di Mosca siano effetto di una concreta realtà e quanto, invece, essi derivino da bluff e dalla propaganda e questo gli USA forse lo sanno. Ma se quest’ultimi non hanno ancora scelto decisamente la via diplomatica per risolvere la questione, questo può significare o che non hanno ancora capito bene il gioco di Putin, oppure che si sentono ancora forti da non temere le azioni russe. Per quanto concerne l’Europa, si deve malinconicamente osservare che, ancora una volta, l’UE si è limitata a contemplare il passaggio del treno della storia e la sua accresciuta impotenza !! (dove è la sua forza di dissuasione militare e nucleare ???? !!!), senza trarne fino in fondo le debite conseguenze. Putin, l’ha deliberatamente esclusa dalla discussione, in quanto egli vuole ora parlare con il vero “padrone” e non con il “vassallo”. La stessa sorte è toccata anche all’orgogliosa Francia, giudicata come un soggetto “camuffato”, cioé inaffidabile e trattata come una “sinecura”. In tale contesto, che dire delle varie iniziative diplomatiche italiche agli occhi di Mosca ? (Draghi, vassallo “mascherato” degli USA, supportato da un bibitaro apprendista stregone e da uno scriteriato capo leghista che si comporta da “Don Chisciotte” padano).

 

 

mercoledì 9 novembre 2022

Le elezioni politiche in Italia nel commento de "La Civiltà Cattolica"

 Il numero 4136 del 15 ottobre/5 novembre 2022 di LA CIVILTA' CATTOLICA in un editoriale riporta i risultati delle elezioni politiche in italia del 25 settembre 2022 che hanno assegnato al centrodestra, guidato dal partito dei Fratelli d'Italia una maggioranza in Parlamento. Una affermazione, commenta la Rivista dei Gesuiti, ampiamente prevista. Il Partito Democratico ed i suoi alleati sono stati sconfitti, presi anche in contropiede dalla fine anticipata della legislatura. Il Movimento 5 stelle ha sfruttato lo spazio lasciato libero a sinistra. Il cosiddetto "terzo polo" si è attestato al 7,8% Molto preoccupante l'allontanamento dei cittadini dalla politica: il 36% degli italiani non si è recato alle urne ed è la percentuale più alta di sempre. Il 36% significa che che in un corpo elettorale di oltre 51 milioni di persone oltre 18 milioni si sono risultati di andare a votare. Il partito che ha vinto le lezioni, Fratelli d'Italia ha raccolto il 26% dei voti espressi, ovvero circa 7 milioni di voti. La coalizione di centro destra, vincitrice il 46% dei voti. ovvero ovvero circa 14 milioni di voti. In termini assoluti è difficile parlare di maggioranza degli italiani che hanno fatto la loro scelta a destra. Ogni forza politica in Italia che governa è sempre minoritaria, da circa 15 annia questa parte. LA CIVILTA' CATTOLICA  si augura che si possa vivere uno stile di moderazione tra le forze politiche evitando le radicalizzazioni e trovando vie di mediazione di ricerca del bene comune.

Editoria, pag. 305.

domenica 30 ottobre 2022

A Roma, Nuovo Governo

 Si è insiedato il Nuovo Governo. Tutto sembra che stia per andare per il meglio. Grandi dichiarazioni. Sorrisi.Faremo, vederemo, innoveremo. Grandi promesse. Squadra che promette ogni cosa. Sembra di vivere i giorni d'estate quanto le squadre di calcio fanno il mercato estivo e ogni nuovo campione che arriva sembra destinato a portare la squadra a vincere e raggiungere tutti i traguardi. Ogni squadra sarà la prima.

Un altro mese di grandi dichiarazioni, e a Natale arriverà la realtà come per tutti i governi, forse ad eccezione di quello di Draghi, composto da tecnici di altissima preparazione e non da politici, da trent'anni a questa parte. Ci saranno le faide interne, i tradimenti, levati tu che mi ci metto io,  e durerà i classici 15 mesi come da media di ogni governo italiano. La speranza , come sempre , è di sbagliarsi, ma i precedenti non sono incoraggianti.

lunedì 26 settembre 2022

Le Elezioni politiche. Considerazioni a margine



 Il risultato delle elezioni politiche confermano i sondaggi che da oltre tre mesi, dalla caduta del Governo Draghi, avevano predetto. Subito occorre marcare che la Rai Ente Pubblico si era già uniformata a questi risultati incidendo nella campagna elettore oltre la sua veste istituzionale. Occorre quanto prima, ma è una utopia, sottrarre L'Ente Televisivo di Stato al monopolio dei Partiti. Esiste una trasmissione da oltre 40 anni che puntualmente, con la scusa dell'equidistanza, sta dalla parte del vincitore di turno. In una democrazia vera questo non accadrebbe, in una oligarchia allargata, si. 

 Il dato principala e che su 50 milioni di italiani aventi diritto al voto solo poco meno del 60% sono andati a votare. Questo significa che il sistema partitico non è accettato da oltre il 40% degli italiani. Come nelle precedenti votazioni, si è andati a votare sperando che le cose cambino in meglio. Nel 2018 la grande adesione ad un partito che oggi e praticamente scomparso, tranne una raccolta di voti nel meridione d'Italia con forti sospetti dell'intervento dell'antistato in virtù del reddito di cittadinanza. Questo è un modo per essere mantenuti dallo Stato e fare un secondo lavoro in nero, che questo partito ha introdotto. Non eletto anche uno dei suoi leader più significativi. Le grandi speranze del 2018 sono tutte naufragate con questo voto. Ora è la stessa storia. Gli italiani si sono riversati su un partito, quello di destra, mai stato al potyere che si spera faccia cambiare le cose. In realtà non cambierà nulla o quasi, e fra cinque anni, forse, assisteremo alla settsa parabola del vincitore del 2018. Un dato è da rilevare. In declino totale chi si era alleato e rappresentava gli interessi della Russia in Italia.

La sinistra ha pagato pesantemente la mancanza del senso della realtà. Per chi combatte per arrivare alla fine del mese non è prioritario battaglie a tutto campo sul ius soli, sui diritti degli omossessuali e via andando sul l'onda del radical chic,  che sulla carta sarebbero anche sacrosante, ma vale per chi ha le spalle coperte, la sicurezza economica, il presente ed il futuro assicurato. Chi, già ricco, è caduto nella povertà chi era povero ed è rimasto povero  difficilmente comprende questa politica raffinata da elites culturali d'avanguardia. Riuscire a perdere un collegio come quello di Sesto San Giovanni una volta definita con orgoglio la Stalingrado d'Italia feudo assoluto del Partito Comunista con un 49% dato alla leader della destra è un impresa, al negativo, epocale. Come epocale, ed occorre riflettere, la perdita secca delle regioni dette "rosse" Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Marche. Qui vi è stata la devastante parabola di Renzi, per molti un grande traditore della sinistra ( anche per tutti i coinvolgimenti di personaggi a lui vicino in tema di banche fallite a danno dei piccoli risparmiatori).

Più che una vittoria della destra appare una sconfitta della sinistra, che deve recuperare i suoi valori, scendere nella realtà della vita, capire che cosa sia il precariato, capire cosa vuol dire una scuola che non educa, non insegna ed illude, a cui fa da megafono una università sempre più esamificio specializzato nella non preparazione al mondo del lavoro, con relativa fuga di cervelli all'estero, che vanno via per sopravvivere, per fermarsi a questi primi punti. 
Grande euforia per la destra, ma nella campagna elettorale hanno trionfato le tre P:
Promesse, sapendo poi che non potranno essere mantenute e non saranno mantenute
Polarizzazione: litigio tutti contro tutti, aggressività a tutto tondo,  beceri in tavole rotonte di presunti esperti al soldo del persuasore occulto
Post Verità: non è il caso di dire come stanno le cose, racconta come il tuo interlocutore voglia che siano e farlo credere che sia così. Conquista il suo consenso e gestisci il potere che ti è stato dato.

Il partito vincitore ha detto tante cose, prim fra tutti che non è fascista, nel senso tradizionale del termine. Sarà dura per la sua leader tenere a freno quella fascia che vuole assolutamente rievocare e viveri i buoni tempi andati. La grande fortuna di tutti, sia a destra che a sinistra, che per gran parte nessuno conosce la Storia, quella vera, ma solo la post verità sul fascismo, un qualcosa che non è mai esisto, una fiction, una favola che tutto indora. Quindi è tutto bello e tutto santo. Certamente chi stava sui carri bestiame diretto in Germania, se fosse sopravvissuto avrebbe qualche cosa da puntualizzare. Ma il tempo è andato ed è bene ancora vivere di speranza e di illusione. Come nel 2018, quando  i vincitori di quelle elezioni erano convinti di realizzare ogni cosa che speravano, senza sapere come e cosa fare.

Con le citate Tre P in piena funzione affrontiamo questi cinque anni, che saranno come i cinque anni trascorsi.L'unica speranza è che l'Europa non ci abbandoni, altrimenti saremo una delle tante repubbliche sudamericane di buona memoria, sprofondate nella miseria nella povertà e con elites da quarto mondo.

mercoledì 21 settembre 2022

Anno Accademico 2022/23 Iscrizioni ai master Politica MIlitare Comparata e Terrorismo ed ANti terrorismo internazionale

 

L’Istituto del Nastro Azzurro, tramite il CESVAM – Centro Studi sul Valore Militare, ha attivato presso la Università degli Studi N. Cusano Telematica Roma master di 1° livello e corsi di perfezionamento  colti, nel quadro dei programmi accademici, a diffondere ed approfondire gli studi e le ricerche sul Valore Militare.

1.      Master di 1° Liv. In “Storia Militare Contemporanea. Dal 1796 ad oggi”.  presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma. Attivato dall’anno Accademico 2018/2019 (per laureati)

Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

Master di 1° Liv. In “ Politica Militare Comparata. Dal 1960 ad oggi. presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma. Attivato dall’anno Accademico 2020/2021 (per Laureati). Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

Master di 1° Liv. “Terrorismo ed Anti Terrorismo Internazionale”. presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma. Attivato dall’anno Accademico 2021/2022 (per Laureati). Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

Corso di Aggiornamento e Perfezionamento . “Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma.. Attivato dall’anno Accademico 2021/2022 (per Diplomati). Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

I Soci del nastro Azzurro hanno condizioni agevolate di iscrizione che sono riportate sul bando

Ulteriori Indicazioni ed approfondimenti: info  didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.org

venerdì 9 settembre 2022

Nota sulla guerra

 

Sempre, stupidamente, in guerra

Un rosario doloroso, che pare inevitabile: la guerra nel Tigrai, con i bambini morti; e ancora l’Africa, che non trova pace; il Pakistan strozzato dalla crisi politica e da quella ambientale; poi, di nuovo e sempre l’Ucraina, con il 20% del territorio in mano ai russi e la guerra che pare infinita. Ancora una volta, l’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo segue la strada del racconto e dell’analisi per spiegare le ragioni delle troppe guerre del Pianeta. Ogni volta, in ogni caso, in ogni singolo luogo di scontro, significa confrontarsi con l’irrazionalità: la pace sarebbe sempre possibile, la guerra sempre evitabile. Serve solo l’intelligenza di capire che avere più equilibrio fra ricchezze, diritti e esseri umani significa vivere meglio. Il Mondo non ha bisogno di patrioti ed eroi. Ha bisogno di intelligenza.
Fonte: Atlante delle Guerre settembre 2022

martedì 30 agosto 2022

Rimini, il Papa, i Cattolici e Draghi con un dubbio: Porta Pia.



 Ad un mese dalla caduta del Governo Draghi in Italia  è iniziata la campagna elettorale. I partiti politici si presentano agli elettori con il variegato mondo delle promesse elettorali, sapendo benissimo che non potranno mai mantenerle. Le interferenze della Russia attraverso i partiti a lei collegati in questa campagna sono evidenti. La dichiarazione del Presidente Russo Medved che invita gli italiani a non votare per un governo, come quello passato, "idiota" rappresenta la superbia la spocchia di una Nazione non solo sull'orlo di una disintegrazione come quella del 1989, ma incapace di vincere una guerra, da lei chiamata operazione militare, contro una nazione che praticamente era nella sua orbita, Come ulteriore segno di debolezza ha mandato quattro navi in Adriatico, cercando di creare quel clima di scontro che andrebbe tutto a favore dei suoi partiti in Italia, nell'indifferenza totale degli Italiani, in vacanza, e tallonata dalla unità della marina Militare italiana che lo dovevano fare d'ufficio.

A Rimini, in quel consesso in cui anni fa accolto Berlusconi definito "uno di noi", che ha celebrato un matrimonio-non matrimonio , che si candida a Presidente della repubblica ad ogni occasione ora i cattolici, che hanno ricevuto l'ordine dal papa di astenersi dalla campagna elettorale devono per forza giocare la parte degli ubbidienti e non possono esultare ancora per una destra che si presenta con un programma retrivo: sovranismo ( ovvero il debito italiano lo pagano gli italiani, come giusto,) e la rinnovata autarchia di buona memoria. Ancora non siano arrivati a staccare le cancellate e a rovistare nelle cantine, ma ancora qualche passo e riusciremo ad avere le materie prime strategiche che ci servono con questo approccio altamente strategico. Però, occorre dirlo, faremo contento Medved, e non è poco.

Sarà un bel vedere  a settembre nel quadro della maturità degli Italiani. Dopo aver sostenuto i 5 Stelle che effettivamente ci hanno fatto vedere le stelle, che ancora non si è capito perchè hanno fatto cadere il Governo, mossa propedeutica alla loro scomparsa,  ora vediamo se lasciando l'Europa e lasciando chi ci può aiutare (Nato, Ocse UE ecc.) riusciremo a peggiorare una situazione che la più galoppante fantasia non poteva immaginare. 

Draghi a Rimini ha tracciato il quadro di quello che si deve fare. Vediamo se i Cattolici, che ancora non hanno digerito Porta Pia, ma hanno un Papa, che venendo da un altro  mondo, cerca disperatamente  un pochino di farli rinsavire.  Certamente non quel gruppo di cattolici "doc" che in una Chiesa di Via della Conciliazione a Roma pregano ogni sera in modo sentito ed accorato per la morte di questo. Papa. Lui chiede sempre di "pregare per lui" Forse non intendeva questo tipo di preghiere.  Il dubbio rimane: a Porta Pia i piemontesi sono stati troppo buoni...

sabato 20 agosto 2022

La prigionia in mano ai Francesi 1940 -1945


 La prigionia in mano ai Francesi nella seconda guerra mondiale in termini di crudeltà ed efferatezza non fu inferiore a quella  nazista. Il Volume raccoglie le testimonianze  di coloro che ne furono protagonisti.

 Tale violenza ha assuto questo grado estremo anche per la politica italiana del fascismo, soprattutto il momento della entrata in guerra dell'Italia nel giugno 1940, quando la Francia era stata ormai sconfitta e prostrata. Chi semina vento sempre ha raccolto tempesta.

domenica 24 luglio 2022

La Caduta di Draghi

 A conferma di quanto si scriveva, la politica italiana è sempr epiù inaffidabile, Draghi, e la sua squadra di tecnici non hanno più la maggioranza. Ora si va alla elezioni anticipate chiedendo al popolo sovrano chi ci deve governare. Ardua richiesta in quanto la classe politica, al contrario di altre professioni, non esprime persone che abbiano la capacita di affrontare temi complessi. Tutti possono fare tutto, il problema è come. Pertanto ancor auna volta l'Italia dimostra che non è in gradi di selezionare e esprimere una classe dirigente. Mancano quelle he una volta erano le scuole di formazione, confessionali, laiche di partito e chi arrivava alla politica era espressione di una selezione meritocratica degna di nota. I mesi che ci aspettano saranno all'insegna delle promesse, tanto nessuno le mantiene. Ad ognuno di queste occorre valutarla attraverso la griglia: come, le si realizza, con che soldi e con che uomini, A Roma ancora eccheggiano frasi " il vento cambierà.." il vento sta cambiando" In sei mesi risolveremo questo e quello. In realtà il vento non è cambiato, non è stato risolto quello che si voleva risolvere ma in più abbiamo un altro strato di persone che si sono fatte le posizioni lucrative e di rispetto su promesse  e favole. Il rischio qualunquista è evidente, ma la realtà in politica, in prospettiva futura, supera sempre la più galoppante negativa fantasia.

domenica 10 luglio 2022

La politica Italiana sempre più inaffidabile

 Le attuali vicende della maggioranza con le altalene del partito di maggioranza relativa che ancora non ha deciso che cosa sia, rendono sempre più inaffidabile la politica italiana, che ormai non sa più esprime leader e persone che siano in grado di poter gestire l'interesse pubblico. Aumenta la preoccupazione dei cittadini che di fronte alla pandemia e di fronte alla guerra in corso assistono a comportsmrtni che non sono proprio rassicuramti

domenica 19 giugno 2022

Antonio Trogu Evoluzione della nato

 



La sigla NATO sta per North Atlantic Treaty Organization, ovvero Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord. Si tratta di un'organizzazione internazionale che ha lo scopo di creare una collaborazione fra i paesi membri sotto il punto di vista della difesa.

 

La NATO nasce dal Patto Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949, ed entrato in vigore il 24 agosto dello stesso anno. L'organizzazione ha sede a Bruxelles, in Belgio e i paesi fondatori sono stati 12 mentre oggi la lista dei paesi membri ha invece raggiunto quota 30:

BELGIO (1949)

 

REGNO UNITO (1949)

 

ESTONIA (2004)

 

CANADA (1949)

 

STATI UNITI (1949)

 

LETTONIA (2004)

 

DANIMARCA (1949)

 

GRECIA (1952)

 

LITUANIA (2004)

 

FRANCIA (1949)

 

TURCHIA (1952)

 

ROMANIA (2004)

 

ISLANDA (1949)

 

GERMANIA (1955)

 

SLOVACCHIA (2004)

 

ITALIA (1949)

 

SPAGNA (1982)

 

SLOVENIA (2004)

 

LUSSEMBURGO (1949)

 

POLONIA (1999)

 

ALBANIA (2009)

 

NORVEGIA (1949)

 

REPUBBLICA CECA (1999)

 

CROAZIA (2009)

 

PAESI BASSI (1949)

 

UNGHERIA (1999)

 

MONTENEGRO (2017)

 

PORTOGALLO (1949)

 

BULGARIA (2004)

MACEDONIA DEL NORD (2020)

 

 

                    periodico italiano.it

 

L'elenco è in continuo aggiornamento, poiché,  come previsto dal regolamento dell'organizzazione,  può diventare membro della NATO “qualsiasi altro Stato europeo in condizione di soddisfare i principi di questo trattato e di contribuire alla sicurezza dell'area nord-atlantica”; ma con solo due limiti generali:

·                Solo gli Stati europei sono candidabili per l'ingresso

·                I candidati devono essere approvati da tutti i membri attuali

La NATO si impegna a risolvere pacificamente le controversie. In caso di fallimento degli sforzi diplomatici, ha il potere militare di intraprendere operazioni di gestione delle crisi in base alla clausola di difesa collettiva presente nell'Articolo 5 del Trattato di Washington o dietro mandato delle Nazioni Unite, da soli o in collaborazione con altre organizzazioni internazionali.

 L'articolo 5 del Trattato di Washington stabilisce che un attacco armato a uno dei paesi membri viene considerato un attacco diretto contro tutte le parti dell'organizzazione. Ciò comporta, si legge nell'articolo, che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell'esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall'art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l'azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l'uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell'Atlantico settentrionale.

Durante la Guerra Fredda, la NATO aveva una missione chiara e rigorosa contrastare e sconfiggere il Patto di Varsavia[1]. Dopo la caduta del muro di Berlino e il dissolvimento del nemico storico rappresentato dal Blocco Orientale, la NATO ha perso il suo status difensivo, trasformandosi in un partenariato di collaborazione militare tra gli aderenti e agendo secondo le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU relative a situazioni di crisi di importanza globale.  

 

Nel corso della Guerra Fredda, la NATO non si è mai impegnata in operazioni militari, ma negli anni '90 nel corso del conflitto jugoslavo e della guerra in Kosovo l'alleanza ha imposto una no-fly zone, quindi ha schierato una forza di mantenimento della pace e nel 1999 ha effettuato bombardamenti sulla Jugoslavia dal termine dei quali guida una operazione di sostegno alla pace in Kossovo, KFOR. L'intero processo ha messo allo scoperto le inadeguatezze della NATO nell'affrontare una guerra calda. Negli anni 2000, la NATO dopo gli attacchi dell'11 settembre è andata in prima linea combattendo in Afghanistan e addestrando le forze afghane a partire dal 2003, contrastando la pirateria nelle acque vicino alla Somalia e poi in un intervento militare che aveva lo scopo di proteggere i civili in Libia ed è andato molto più lontano del suo mandato approvato dalle Nazioni Unite nel rovesciare il tiranno Muammar Gheddafi.

La Nato ovviamente in questi 73 anni ha dovuto adattare la sua natura e i suoi obiettivi ai numerosi cambiamenti nello scenario internazionale, dalla sua nascita sotto  diversi aspetti è molto cambiata ma rimane  un’alleanza transatlantica dove il ruolo principale, la regia, rimane agli USA che però  per decidere ha bisogno del consenso e dell’appoggio della sponda europea. Nel corso degli anni il rapporto interno all’Alleanza è molto cambiato, durante la Guerra fredda la Nato era più ridotta nel numero dei suoi componenti ma maggiormente  coesa per una sorta di comune “sentimento atlantico”, questo permetteva che anche in situazioni difficili si potessero raggiungere decisioni importanti e delicate, partendo anche da punti di vista e interessi differenti.

Oggi la Nato è aumentata nel numero dei suoi membri e questo “sentimento atlantico” è in parte cambiato, perché come prevedibile, è più influenzato anche dai punti di vista e dalle priorità dei singoli Paesi, è condizionato dalla presenza dei nuovi membri dell’Alleanza e da alcuni elementi critici nuovi, oggi presenti.

La NATO ha intensificato la propria presenza nei Balcani. Prima nel 2009, con l’ingresso di Albania e Croazia,  poi nel 2017 con l’inclusione del Montenegro e nel 2020 con l’adesione dalla Macedonia del Nord, l’alleanza si è garantita la presenza su tutti gli sbocchi europei sul mar Mediterraneo. Da sottolineare che la Russia da sempre considera i Balcani una propria naturale zona d’influenza ed attualmente questa è limitata alla sola Serbia, dove la NATO rimane altamente impopolare per via del ricordo vivo dei bombardamenti.

Sul piano europeo è evidente che vi sono differenze tra i Paesi membri,  da un lato vi sono i Paesi dell’est e i Baltici, entrati nell’Alleanza più recentemente, che hanno come priorità il contenimento russo e questo allargamento ad est ha provocato uno sgretolamento delle relazioni USA-Russia.

Sul versante meridionale la tendenza e’ dare priorità al tema del Mediterraneo che è però un tema poco sentito dai Paesi del nord-est. Vi e’ poi, all’interno dell’Alleanza, una questione aperta che riguarda il rapporto con un alleato importante come la Turchia. La trasformazione del ruolo della Turchia nell’Alleanza va di pari passo con la trasformazione impressa dal presidente Recep Erdogan alla politica estera e di difesa del paese, l’intervento militare diretto di Ankara nel conflitto siriano allo scopo di contrastare la presenza curda lungo i suoi confini meridionali, che viene percepita come una minaccia alla sicurezza nazionale,  ha sollevato timori di uno scontro con Washington, alleata invece delle forze curde nella lotta allo Stato islamico. Vi e’ poi la contesa che la Turchia ha con la Grecia reclamando un “diritto” di trivellazione in area di competenza greca e questo e’ fonte di imbarazzo nella NATO.

Come detto e’ inevitabile che esistano sia in ambito atlantico sia in ambito europeo delle diffidenze reciproche, l’Unione europea può avere interessi prioritari e propri su aree o tematiche che magari interessano meno alla Nato come ad esempio all’Africa, un continente in “esplosione” con grandi problematiche che ci riguardano molto da vicino e anche con grandi potenzialità, che per gli europei è una necessaria priorità.

Dall’altro lato dell’Atlantico invece, negli Stati Uniti, il tema dell’adesione alla Nato negli ultimi anni è stato un tema dibattuto anche se oggi, sia in ambito militare sia politico sembra essere chiaro che l’esistenza della Nato e il rapporto con gli alleati è centrale anche per la sicurezza nazionale americana.

Ma nonostante questa adesione alla Nato in molti ambienti militari e politici americani, qualche elemento di dubbio ha riguardato, in alcuni casi, l’atteggiamento da parte della precedente presidenza, da cui la Nato è stata spesso inquadrata più come un costo e non sempre in termini positivi. Si e’ visto che Trump non credeva nelle alleanze e negli impegni presi nei trattati,  aveva molti dubbi sui partner europei e che la leadership  americana significava che gli Stati Uniti avrebbero fatto ciò che volevano con gli europei che si sarebbero adattati. Trump aveva bollato l’Alleanza atlantica come una struttura obsoleta, un relitto della Guerra Fredda che metteva i bastoni tra le ruote al suo tentativo di arrivare a una distensione con la Russia di Vladimir Putin,  questo aveva messo in crisi quello che sembrava un asse politico militare indistruttibile.

Dopo lo stupore per gli attacchi del presidente americano le capitali europee hanno tratto le proprie conclusioni. È stata soprattutto Parigi ad essersi mossa con più decisione per guidare l’Unione europea verso una maggiore indipendenza in materia di sicurezza e difesa. In una intervista all’Economist a novembre 2019 il Presidente francese Macron aveva detto con parole inequivocabili “stiamo vivendo la morte cerebrale della NATO” con riferimento alla mancanza di coordinamento tra Europa e Stati Uniti e all'azione aggressiva in Siria della Turchia, un membro chiave dell'Alleanza Atlantica. "Non c'è alcun coordinamento del processo decisionale strategico tra gli Stati Uniti e i suoi alleati", aveva dichiarato Macron, "c'è un'azione aggressiva non coordinata da parte di un altro alleato della Nato, la Turchia, in un'area in cui sono in gioco i nostri interessi". In pratica si riferiva al l'intervento militare turco contro le forze curde nel Nord in Siria, fortemente criticato da alcuni membri Nato, ma reso possibile dal ritiro delle truppe Usa, ordinato dal presidente Usa Donald Trump.

Ricordiamo che nel 1966 la Francia cessò la sua partecipazione al comando militare integrato e questa decisione si e’ prolungata quarantatré anni, anni nei quali la Francia non ha però mai fatto mancare l’appoggio all’Alleanza, con la partecipazione diretta alle operazioni militari, dalla Bosnia ed Erzegovina, al Kosovo, all’Afghanistan. Solo nel 2009 , con il Presidente Sarkozy e’ rientrata a pieno titolo nel comando integrato dell’Alleanza. 

La presidenza Biden è stata accolta inizialmente dai membri della NATO con un sospiro di sollievo nella speranza di ricucire gli strappi che si erano accumulati in quattro anni di presidenza di Donald Trump. Rimangono però fattori di tensione che riguardano le recriminazioni USA per gli scarsi contributi europei alle spese dell’alleanza, lo spostamento del focus americano verso il Pacifico e non ultimo il desiderio e tentativo europeo di avere una politica estera e di sicurezza sempre più autonoma dalle risorse di Washington.

Inoltre gli alleati europei si sono lamentati di quella che vedevano come un'inconcepibile mancanza di consultazione anticipata ovvero il recente ritiro caotico delle forze occidentali dall'Afghanistan, che e’ stato da alcuni visto come la più grande debacle che la Nato abbia subito dalla sua fondazione.

L’intervento russo in Ucraina ha in un certo modo ricompattato l’Alleanza anche se rimane la questione dell’ulteriore allargamento della NATO con il possibile ingresso di Finlandia e Svezia. In realtà i due Stati scandinavi, pur formalmente estranei al blocco atlantico, sono da tempo integrati nel blocco occidentale essendo entrambi membri dell’Unione europea e partner della NATO.

Sembra quindi superata la posizione francese di “morte cerebrale dell’alleanza” che ora ritiene non valido l’aspetto competitivo tra difesa europea e Alleanza transatlantica e che quest’ultima può essere rafforzata da una sovranità europea.

E’ inevitabile che sia in ambito atlantico che in ambito europeo vi siano delle diffidenze reciproche ma ora più che mai un forte pilastro europeo può solo essere un valore aggiunto per la NATO. Il quadro della sicurezza europea sta cambiando rapidamente, rimane prioritario assicurare la difesa dell’integrità’ territoriale anche in considerazione dell’intervento della Russia con forze militari nei confronti di uno stato sovrano come in Georgia nel 2008, in Crimea nel 2014 ed ora in Ucraina. E’ il momento di pensare ad una comune politica estera e di difesa europea.

La sfida principale per la NATO del futuro e’ prendere atto che l’Alleanza non dipende dalle scelte strategiche delle amministrazioni americane e non funge da strumento della politica estera di Washington ma è dotata di una componente, quella europea, che concorre all’esistenza dell’ombrello Nato. Il progetto di “difesa europea” deve essere sviluppato in tempi brevi con una linea politica chiara, condivisa ed unitaria che potrebbe portare, in futuro ad una divisione dei compiti tra UE e NATO.

 

 

 

 

 



[1] Nel 1955, l’URSS e gli altri stati socialisti del cosiddetto “blocco orientale” sottoscrissero il Patto di Varsavia, un’alleanza militare che aveva a sua volta lo scopo di fare da deterrente, dopo l’ingresso della Germania Ovest nella NATO