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venerdì 31 marzo 2023

Tecnologia della Difesa. UNMANNED AERIAL VEHICLES: CHE COSA SONO, TECNOLOGIE E AMBITI DI UTILIZZO


UAV: AMBITI DI UTILIZZO

 di Giuseppe Cozzi

La tecnologia degli UAV da quando si è sviluppata, è stata usata per fini militari, a partire dai modelli di dimensioni molto grandi fino ad arrivare ai modelli dell’ultima generazione[1].

Gli ambiti di utilizzo degli UAV sono da un lato quello militare e della sicurezza e dall’altro quello civile e scientifico.

Oggigiorno, gli UAV sono utilizzati dalla imprese, dalle agenzie governative e dalle forze dell’ordine. Ad esempio, se consideriamo gli Stati Uniti, possiamo dire che gli UAVs sono utilizzati per pattugliare i confini della nazione, con l’obiettivo di individuare i fuggitivi.
Negli Stati Uniti, i principali produttori di UAV sono:

-       Aero Vironment;

-       Aurora Flight Sciences;

-       General Atomics;

-       Lockheed Martin;

-       Northrop Grumman.

Invece i principali produttori non statunitensi di UAV sono:

-       Elbit;

-       European Aeronautic Defense and Space Company;

-       Dassault Aviation;

-       Israel Aerospace Industries Ltd;

-       Safran Electronics & Defence.

Il Dipartimento della Difesa (DoD), ha sviluppato UAV senza pilota e i vantaggi del suo utilizzo sono molteplici, cioè risparmi in termini economici, sicurezza nelle missioni, incolumità per i piloti e militari, alta tecnologia e precisione negli attacchi.

Il loro sviluppo, dunque ha lo scopo di:

-       Dare rilievo alle missioni ISR (intelligence, sorveglianza e ricognizione), di antiterrorismo e contro armi di distruzione di massa;

-       Disporre di una forza decisiva nelle operazioni congiunte e nella coalizioni internazionali;

-       Prendere decisioni autonome e importanti in ogni situazione;

-       Proteggere la Patria;

Non pochi però sono i problemi rilevati dagli appositi UAV armati nelle missioni di guerra: etici, per le uccisioni di civili sui territori bombardati; giuridici e legali, in rapporto al diritto internazionale e legati alla trasparenza e all’informazione per il controllo che ha la CIA negli Stati Uniti in alcune missioni[2].

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] COX TIMOTHY H., NAGY CHRISTOPHER J., Civil UAV Capability Assessment (Draft Version), (2004)

[2] Droni, utilizzo militare, in https://www.proversi.it/discussioni/pro-contro/108-droni-utilizzo-militare

lunedì 20 marzo 2023

Tecnologia della Difesa. UNMANNED AERIAL VEHICLES: CHE COSA SONO, TECNOLOGIE E AMBITI DI UTILIZZO

 

Di Guseppe Cozzi

 

NASCITA, EVOLUZIONE E PROLIFERAZIONE DEGLI UAVs

 

Lo scopo di questo paragrafo non è quello di fare una lunga digressione sulla storia degli UAVs, bensì di analizzare quali siano state le motivazioni che hanno portato ad una rapida evoluzione e articolata proliferazione dei droni, soprattutto in ambito militare. La sigla UAV (Unmanned Aerial Vehicle) in italiano anche detti APR (Aeromobile a Pilotaggio Remoto) racchiude tutti quei velivoli senza pilota. Nati prettamente in ambito militare, il loro uso, con il passare degli anni, si è esteso anche all’ambito civile (per esempio monitoraggio ambientale o supporto alle operazioni di pubblica sicurezza). Gli UAVs, o droni, vengono pilotati grazie ad alcune stazioni di controllo a terra (o anche imbarcate), le cosiddette Ground Control Station (GCS), sia nelle fasi di decollo/atterraggio sia nella fase di condotta della missione di volo. La propulsione, generalmente, è affidata a dei turboreattori che garantiscono velocità subsoniche dell’ordine di Mach 0,9. Per quanto attiene alla superficie alare, più è grande più viene assicurata una rilevante autonomia ad alta quota. Per quanto afferisce ai sistemi di cui gli UAVs sono dotati, ogni esemplare è costituito dall’equipaggiamento che più si attaglia alla missione assegnata.

La storia dei velivoli a controllo affonda le sue origini fin dai primi studi e ricerche sul volo: infatti, da quando furono realizzati i primi oggetti volanti più pesanti dell’aria, quasi contemporaneamente si è iniziato a pensare a come controllarli a distanza. Il primo impiego conosciuto è da attribuire all’utilizzo di mezzi aerei controllati da parte dell’esercito Austro-Ungarico, che impiegò alcuni palloni aerostatici per colpire Venezia durante l’assedio del 1849, senza esporsi al fuoco dei cannoni della difesa.

I primi esempi seri di studio di veicoli volanti teleguidati nacquero però durante la Prima Guerra Mondiale, con l’impiego diretto dei primi aerei e della radio, invenzioni di recentissima realizzazione. Il professor Archibald Low, ingegnere arruolato come capitano nei Royal Flying Corps, con una squadra di 30 tecnici mise a punto il progetto “Aerial Target” (AT): il primo velivolo a motore con testata bellica e sistema di pilotaggio attuato via impulsi radio[1]. Durante la Seconda Guerra Mondiale poi, i tedeschi svilupparono la Ruhrstal 1400X, conosciuta come Fritz X: si trattava di una bomba perforante con superfici telecomandate via impulsi radio a onde ultracorte costruita attorno ad una bomba convenzionale SC250, con capacità accresciuta a 1.400 chili. La sua vittima più celebre fu la corazzata Roma della Regia Marina italiana, affondata tra il golfo dell’Asinara e le bocche di Bonifacio il 9 settembre 1943, in cui persero la vita 1352 marinai.

Con lo scoppio della Guerra Fredda, il bisogno di avere una sorveglianza sempre più efficiente nonché la necessità di effettuare missioni furtive, spinse la United State Air Force ad apportare cambiamenti agli aerei da combattimento, rendendoli più simili ai droni e quindi idonei ai loro scopi. La CIA assegnò alla Loockheed Corporation, una delle più importanti industrie aerospaziali statunitensi e mondiali dell’epoca, un contratto per la progettazione e realizzazione di un aereo ad alta velocità e ultra stealth. L’aereo in questione venne chiamato Lockheed U-2, ma purtroppo non ebbe un grande successo, infatti fu abbattuto in guerra e il pilota venne sequestrato. Alla luce di questo episodio, la necessità di creare velivoli senza pilota a bordo divenne sempre più incombente.  L’industria statunitense Teledyne Ryan, specializzata nella produzione di drone da ricerca o bersagli volanti, sviluppò dall’AQM 34 Firebee, velivoli lanciabili da terra o sganciabili dalle ali di un aereo madre (di solito un aereo da trasporto Lockheed DC 130 Hercules) con compiti di ricognizione strategica o di guerra elettronica: questi velivoli difatti erano riempiti di apparecchiature per analizzare e disturbare le emissioni radio e radar del nemico, oppure per effettuare ricognizioni fotografiche. Il primo ciclo di queste missioni delicate fu svolto sulla Cina nel 1964, con ottimi risultati, ma anche con la perdita per abbattimento o avaria di numerosi esemplari. Così vennero sviluppate versioni via via più performanti. L’impegno americano nel conflitto del Vietnam vide un esteso uso degli UAV sul territorio Nordvietnamita e sul quello contiguo cinese.

Le pesantissime perdite subite dalle forze aeree statunitensi, in termini di aerei abbattuti e di uomini uccisi o catturati, in quasi dieci anni di combattimenti, raffrontati con le prestazioni sempre più spinte dei droni e i dati di perdite in continua diminuzione fecero sorgere spontanea a Washington la considerazione di affidare ai velivoli senza pilota anche una parte delle missioni di combattimento, dotandoli di armamenti e sistemi di puntamento adatti.

Negli anni successivi le caratteristiche dei droni iniziarono a cambiare per adattarsi a più moderne esigenze. Il focus passò dalla velocità alla manovrabilità e al peso, droni sempre più simili a quelli attuali vennero prodotti anche con materiali più leggeri e innovativi, come la fibra di carbonio e fibra di vetro. Negli anni ‘70 fu prodotto il Lockheed MQM-105 Aquila, il primo drone dalle dimensioni ridotte capace di volare con il pilota automatico. Il suo punto di forza risiedeva in innovativi sensori capaci di scovare obiettivi nemici sia di giorno che di notte. In quegli stessi anni, l’Israel Aircraft Industries11 (IAI) sviluppò lo Scout, un drone economico e semplice da produrre, ma allo stesso tempo molto resistente e difficile da distruggere. Grazie ad una telecamera montata nella torretta, questo drone ‘low-cost’ riusciva a fornire ai suoi utilizzatori immagini a 360 gradi. Negli anni ‘80 vennero progettati i Canadair serie CL-89 e Cl-289, utilizzati fino ai primi anni 2000. Con un’autonomia di circa 140 Km e una capacità di registrazione di 10 minuti, il CL-89 aveva il compito di sorvegliare e raccogliere informazioni sulle postazioni nemiche. Nel 1984, la IAI e la Tadiran costituirono la Mazlat Ltd, e da lì a poco svilupparono il famoso Pioneer. Questo drone, seppur non in grado di trasportare grossi carichi, poteva volare in autonomia su un percorso prestabilito ed essere controllato da una stazione a terra in grado di conoscere la sua posizione in tempo reale. Il suo punto di forza era quello di riuscire a trasmettere, attraverso un sistema di telecomunicazione line of sight (LOS)12, informazioni visive in diretta e, in caso di problemi, assicurare comunque l’integrità delle informazioni, grazie ad una modalità di backup. Nel decennio 1990-2000 sempre più nazioni hanno cominciato ad interessarsi agli APR, segnando così un periodo di grande sviluppo nella produzione di droni. L’introduzione del sistema di telecomunicazione GPS ha permesso agli APR di essere gestiti su un più ampio raggio d’azione, e i vecchi radiocomandi e giroscopi sono stati sostituiti dalle apparecchiature di controllo digitali (DFC) In quegli anni sono nati anche i primi droni solari, droni dotati sia di motori elettrici alimentati da pannelli solari, i quali alimentavano i motori e tutte le attrezzature di bordo.

I droni solari non sono stati l’unica novità del decennio precedente gli anni 2000, infatti, anche un’altra classe di droni, basata sulla ricognizione e sull’azione a lungo raggio, ha preso vita in quello stesso periodo, dando così il via ad una nuova generazione di APR dotata di sistemi ad infrarossi e attrezzature intelligenti. Questi strumenti venivano utilizzati per lo spionaggio di segnali elettromagnetici, attività meglio conosciuta con il nome di SIGINT (SIGnals INTelligence). Si tratta della raccolta di informazioni mediante l'intercettazione e analisi di segnali, sia emessi tra persone (communications intelligence - COMINT), sia tra macchine (electronic intelligence - ELINT), oppure una combinazione delle due. Tra i più conosciuti ricordiamo l’RQ-1 PREDATOR (Figura 1.11), un monoplano ad ala bassa della categoria MALE (medium altitudine, long endurance - media quota, lunga autonomia) costruito nella metà degli anni 90 dalla General Atomics. Dal valore complessivo di circa 40 milioni di dollari, l’RQ-1 (R-ricognizione, Q-senza pilota) è stato progettato per svolgere missioni di ricognizione, è entrato in volo per la prima volta nel 1995 ed è stato utilizzato da diversi Paesi ma principalmente dalla United States Air Force. Questo APR era dotato di diversi sensori e una fotocamera frontale che forniva immagini a colori ad alta definizione, inoltre permette di essere guidato in maniera remota da una stazione composta da 50/55 persone, attraverso un joystick e un collegamento satellitare o radio. Aveva un grande raggio d’azione (730 km circa) e un’autonomia che si aggirava intorno alle 17 ore. Successivamente fu dotato anche di missili, cambiando il suo nome in MQ-1 e denominato Killer Drone / Hunter, perché non solo era capace di svolgere missioni di ricognizione, ma anche di identificare un obiettivo nemico e combattere.

 

I drone odierni, con tutta la loro dotazione di apparati elettronici, la loro flessibilità di uso e la loro economicità di gestione, costituiscono sistemi d’arma competitivi contro le attività di guerriglia, come sperimentato in Iraq e Afghanistan. Per la prima volta, un pilota, seduto in una stanza a migliaia di chilometri dal velivolo che sta pilotando, con a sua disposizione le stesse avanzate strumentazioni di controllo (anche satellitare) che potrebbe avere su un jet da guerra e le armi di precisione più letali degli arsenali moderni, può colpire praticamente chiunque e dovunque sul globo terrestre. Un drone come il Global Hawk può volare ininterrottamente per più di 30 ore, il che addirittura permette di avvicendare nella missione più piloti che potranno godere così di turni di riposo. L’immensa capacità bellica, con un minimo carico, raggiunta da questi aerei però pone anche questioni di tipo morale e relative anche alle leggi di guerra internazionali.

 

 

 

 



[1] La lunga rivoluzione dei Droni, i famigerati UAV della storia, (2013), in www.massacritica.eu

giovedì 9 marzo 2023

Italia: un paese border line dall'incerto futuro


 L'Italia ospita basi statunitensi. (Vds carta del 28 febbraio 2022) La logica conseguenza della Campagna d'Italia vinta dagli Stati Uniti con gli altri Alleanti in Italia nel 1945. In Sicilia e nel resto della penisola vi sono Cimiteri di guerra statunitensi, a ricordare a tutti che l'Italia è stata conquistata, nella versione più generale, liberata dagli USA. Pertanto gli Stati Uniti avranno sempre la tendenza ad avere l'Italia sotto la proprio sfera di influenza. Durante la guerra Fredda l'Italia è stato una fedele alleato degli Usa, e una militanza nella NATO di tutto rispetto, nonostante ospitasse uno dei più forti partiti comunisti dell'occidente. Con la fine della guerra fredda al partito Comunista  che minacciava la fedeltà agli Stati Uniti si è sostituita la destra veterosocialista sovranista, nazionalista  antiatlantica, ed antieuropeista  della Destra ( Forza Italia, Lega e simili) che continuarono e rinverdirono i rapporti che il Partito Comunista aveva con Mosca. Dinamiche similari, che fanno dell'Italia un paese sempre inaffidabile, border line, sempre sul baratro di una catastrofe nazionale. Con il 24 febbraio 2022  è iniziato l'appello di chi sta con chi. Non è possibile avere metà classe dirigente  che sta da una parte e l'altra metà che sta con l'altra. Per dirigenti di una nazione teocratica, come la Russia o addirittura la Cina, una volta usati questi leader come teste di turco e conquistato il potere, non vi è più appello o considerazione. Non saranno come gli Stati Uniti che permetteranno una vita democratica, libera, e nel rispetto dei Diritti Umani L'Italia diventerà una  delle tante Bielorussia, governata da un satrapo o da un boiardo di stato, senza alcun peso nella stanza del potere, in cui vegetare sarà una delle condizioni più auspicabili.

 

lunedì 20 febbraio 2023

ROma vista da Mosca. Ad un anno di distanza dall'invasione

 Ad un anno dall'inizio delle operazioni in Ucraina, Mosca vede Roma sempre con grandi riserve. Nel corso degli anni ha investito molto , iniziando dalla amicizia personale tra Putin e Berlusconi il cui apice è stato raggiunto a Pratica di mare, al vertice NATO. Russia. Una bella iniziativa che ha dato copiosi frutti, compresi i segreti Nato trovati dagli Statunitensi negli Uffici del Servizio Segreto Iracheno nel 2003 giunti da Roma via Mosca. UN'amicia di Berlusconi per Putin è inossidabile, tanto che ancora in questi giorni dichiarazioni dell'Uomo di Arcore sono orienti a giudizio negativi sulla leaderschip ucraina, alla opposizione all'invio di aiuti  ed armi. Tutto a favore di Mosca. I l parti dei Cinque Stelle con l'allora ministro degli esteri Di Maio aveva favorirto la più grande azione di spionaggio in Italia da parte russa dal termine della guerra fretta con la scusa degli aiuti COVID. In più azioni palesi di spionaggio sono emerse anche nell'ambito dello Stato Maggiore Difesa, con un ufficiale superiore arrestato dal nostro controspionaggio in flagranza di reato e la conseguente espulsione di 25 "diplomatici" russi accreditati in Italia Accanto a questo occorre mettere che la Lega con Salvini e tutto pro Mosca, e questo è dal 2014 una costante. Mosca deduce quindi che l'Italia sia un ottimo veicolo per una disgregazione della Nato, obiettivo primario della Russia intenta a diventare Super potenza e riconquistare le posizioni perdute nel 1989. 

La risposta dell'Italia è stata la politica di Draghi, che ha sganciato, con sacrifici, la dipendenza energetica dell'Italia dalla Russia, ha aderito compatta all'azione di aiuto all'Ucraina, ed è divenuta uno dei pilastri Nastro nel fronte sud, fronteggiando con perizia la flotta russa in Adriatico e nel Mediterraneo centrale. Il nuovo governo addirittura ha visto il Presidente del Consiglio andare a Kiev e ribadire totalmente la linea Draghi. La Russia ha reagito con parole insultati verso la leaderswchip italian con le parole del Vice presidente Merdved, che onestamente appare un fedele esecutore di ordini, uno yesman di prima grandezza nell'orbita putiniana.

Italia sempre più europea e atlantica; questo se vuole sopravvivere. Ma si deve anche capire che gli alleati nostrani di Putin sono da emarginare e combattere, se si vuole rimanere indipendenti e non arrivare ad essere come i bielorussi, autentiche vittime che nessuno ricorda di una volontà di dominio totale della teocrazia moscovita.

giovedì 9 febbraio 2023

Pensiero unico nel pluralismo di una Europa unificata

 


Sergio Benedetto Sabetta

 

 

            Vi è attualmente una notevole difficoltà nel pensare il concetto di Europa nei termini socio-politici di U.E., che cosa è l’Europa? Cosa dovrebbe essere? Vi sono una pluralità di visioni, ognuna frutto di interessi, storie e culture differenti ma strettamente intrecciate tra loro, in cui secondo il punto di vista si possono sottolineare le differenze o le similitudini, una parentela tendenzialmente litigiosa ma obbligata a convivere per storia e ristrettezza dei luoghi, avvolta in un continuo scambio culturale.

            La centralità della Germania sia in termini geo-strategici che economici, il suo peso nei confronti dei vicini ma anche la sua storia recente del Novecento, crea aspettative, inquietudini e dubbi, da una parte si vorrebbe che prendesse delle posizioni più decise, chiare e mettesse la sua forza economica a disposizione dell’Unione, dall’altra vi è un timore che debordi schiacciando gli alleati, creando malessere, nella difficoltà di riportare la sua concezione austera e comunitaria dell’economia con quella mediterranea del disavanzo collettivo a beneficio dell’individualismo familiare.

            Gli Stati Uniti a loro volta, da protettori di una U.E. utile agli scambi economici e quale bastione contro il blocco orientale guidato dall’U.R.S.S., hanno acquisito una certa indifferenza strategica mista a diffidenza per il forte surplus commerciale della Germania.

Anche il rapporto con la Russia e la Cina da parte dell’U.E. sono oggetto di attenzione e incomprensione, alcuni problemi finanziari e di destabilizzazione dell’area del Mediterraneo, con i loro strascichi immigratori, non appaiono essere estranei quali risultati di manovre oltreoceano, l’Italia come pedina nei rapporti tra l’area germanica e gli U.S.A.

            La Banca centrale europea (BCE), quale clone della Bundesbank, ne ha ereditato la cultura della stabilità fondata sulla bassa inflazione e la stabilità del cambio, elementi inseriti in statuto, l’austerità contabile che ne è conseguita alla crisi del 2008 tende a scaricare sugli Stati Uniti l’onere della ripresa, con profonde problematiche per le aree periferiche, le cui difficoltà aumentano il potere del centro moderando ulteriormente l’inflazione e la diffidenza sia degli U.S.A. che di altre aree dell’U. E.

Solo la Francia forte del suo peso strategico resiste ad una accentuata austerità, ondeggiando nel suo rapporto con Berlino per la quale l’asse Parigi - Berlino è fondamentale per la stabilizzazione dell’U.E.

            La Francia da parte sua ha teso a compensare il dinamismo economico tedesco con la potenza militare e l’attività diplomatica, ma le crisi che si sono succedute dai primi anni Duemila con il rigetto da parte francese nel 2005 della costituzione europea, l’eccesso di tecnocrazia imposto all’U.E. con il Trattato di Lisbona del 2006, la crisi finanziaria del 2008, la non brillante gestione della primavera araba nel 2011, con la successiva collegata crisi migratoria, e le recenti crisi della pandemia e della guerra in Ucraina hanno reso evidenti oltre ai limiti francesi anche quelli dell’Unione, obbligando Berlino e Parigi a riconsiderare i loro rapporti, ancor più nel momento in cui la crisi europea si era già manifestata con la Brexit della Gran Bretagna.

            L’uscita dell’Inghilterra dall’U.E. e le difficoltà francesi nel gestire militarmente e diplomaticamente le crisi e i conflitti alla periferia dell’Unione, per non parlare della guerra all’Est, hanno dato nuova valenza al progetto “Ankerarmee” elaborato a Berlino e proposto alla conferenza della Sicurezza di Monaco del 31/1/2014.

Vi è la necessità ed opportunità di un maggiore impegno nella difesa comune, considerato il peso economico e geopolitico, ma vi è anche il rischio di creare tensioni vista la memoria storica, nasce pertanto la necessità di appoggiarsi sulla Francia per stemperare i timori ed evitare futuri conflitti, ma anche di mantenere una fedeltà alla Nato e cercare di continuare a coinvolgere la Gran Bretagna.

            L’impegno militare non può che accrescersi gradualmente evitando pericolosi eccessi, che destabilizzano tanto gli equilibri con gli altri partner dell’Unione che all’interno della stessa Repubblica Federale, dove è cresciuta una cultura che delega la difesa all’esterno con i relativi costi, concentrandosi solo sugli aspetti economici della produzione ed export.

Una cultura che con il tempo da punitiva e contenitiva si è rivelata conveniente alla nuova economia globale, eliminando parte delle spese militari improduttive e concentrando ricerca e sviluppo sull’export, fino ad esplodere con la fine della Guerra fredda.

            Nonostante la diffidenza l’offerta di Berlino di diventare “Ankerarmee” (esercito àncora), in modo da ottenere delle forze armate continentali specializzate per settori e con un potenziale industriale - militare autonomo, è stato già accolto da alcuni Stati dell’area germanica quali i Paesi Bassi e la Repubblica Ceca.

Ancora più interessante è l’istituzione dall’aprile del 2017 del Kommando Cyber und Informationsraum (Comando cibernetico e dello spazio informativo), con  base a Bonn, con il compito di ciberdifesa ed in futuro di sviluppare una potenzialità offensiva quale alternativa al potenziale nucleare.

            In questi scenari il “gruppo di Visagrad”, nel raccogliere quattro paesi dell’ex patto di Varsavia, si pone quale gruppo di pressione all’interno dell’Unione tra l’area occidentale e quella russa, depositari di una propria storia drammatica del Novecento e di una cultura condivisa sui valori e sui diritti forgiata dai drammi del secolo di ferro, d’altronde l’U.E. ha due linee di frattura: una ad Oriente con il mondo Russo e l’altra a Sud nel Mediterraneo, linee che si saldano nel Medio Oriente, di cui il mondo balcanico nella sua frammentazione ne è una rappresentazione.

            Il Mediterraneo considerato da sempre elemento di instabilità per il confluire e il raffrontarsi di culture diverse, interessi confliggenti e incrociarsi di vie di comunicazione, è per l’Europa una soglia estremamente delicata, i cui paesi europei che su di esso si affacciano possiedono una fragilità strutturale ed una cultura alternativa a quella del Nord.

La Spagna è stata vista dalla Germania, per un certo lasso di tempo, quale possibile alternativa all’Italia nel bacino del Mediterraneo, al fine di una eventuale stabilizzazione e integrazione dell’area, ma la speranza è andata a spegnersi a causa delle tensioni interne e delle crisi economiche, mentre la Grecia è finita commissariata.

Resta l’Italia con la sua storia particolare quale unico paese immerso nel Mediterraneo, vi è tuttavia una fragilità strutturale dello stesso dato dalle divisioni interne dovute anche dalle sue differenze storico – culturali, ulteriormente accentuatesi in questo momento di crisi.

            Già Luttwak prevedeva negli anni Novanta del secolo scorso il sovrapporsi del conflitto geo-economico al classico conflitto militare, un conflitto che si apriva anche tra gli ex alleati del fronte occidentale così da superare “la visione serafica dell’Europa di Maastricht propagandata dal massimalismo europeista”(87, L. Incisa di Camerana, La vittoria dell’Italia nella terza guerra mondiale , Laterza, 1996).

 L’Italia in questi nuovi scenari assumeva una visione universalistica tra una agenzia dell’ONU e la C.R.I. (1), senza una politica estera ben definita, seguendo la politica già perseguita durante la guerra fredda di un basso profilo militare, adeguandosi al clima politico e sociale esistente prevalentemente pacifista e ripiegato sulle dinamiche interne, tale da trasformare l’Italia in un possibile campo di battaglia socio-economico per Stati e potentati esteri, come nel XVI secolo in cui ad una ricchezza culturale ed economica corrispondeva una debolezza politico-amministrativa (2).

            L’Italia risulta quindi essere stretta tra  Germania e Stati Uniti, sottoposta a facili pressioni internazionali sia dirette che indirette, basti pensare alle ripetute crisi finanziarie del debito pubblico, alle pressioni migratorie e alle infiltrazioni cinese e russe, con una politica estera indecisa, in affanno nella difesa del proprio capitale industriale, percorsa da fremiti pacifisti, terzomondisti e idealisti nel pubblico ma fortemente individualista nel privato, sostanzialmente delocalizzata nel proprio intimo e quindi nell’impossibilità di inserirsi, se non occasionalmente, sia nel triangolo Parigi-Londra-Berlino che nel duopolio Parigi-Berlino, non in grado di assumere una politica europea coerente ed erede di una cultura in cui la “commendatio” è parte del proprio essere.

            Le tensioni e i conflitti finora descritti, sia interni tra visioni politiche differenti, che esterne, secondo un arco di crisi che va dal Baltico al Mediterraneo per estendersi all’Atlantico, hanno fatto sì che in mancanza di una forte legittimazione politica derivante dal voto delle popolazioni europee, prevalessero le tecnostrutture di Bruxelles e della BCE, espressione delle maggiori forze nazionali europee, creando dei poli naturali obbligati , ma mettendo a rischio nel tempo la tenuta della stessa U.E., non resta che rifarsi alla storia dell’Europa.

            Togliendo la struttura variabile propria della costruzione politica dell’Impero romano, già il cristianesimo ha originariamente manifestato una marcata autonomia culturale tra le diverse comunità, una fluidità istituzionale con centri direttivi paritari, dove esistevano “le Chiese” e non “la Chiesa”, solo lentamente si formò una struttura istituzionale più accentrata, ma comunque mai come quella che emerse dal Concilio tridentino nel XVI secolo.

Ne sono testimoni i vari concili ecumenici che si susseguirono nel IV e V secolo, tutti orientati per il prevalere politico della parte orientale dell’Impero, a cui si affiancarono i concili locali provinciali, ma anche alla dissoluzione dell’Impero d’Occidente una costellazione di regni romano-barbarici diedero origine ad una variabile notevole nei rapporti interni tra popolazione ed esterni con l’autorità formale dell’Impero, per non scordare dell’articolazione del Sacro Romano Impero e delle trasformazioni subite nella sua millenaria storia fino allo scioglimento napoleonico, come anche della pluralità dell’Impero asburgico.

            Vi è in altre parole nella genetica dell’Europa una varietà di forme e culture che ne determinarono una apparente fragilità ma che costituiscono quell’intreccio che ne rende resistente la matrice alle perdite e alle aggressioni, impedendo la nascita di un pensiero unico ma l’esistenza di una serie di pensieri complementari in osmosi fra essi.

Occorre pertanto evitare che il prevalere di una tecnostruttura autoreferente, non legittimata dalle popolazioni, conduca al dissolvimento dell’Unione per un autoritarismo implicito che tenda ad appiattire le comunità su un’unica visione prevalente, l’amalgama ci sarà ma avverrà spontaneamente e nei modi differenti da luogo a luogo, né devono trarre in inganno i facili entusiasmi dei momenti di crescita in quanto è nelle crisi che si vede la bontà di una costruzione.

 

lunedì 30 gennaio 2023

Massimo Iacopi Custodia gennaio 2023

 RIVISTA MILITARE MARITTIMA, n. 12, del mese di dicembre 2022

- “PROBLEMATICHE dei SEMICONDUTTORI”. Questo saggio, segue temporalmente quello sul 5 G, già pubblicato sul numero di dicembre 2021 della stessa Rivista Militare Marittima. L'obiettivo precipuo di questa complessa ricerca (oltre tre mesi) era quello di concorrere ad una migliore comprensione e di completare il quadro che accompagna l'introduzione del 5G, attraverso l'esame delle problematiche connesse direttamente ed indirettamente ai semiconduttori. Questi ultimi rappresentano la spina dorsale della nuova tecnologia e costituiscono, oggi, l'oggetto di una guerra aperta e sotterranea, non dichiarata, fra USA e Cina per il dominio della progettazione e produzione nello strategico settore. Di fatto, i semiconduttori risultano ormai onnipresenti intorno a noi; essi equipaggiano i prodotti informatici, ma anche le automobili e gli oggetti connessi. Gli USA hanno riarticolato le catene di approvvigionamento dei componenti elettronici e stanno rivedendo le loro catene di produzione. I Cinesi sono stati costretti ad organizzarsi per evitare una penuria di microprocessori (chips, pulci). La progettazione di questi preziosi componenti costituisce ancora la forza di qualche impresa occidentale, mentre si acuisce il confronto ed una lotta feroce per il dominio tecnologico del settore. Nello specifico, il saggio dopo una breve premessa tecnica e l'esame della situazione attuale riferita agli USA, prende in considerazione le interrelazioni fra criptomonete e semiconduttori, un fenomeno che ha determinato la penuria dei chips e di schede video sul mercato ed un vistoso incremento del loro valore. Successivamente, esamina la situazione della Cina nello specifico settore e la sua espressa volontà di rivestire un ruolo primario nell'approvvigionamento di metalli rari e nella progettazione e fabbricazioni di semiconduttori. Nella parte finale del lavoro viene, infine, fornito qualche deludente elemento, relativo alla situazione complessiva dell'Europa di fronte al fenomeno. Da ultimo, un ricco apparato di note e bibliografico fornisce utili elementi per una migliore comprensione e per possibili approfondimenti sullo specifico argomento.

giovedì 19 gennaio 2023

Gli Ordinamenti Militari Italiani dal 1919 al 1939

Il presente volume nel quadro del tema generale “Le riforme militari tra il 1919 ed il 1939.” tratta  e  descrive la evoluzione degli ordinamenti militari italiani tra le due guerre mondiali, via via che si sono succeduti in un ventenni  di accelerate e susseguenti riforme dello strumento militare italiano.

Ci si inserisce neil dibattito che va avanti dagli anni del secondo dopoguerra in merito all’adozione della divisone binaria, per la fanteria, e delle divisioni “celeri”. Un dibattito veramente interessante che il presente volume ed il prossimo sicuramente ravviveranno. E quindi entrambi i volumi rappresentano una fonte di titoli per le tesi del Master in Storia Militare Contemporanea, di cui i volumi sono integrati nell’offerta didattica. E questo è valido non solo per la seconda guerra mondiale, ma anche per le guerre precedenti il 1940, compresa quella in Etiopia e l’intervento a sostegno a Franco, in Spagna.

Il volume tratta anche aspetti particolari con l’ordinamento delle Truppe Coloniali e della Guardia alla Frontiera. Per le prime vi era il retaggio dell’Italia umbertina, mentre per la seconda un Corpo di recentissima formazione che doveva difendere le frontiere, soprattutto quelle settentrionali, sulle

Giovanni Riccardo Baldelli, Socio della Federazione di Ancona dell’Istituto del Nastro Azzurro. E’ docente al Master di 1° Liv. in Storia Militare Contemporanea dal 1796 al 1960 attivato presso la Università degli Studi N. Cusano Telematica Roma.

In Copertina: Cartolina postale militare dedicata all’Armata del Po. (Collezione dell’Autore)


 IL volume può essere chiesto a: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

giovedì 5 gennaio 2023

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

 

INFOCESVAM

BOLLETINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO IX, 35/36, N. 6, Novembre – Dicembre 2022, 1 gennaio 2023

IX/6/626 La decodificazione di questi numeri è la seguente: IX anno di edizione, il mese di edizione di INFOCESVAM, 626 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento. Questo numero è principalmente  dedicato alla indicazione dei blog attivati come complemento della piattaforma www.cesvam.org

IX/6/627 – Il volume “Il Quadro di Battaglia del Regio Esercito Italiano – 10 giugno 1940 a cura di Massimo Coltrinari e Luigi Marsibilio è stato pubblicato. Progetto “Ordinamenti”. Il volume è disponibile presso la segreteria dell’Istituto.                                                                                                                                      

IX/6/628 Il Volume dedicato alla storia delle compagnie telegrafiste nella Prima Guerra Mondiale di Monica Apostoli è giunto alla fase del manoscritto 4. Avuto il visto del Collegio dei redattori è stato proposto alla Presidenza della Associazione Nazionale Trasmettitori per una pubblicazione congiunta. A metà gennaio 2023 riunione per le decisioni operative.

IX/6/629 Il blog www.atlantestrategico.blogspot.com riporta il quadro di insieme dei maggiori fatti geopolitici del momento attraverso carte esplicative. Utile per l’aggiornamento dei dati di situazione riguardante i maggiori problemi. Attivi i limk di riferimento per l’approfondimento dei temi proposti.

IX/6/630. Dal 15 gennaio 2023 l’Università “N Cusano” riprende appieno in presenza le sue attività sospese per via della esigenza sanitaria. Il ricevimento studenti sarà quindi anche in presenza per coloro che gravitano su Roma, fermo restanti le modalità seguite fino ad ora. Info  www.unicusano.it/master

IX/6/631 Albo d’Oro Nazionale dei Decorati al Valor Militare. Il Dott. Roberto Orioli ha predisposto il programma base per la alimetazione con l’iscrizione dei decorati; attivato il collegamento con l’Archivio Digitale in essere.

IX/6/632 Il blog www.guerradiliberazionelastoria.blogspot.com riporta dati ed indicazioni riguardante elementi di aggiornamento del Dizionario minimo della Guerra di Liberazione 1943-1945. Indicazioni in merito sono riportati in merito al Volume dedicato agli Indici ed ai Percorsi di Ricerca

IX/6/633 Il volume dedicato alla Prigionia in Africa Orientale nel secondo conflitto mondiale  a raggiunto la realizzazione del manoscritto n. 2 Una sessione di ricerca è stata svolta il 13 e il 14 dicembre sia presso l’Archivio di Stato di Roma sia presso l’Ufficio Storico dell’Esercito a Via Lepanto dal Direttore, e dal  Dott. Giovanni Riccardo Baldelli.

IX/6/634. Albo d’Oro Nazionale dei Decorati al Valor Militare. Indetta una riunione il 10 gennaio 2023 per l’attivazione delle modalità di alimetazione. Saranno Presenti il Direttore del CESVAM, il Dott. Orioli e la dott. Chiara Mastrantonio per la prima azione di tutoraggio.

IX/6/635 E’ uscito il n. 4 del 2022 Anno LXXXIII, Supplemento XXVII, Ottobre – Dicembre 2022, 27° della Rivista, di “QUADERNI” . Eventuali copie possono essere richieste alla segreteria (segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)

IX/6/636 Il blog www.prigioniadiguerra.blogspot.com riporta gli aggiornamenti del Dizionario minimo della Grande Guerra. Inoltre indicazioni sui volumi dedicati alle “Riflessioni sulla Grande Guerra” N. 13, n.14, n.15 della Collana I Libri del Nastro Azzurro

IX/6/637 Il blog www.uniformologia.blogspot.com riporta indicazioni sul costume  militare recente; in particolare riporta le uniformi della ex URSS  e dei Paesi del Patti di Varsavia. Inoltre tavole sinottiche dei gradi e distintivi e decorazioni degli eserciti dei paesi citati. Base per eventuali tesi di laurea riguardanti la Unione Sovietica e  il suo potere militare.

IX/6/638 Glossario 1945 per il Dizionario minimo della Guerra di Liberazione 1943 -1945. Alla data del 31 ha raggiunto e oltrepassato i 1000 previsti. Attualmente è alla revisione degli Autori. Contattata la Casa Editrice per la edizione a Stampa prevista per la metà del mese di Gennaio 2023.

IX/6/639 Il blog www.internamentoereticolati.blogspot.com riporta gli aggiornamenti sulla ricerca dedicata l’Internamento in Germania dal 1943 al 1945. Documenti per sostenere la tesi del III Fronte della Guerra di Liberazione. Sono state lette indicazioni che gli internati in Germania non fecero parte della Guerra di Liberazione. La prima domanda da porre a questa tesi è: alloca chi sono?.

IX/6/640 Target di Piattaforma Cesvam per Gennaio 2023. Aggiornamento Comparto “QUADERNI2 con l’inserimento di tutte le copertine della Rivista uscite fino al dicembre 2022

IX/6/641 La Rivista “QUADERNI ON LINE” ha avuto nel 2022 26036 lettori/accessi con una media di circa  2200 lettori/accessi con punto di oltre 3000 nei mesi più attivi.

IX/6/642  Il blog www.storiamilitare.blogspot.com riporta le tracce di tesi per il Master in Storia Militare Contemporanea  per la IV Edizione, Anno Accademico 2021

IX/6/643– Compendio 1945 del Dizionario minimo della Guerra di Liberazione è arrivato al manoscritto n. 5 E’ predisposta la stampa presso la Casa editrice per la fine del gennaio 2023

IX/6/644. Nel n. 6 del 2022 del Periodo dell’Istituto nella IV di Copertina sono state pubblicate le Copertine dei Volumi 13, 14,15 su “Riflessioni sulla Grande Guerra” che completano il Dizionario Minimo della Grande Guerra

IX/6/645 -  Ricerca materiali ed iconografia del Nastro Azzurro. Approntato un piano di ricerca delle Medaglie e delle Produzioni dell’Istituto al fine di acquisire documentazione per i Libri del Centenario in fase di approntamento.

IX/6/646  Il blog www.studentiecultori.blogspot.com riporta indicazioni sulle modalità didattiche della frequenta dei master. In particolare indicazioni  sullo stato di apprendimento dei testi preposti tramite test facoltativi.

IX/6/647. Il blog “Atlanteitalia.blogspot.com raccoglie le note sulla situazione italiana attraverso le carte. Attualmente dei blog geografici è il meno frequentato, forse per via del mancato aggancio ai motori di ricerca.

IX/6/648 Target di Piattaforma Cesvam per Gennaio 2023. Aggiornamento Comparto “QUADERNI ON LINE con l’inserimento di tutti Indici fino al Dicembre 2022. Attualmente sono riportati gli indici fino al n. 55 riferito al Luglio 2020.

IX/6/649.  Il blog www.atlanteuropa.blogspot.com raccoglie le note di aggiornamento delle sinossi del Master di Politica Militare Comparata in relazione agli eventi sul confine orientale europeo e le sue conseguenze, soprattutto sul piano energetico e sull’equilibrio delle forze

IX/6/650 Prossimo INFOCESVAM sarà pubblicato il 1 marzo 2023. I precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM.

giovedì 8 dicembre 2022

UN Italia dalle prospettive non rosee. L'arma dei MIgranti


 L?azione di Mosca per creare disunione nella UE  sembra avere un arma in più potenziata con l'arrivo al Goiverno delle forze sempre all'opposizione in Italia guidate dalla Signora Meloni. La maggor parte degli emigranti arrivano dalla Cirenaica, terrotiroi controllato da Mosca  Oltre 50.000 emigranti sono previsti che arrivino in Italia da quelle coste. Già la frattura con la Francia ha portato un buon successo a Mosca. L'intesa con Parigi di Roma per la firma del trattato del Qurinale sembra in calo. L'Italia in Europa è sempre più isolata e sembra divenire la ruota di scontra dell'altro grande alleato di Mosca, l'Ungheria. Un arma questa dei migranti che sembra sia impiegata con successo, data anche l'incapacità di ogni governo che si sussegue in Italia di controllare le organizzazioni criminali che stanno dietro queste rotte navali. UN buon miscuglio di opportunità per il Cremlino che sfrutta solamente le debolezze dei responsabili di Roma


Data ormai la evidente debolezza di Mosca, che non è in gradi di svolgere una politica di ampio respiro per la sua manifesta crisi militare e quindi anche economica non si comprende quale politica estera segua la Signora Meloni e a quali alleati vada a chiedere sostegno. Rifiutata ideologicamente l'Europa in  quanto tale, con la Russia in queste condizioni, con la Cina lontana, l'unico alleato sembra l'Ungheria. Veramente molto deludente, anche nel fresco ricordo di Draghi, padrone assoluto di tutte le situazioni in cui chi veramente conta lo accettavano come consigliere ascoltato e di riguardo. Un Italia ormai avviata a fare la fine della Gran Bretagna che dopo dieci anni di governi di destra ed antieuropeisti ed europei, si trova letteralmente sul lastrico, non bastando più nemmeno la Monarchia con i suoi riti a tenere in rotta una nave piena di debiti, errori, e incapacità di trovare soluzioni efficaci.

L'unica speranza per gli italiani è che le parole della Signora Meloni si avverino, ma dopo le recenti esperienze qualche riserva rimane.


martedì 29 novembre 2022

Massimo Iacopi MORIRE per l’UKRAINA ?

 



 

Pubblicato nel mese di maggio 2022 sulla Rivista Informatica Graffiti on line (www.graffiti-on-line.com) con il titolo:”CHI E’ DISPOSTO A MORIRE PER L’UKRAINA” 

https://www.graffiti-on-line.com/home/opera.asp?srvCodiceOpera=2026

 

Il titolo, volutamente provocatorio, vuole intercettare le indecisioni, le preoccupazioni, i timori, le divisioni, gli egoismi degli Occidentali e degli Europei, di fronte al problema dell’Ukraina. Anche gli USA sembrano incerti, ma forse con la loro reticente azione, essi stanno assestando un colpo mortale all’Europa, che non riesce a vedere oltre e condannata ad una deplorevole condizione di impotenza: nemica della Russia e vassalla dello zio Sam.

 

Sovrasta su tutta l’Europa un’aria da guerra fredda, sembrerebbe con la stessa ripartizione dei ruoli come al tempo della grande rivalità Est Ovest: di fronte alla Russia, potenza aggressiva, gli USA, difensori della libertà. Ma a guardarci meglio e da più vicino, la realtà geopolitica odierna appare alquanto diversa. Dall’ottobre 2021, l’Ukraina aveva denunciato una inquietante mobilitazione dell’esercito russo sulle sue frontiere: circa 100 mila soldati, centinaia di carri armati ed aerei. Kiev, l’America e l’Europa parlavano di una guerra “forza d’invasione” pronta ad aiutare i separatisti pro-russi dell’est dell’Ukraina (Donbass).

Gli Americani, fornitori quasi esclusivi delle informazioni sulla incontestabile agitazione militare russa, ha avuto non poche difficoltà a convincere i loro alleati con questo scenario di guerra, anche se queste informazioni allarmiste sono state ritrasmesse per diversi mesi, senza verifiche, nelle capitali europee e dalla maggior parte dei media occidentali. A riguardo, sono subito apparse analisi discordanti. In Germania, la coalizione SPD-Verdi si è immediatamente divisa sull’argomento. La Francia è rimasta prudente. Nonostante il suo aperto sostegno all’Ukraina ed alla NATO, ha tenuto a condurre autonomamente le sue missioni di intelligence. L’analisi della situazione da parte dei militari francesi non ha condiviso l’allarme USA sulla minaccia di una invasione russa. In Italia, sbollito un iniziale romantico ed istintivo entusiasmo pro Ukraina e pressati da una situazione di rifornimento energetico (gas e petrolio) fortemente sbilanciata con il gigante russo, ognuno, a livello politico, ha ripreso i suoi giochetti di quartiere con i soliti distinguo e bizantinismi annessi.

Ma, in effetti, c’è ancora qualcuno disposto a morire veramente per l’Ukraina ? Non certo gli Europei, troppo divisi fra di loro anche per oggettive differenze di situazione. Forse neanche gli Americani, indubbiamente ancora sotto l’effetto della loro fallimentare partenza dall’Afghanistan. Nel gennaio 2022, anche gli USA hanno iniziato ad operare qualche distinguo nelle loro analisi operative. Joe Biden, molto marziale nelle sue dichiarazioni pubbliche antirusse, spingeva anche i suoi diplomatici a riprendere i contatti con i Russi, per evitare qualsiasi conflitto, particolarmente angosciato dalla prospettiva delle prossime elezione di metà mandato (novembre). Questi “segnali” avevano consentito di rilanciare il negoziato con Mosca, nonostante l’annuncio di nuove sanzioni e di un aiuto economico e militare a Kiev.

Putin aveva smentito qualsiasi progetto di invasione, pur lasciando aleggiare il dubbio sulle sue vere intenzioni. Uomo pragmatico e realista, egli conosce la fragilità di Biden e la pusillanimità dei dirigenti europei e giocando sui rapporti di forza del momento egli ha adattato la sua linea di azione alla situazione. Uomo paziente, egli ha mosso e muove le sue pedine al meglio degli interessi della Russia e non certo in linea con quelli della morale universale. Quale era il suo vero obbiettivo ? In primo luogo, dissuadere Kiev dal lanciarsi alla riconquista dei territori perduti nel 2014. In seguito, e soprattutto, bloccare qualsiasi integrazione dell’Ukraina con la NATO, una prospettiva temuta ed annunciata sin dal 2008. I Russi si sono opposti a questo processo di allargamento, messo in opera sin dalla fine dell’URSS. Essi ricordano, a tale riguardo, l’impegno assunto dal Cancelliere tedesco Kohl e dal Segretario di Stato USA, Baker, nel marzo 1991, di fronte a Mikhail Gorbacev, di non allargare la NATO. Sfortunatamente per loro, si è trattata solamente di una promessa orale, mai rispettata … . In 30 anni, le frontiere della NATO sono avanzate di mille chilometri verso la Russia. E con il prossimo passo ipotizzato sarebbero potuti arrivati a soli 600 Km. da Mosca.

Visto da Mosca, questo allargamento viene percepito come un disegno di accerchiamento strategico del loro paese. Per la Russia, si tratta di un incubo geopolitico, di un casus belli. Nell’agosto 2008, Putin era riuscito a bloccare questo processo di allargamento alla Georgia. Oggi ed i fatti lo dimostrano, si può ampiamente constatare che il presidente russo non è assolutamente disposto ad accettare qualcosa di simile in Ukraina, poiché questo immenso territorio (Ukraina: frontiera; marca di frontiera) offre ai Russi uno spazio ed una profondità di protezione e sicurezza di 600 mila Km2. D’altronde, Mosca, già da tempo, aveva chiaramente avvertito: “Noi non permetteremo mai che nostri territori storici … vengano utilizzati contro la Russia”.

In Ukraina, Putin si era già impadronito della parte di territorio che il suo paese desiderava ardentemente: la Crimea, con Sebastopoli, il suo porto strategico sul Mar Nero. Fra i suoi obiettivi c’è indubbiamente l’annessione delle autoproclamate repubbliche del Donbass, ma, i fatti lo dimostrano, nei suoi piani iniziali era prevista anche la completa, ma fallita, acquisizione, di tutta l’Ukraina.

Per la Russia e per Putin non c’è in gioco la sola Ukraina, ma molto di più in prospettiva. Con questa mossa, Putin viene a stabilire una sua nuova posizione strategica nelle relazioni con l’Occidente: egli vuole cambiare i rapporti e gli equilibri di sicurezza che dominano in Europa sin dal 1991. Per questo, egli chiede il ritorno della NATO alle sue frontiere del 1997 e “garanzie giuridiche”. Se Putin si è azzardato a fare questo passo, vuol dire che gran parte delle sue valutazioni strategiche erano reali e che, in ogni caso, la situazione strategica complessiva si è comunque modificata. Con lui, la Russia ha ritrovato (apparentemente in modo parziale) i mezzi della sua volontà di potenza politica. La Russia parla ora ad alta voce e con più forza nei confronti dell’America e Biden questo l’ha perfettamente capito. Si tratta, però, di vedere quanto questo agitarsi e mostrare i muscoli di Mosca siano effetto di una concreta realtà e quanto, invece, essi derivino da bluff e dalla propaganda e questo gli USA forse lo sanno. Ma se quest’ultimi non hanno ancora scelto decisamente la via diplomatica per risolvere la questione, questo può significare o che non hanno ancora capito bene il gioco di Putin, oppure che si sentono ancora forti da non temere le azioni russe. Per quanto concerne l’Europa, si deve malinconicamente osservare che, ancora una volta, l’UE si è limitata a contemplare il passaggio del treno della storia e la sua accresciuta impotenza !! (dove è la sua forza di dissuasione militare e nucleare ???? !!!), senza trarne fino in fondo le debite conseguenze. Putin, l’ha deliberatamente esclusa dalla discussione, in quanto egli vuole ora parlare con il vero “padrone” e non con il “vassallo”. La stessa sorte è toccata anche all’orgogliosa Francia, giudicata come un soggetto “camuffato”, cioé inaffidabile e trattata come una “sinecura”. In tale contesto, che dire delle varie iniziative diplomatiche italiche agli occhi di Mosca ? (Draghi, vassallo “mascherato” degli USA, supportato da un bibitaro apprendista stregone e da uno scriteriato capo leghista che si comporta da “Don Chisciotte” padano).